Armati di Kultur! Novità dagli scaffali

Il Mistero del Graal

Titolo completo: Il Mistero del Graal

Autore: Julius Evola

Pagine: 264

Anno: 2002

Il libro: Nuova edizione riveduta. Con un saggio introduttivo di Franco Cardini. Chi conosce la storia del Graal e dei cavalieri della Tavola Rotonda soltanto attraverso il Parsifal di Richard Wagner o le divagazioni di certi ambienti “spiritualistici”, il film Excalibur di John Boorman o i moderni romanzi di “fantasy” da questo libro di Julius Evola sarà condotto in un mondo insospettato e suggestivo, ricco di simboli, di elementi metafisici e di significati profondi. Basandosi su tutti i principali testi originali della leggenda e di cicli affini (antichi francesi, inglesi e tedeschi), viene precisato il senso del mistero del Graal, mistero che non ha un carattere vagamente mistico, ma iniziatico e regale, e che si lega ad una tradizione anteriore e preesistente al cristianesimo, mentre presenta connessioni essenziali con l’idea di un centro supremo del mondo e di un misterioso dominatore. Delle varie avventure cavalleresche, svolgentisi in un’atmosfera strana e “surreale”, l’Autore indica il significato nascosto, rifacentesi essenzialmente ad esperienze e prove interne. Anche il simbolismo della “donna” e dell’eros viene adeguatamente spiegato per le valenze che ha in questo specifico contesto. Dopo di che, l’esame si porta sul significato che ebbe l’improvviso apparire e scomparire delle leggende del Graal nel Medioevo occidentale. Esso rappresentò la più alta professione di fede del ghibellinismo ed ebbe strette relazioni col templarismo. Julius Evola considera poi varie correnti che in un certo modo ripresero l’eredità del Graal dopo la distruzione dell’Ordine dei Templari e il declino del Sacro Romano Impero. Nel parlare dei Templari, poi dei Catari, del “Fedeli d’Amore” (cui appartenne anche Dante), degli ermetisti e via via fino ai rosacruciani, l’Autore dischiude al lettore altri inediti àmbiti culturali. Di notevole interesse, per il punto di vista originale, sono le considerazioni finali sul senso della massoneria e sulle sue trasformazioni nel tempo, oltreché su quei temi delle leggende trattate che non sono soltanto di ieri ma presentano una perenne attualità che si ritrova – insospettabilmente – sino ai nostri giorni tecnologici e materialisti. Nell’arco degli ultimi quattro o cinque lustri abbiamo inoltre assistito ad un continuo pubblicare di saggi e romanzi sul Medioevo, la Cavalleria e il Graal sia come nuove opere, sia come ristampe di testi classici. In questo clima – tratteggiato per ampie linee comparatiste corredate da un’ampia bibliografia nel saggio di appendice a questa nuova edizione – Il mistero del Graal svolge ancora oggi, e forse oggi più che mai, una propria funzione essenziale: non soltanto come testo di amplissima erudizione, di insospettate rivelazioni, di affascinante lettura, ma soprattutto come strumento metodologico di un’interpretazione simbolica insuperata, tale da consentire il formarsi di un punto di vista eterodosso e controcorrente rispetto alla cultura e alla storiografia ancora predominanti.

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L’Operaio nel Pensiero di Ernst Junger

Titolo completo: L’operaio nel pensiero di Ernst Junger

Autore: Julius Evola

Anno: 1998

Pagine: 184

Il libro: Der Arbeiter apparve in Germania nel 1932, quando il suo autore, Ernst Jünger (1895-1998), aveva trentasette anni ed era un esponente di rilievo della Rivoluzione Conservatrice. La sua prima traduzione integrale in italiano si è avuta soltanto oltre mezzo secolo dopo, nel 1985. Inutilmente, già negli Anni Cinquanta, come è documentato dalla lettera inedita riportata in questo libro, Julius Evola aveva cercato di farlo pubblicare; non essendo riuscito nel suo intento, decise di realizzarne una lunga parafrasi commentata: un saggio che alternava ad ampi brani dell’Arbeiter spiegazioni, giudizi, ampliamenti di vedute, rettifiche di mira in base a coordinate più “tradizionali”, aggiornamenti necessari per il secondo dopoguerra, in modo da renderla opera autonoma e personale. Evola scelse di tradurre il titolo come “Operaio”, e non come “Lavoratore” o “Milite del lavoro” secondo altre, peraltro autorevoli, proposte degli Anni Trenta. Il volume apparve una prima volta nel 1960, quindi nel 1974. Questa nuova edizione è integrata da una appendice che riunisce altri interventi evoliani su Jünger pubblicati fra il 1943 e il 1974 che documentano l’evolversi del suo punto di vista, ed un’ampia bibliografia italiana dello scrittore tedesco. La scelta di Evola di presentare al lettore italiano proprio L’Operaio, tra le molte opere di Jünger, è presto spiegata: si tratta infatti di quella maggiormente significativa del primo periodo dello scrittore, che per Evola era il più importante, in cui si affronta nella sua essenza il problema della visione e del significato della vita nell’epoca moderna, soprattutto nell’era della tecnica. Analisi di vivo interesse non soltanto negli anni in cui venne scritto, ma tuttora quanto mai attuale, dato che la Modernità ha forse modificato volto, ma nella sostanza è rimasta identica riguardo a metodologie e scopi. Sicché quanto Jünger indicava nel 1932 agli uomini più responsabili vale ancor oggi sul piano di una concezione antiborghese ed “eroica” della vita, capace di risollevarli dallo stato di abbandono psicologico in cui sembravano precipitati. Il libro di Jünger si presenta da un lato come una acuta diagnosi del mondo contemporaneo, lontana da ogni pessimismo di maniera o di ottimismo acritico, espressa con la forza della drammatizzante fantasia di un grande artista, dall’altra come l’indicazione di uno stile di vita per non diventare succubi della Modernità e, al contrario, volgere a proprio vantaggio le sue dinamiche distruttive. Sicché l’Operaio jüngeriano non è una classe sociale e ancor meno il “lavoratore proletario”, bensì il simbolo di un nuovo tipo umano capace di trasformare in forza spiritualmente formatrice tutto ciò che di apparentemente pericoloso presenta l’epoca ultima. Il che non poteva non interessare l’Evola de Lo yoga della potenza e di Cavalcare la tigre. Un libro, quindi, che sul piano polemico si oppone al materialismo economico, agli ideali di una prosperità da “bestiame bovino”, alla borghesizzazione degli stessi gruppi che ostentano la divisa dell’antiborghesia, mentre sul piano costruttivo intende affermare la necessità di una educazione volta a formare un nuovo tipo d’uomo, disposto a dare assai più che a chiedere, al fine di superare la crisi da cui è sconvolto il mondo moderno. Infatti, la “via della salamandra” dell’“Operaio” jüngeriano che passa indenne attraverso il fuoco, è identica al “cavalcare la tigre” dell’“uomo differenziato” evoliano.

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Meditazioni delle Vette

Autore: J Evola

Anno: 2002

Pagine: 208

Il libro: La predilezione di Julius Evola per le altezze spirituali e per le vertigini metafisiche del pensiero ebbe una controparte concreta e pratica: il filosofo tradizionalista praticò negli anni Venti e Trenta l’alpinismo più audace con scalate di sesto grado superiore e arrampicate sui ghiacci, cosa che nel mondo della cultura lo accomuna a personaggi come Aleister Crowley e Dino Buzzati. Di queste sue esperienze scrisse su pubblicazioni specialistiche (La rivista mensile del Club Alpino Italiano) e sulla stampa diretta a lettori generici (i quotidiani Il lavoro d’Italia, Corriere Padano, Il Regime fascista, Roma), non solo trasfigurandole magistralmente alla luce del mito, del simbolo e di una spiritualità superiore, ma anche collegandole alla vita quotidiana, alle trasformazioni della società e ad un nuovo modo di intendere la politica.Nella quinta edizione riveduta, corretta e ampliata di questa antologia, apparsa per la prima volta nel 1974 con l’approvazione dell’Autore, si troveranno 20 testi apparsi fra il 1927 e il 1942, più due del dopoguerra, quando il filosofo era ormai immobilizzato, che permettono di annoverare Meditazioni delle vette (che ha avuto traduzioni in spagnolo, francese e inglese) fra i «classici» della letteratura di montagna, anche se sui generis.Questo tipo di esperienza, afferma più volte Julius Evola, è insieme azione e contemplazione, una efficace reazione – sempre che «l’alpinismo non equivalga a professione della montagna» (1933) – per fronteggiare positivamente gli aspetti negativi del mondo attuale.«Nella civiltà moderna, tutto tende a soffocare il senso eroico della vita. Tutto tende alla meccanizzazione, all’imborghesimento, all’accomunamento regolato e prudente di esseri fatti di bisogni e ognuno insufficiente a sé medesimo: il dèmone della metropoli pietrifica ogni vita, sincopa ogni respiro, contamina ogni fonte» (1927). Ma andare in montagna non vuol dire affatto «caccia all’emozione per l’emozione stessa, che provoca, specie in America, ogni sorta di stravaganze e frenesie» (1936). Viceversa, contro ogni deleterio turismo di massa, contro ogni banale «amore della natura» e contro ogni frivolezza snobistica, «la montagna insegna il silenzio, disabitua dalla chiacchera, dalla parola inutile, dalle inutili, esuberanti effusioni» (1942). Un libro sorprendente per chi non conosce questo aspetto di un pensatore che si riteneva confinato fra esoterismo e tradizionalismo: Meditazioni delle vette gli aprirà nuovi orizzonti speculativi e gli farà apprezzare una prosa educativa e profonda degna del miglior «giornalismo culturale».

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L’Eden, la Resurrezione e la Terra dei Viventi

Titolo completo: L’Eden, la Resurrezione e la Terra dei Viventi. Considerazioni sull’Origine e il Fine dello stato umano.

Autore: Gialuca Marletta

Anno: 2017

Pagine: 136

Il libro: Con un saggio di Mario Polia Morte e Resurrezione divina: differenze tra mondo mediterraneo, greco-romano e Cristianesimo.

Il racconto dell’Eden e la fede nella Resurrezione sono temi essenziali sia per il Cristianesimo che per le altre tradizioni monoteiste: eppure, mai come oggi la loro comprensione è resa difficile dal materialismo dominante e dall’eccessivo letteralismo religioso. A partire dalla Simbologia, dalla Cosmologia e dalla Metafisica tradizionali, l’Autore affronta questi temi al fine di comprendere l’Origine ed il Fine dell’esistenza umana. Corpo, Anima e Spirito, individualità e personalità, la “terra” dell’Eden e il “corpo” di Adamo, tempo, atemporalità ed eternità, la caduta e il “serpente”, le condizioni post-mortem e lo Shéol, gli inferi e l’Inferno, le Dimore di Salvezza e gli “stati intermedi”, la Resurrezione e lo Stato Paradisiaco, l’Ascensione e la Divinizzazione, sono solo alcuni degli argomenti affrontati in questo percorso alla scoperta della realtà profonda dello “Stato Umano”. Completano il testo un’Appendice a cura dell’Autore (La Resurrezione dei corpi e il mondo intermedio nella tradizione sciita iranica) e un saggio di Mario Polia (Morte e resurrezione divina: differenze tra mondo mediterraneo, greco-romano e Cristianesimo).

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Boschetto 125

Titolo completo: Boschetto 125.

Autore: Ernst Junger

Anno: 2015

Pagine: 152

Il Libro: Sul fronte francese, nel 1918, l’ultimo anno della prima guerra mondiale, il ventitreenne Ernst Junger è tenente nella compagnia assegnata al “Boschetto 125”. In trincea, infilato nel tascapane, ha sempre con sé uno di quegli esili quadernetti sui quali annota i propri appunti: la scrittura accompagna costantemente l’esperienza in campo. In seguito l’autore riprenderà questo diario di guerra per farne un racconto: ‘Boschetto 125′. Il giovane ufficiale, che verrà decorato con la croce “pour le mérite”, massima onoreficenza militare tedesca, narra episodi di combattimento e vita di trincea, descrive la campagna francese sul confine tra Piccardia e Artois attraversata dai reticolati, i villaggi distrutti e abbandonati, i giardini inselvatichiti; dipinge i volti dei combattenti come le figure di un quadro di Bruegel. Snodo decisivo del racconto è lo scontro per la difesa del boschetto, che sarà alla fine conquistato dagli inglesi. E’ la storia di una sconfitta, dunque. Ma, con ancora nelle orecchie i fischi degli spari, Junger commenta la perdita del boschetto come un episodio irrilevante sul cui “terribile sfondo si erge il combattente, uomo semplice senza nome; su di lui poggiano il peso e il destino del mondo”.

“Quasi ingrandimento di una delle stazioni di sosta attraverso cui corre il flusso del folgorante libro jungeriano, ‘Nelle tempeste d’acciaio'” (come scrive Quirino Principe nella presentazione), ‘Boschetto 125’ – “libro seducente e crudele” – uscì nel 1924 (ma datato 1925). Questa prima edizione italiana segue alle traduzioni nelle principali lingue europee.

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Al Muro del Tempo

Titolo completo: Al muro del tempo

Autore: Ernst Junger

Anno: 2000

Pagine: 284

Il libro: Sin dalla più remota antichità i passaggi d’epoca sono stati considerati chiusure e aperture di cicli, in obbedienza a una concezione del tempo quale sostanza non uniforme e neppure lineare, come invece l’età moderna si è abituata a pensarlo. Ma anche per i moderni il tempo rimane un’entità oscura, scandita da soglie che suscitano attese esaltanti e crudeli incubi: anzitutto i millenni. Ed è proprio uno di tali momenti che stiamo ora vivendo, in coincidenza con quella che, secondo l’antica concezione astrologica fondata sulla precessione degli equinozi, è la transizione dall’Età dei Pesci all’Età dell’Acquario, i cui caratteri possiamo solo presagire.

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