Gli americani non pagano (ancora) i mutui

Dopo la crisi causata dallo scoppio della bolla dei subprime immobiliari del 2008, sembra che ci risiamo, sempre negli U$A: finanziamenti per acquisto delle auto concessi troppo facilmente e adesso i debitori non li pagano. Come per i mutui sulle case, funziona così: se uno-due-tre debitori non pagano, non succede niente, in quanto la banca ha le garanzie, si riprende il bene, il debitore finisce fallito e ‘tutti felici e contenti’. Se invece a non pagare sono migliaia o milioni di debitori, le garanzie della banche sono carta straccia perché i beni si deprezzano, non valgono niente e il buco nel bilancio è molto più pesante. Il punto è sempre la superficialità con cui vengono concessi finanziamenti a soggetti che non sono in grado di ripagare, l’assenza di garanzie per chi ha problemi inattesi e non riesce più a sdebitarsi, nonché i tassi variabili che spesso nascondono dei costi enormi dietro la facciata di rate basse. In vista un’altra crisi?

(www.businessinsider.com) Milioni di americani hanno difficoltà a pagare le rate della propria automobile: è una notizia che sorprende perfino gli economisti.

In base a un nuovo report della Federal Reserve Bank di New York, più di 7 milioni di americani hanno raggiunto un grave livello di morosità rispetto alle rate della propria auto, il che significa che sono ritardo di almeno 90 giorni.

Secondo gli economisti della Fed questo è “sorprendente”, considerando che il mercato del lavoro e l’economia sono in una fase di rafforzamento.

Le persone danno spesso la priorità alle rate dell’auto, perché molte di loro ne hanno bisogno per raggiungere il lavoro ogni giorno e guadagnarsi da vivere, come ha riportato Heather Long del Washington Post. Il fatto che un numero record di cittadini statunitensi non stia pagando queste rate è “solitamente un segnale di difficoltà significativa fra i cittadini americani che hanno un reddito basso e/o fanno parte della working class” ha scritto la giornalista.

“Il numero significativo e crescente di debitori in difficoltà fa pensare che non tutti gli americani abbiano tratto beneficio dalla solidità del mercato del lavoro, e motiva a continuare a monitorare e analizzare questo settore” hanno scritto in un blog post gli economist della Fed con un approfondimento sui risultati del report.

I dati mostrano che la maggior parte dei debitori che sono diventati morosi negli ultimi tempi ha meno di trent’anni e un credit score basso. L’8% dei debitori con un credit score inferiore a 620 – la fascia nota come subprime – è passato dal gruppo degli acquirenti in regola a quello dei morosi nel quarto trimestre del 2018.

Inoltre i dati mostrano che la maggior parte dei morosi ha ottenuto il credito in questione dalle società specializzate nell’auto-finance, cioè i finanziamenti per l’acquisto di automobili, invece che da una banca o una cooperativa di credito.

La Fed ha scoperto che metà dei crediti insoluti delle compagnie di quel settore sono stati concessi a prestatori subprime, il 6,5% dei quali è in ritardo di più di 90 giorni sul pagamento delle rate. Per le cooperative di credito, invece, la percentuale dei crediti concessi a prestatori subprime è appena del 14% e solo lo 0,7% dei beneficiari è moroso.

Il dato complessivo sul numero dei morosi rappresenta un nuovo picco record nel mercato dell’auto-finance; rispetto alla fine del 2010, le persone in ritardo sul pagamento delle rate oggi sono oltre un milione in più. Il numero delle persone che hanno ottenuto un credito per comprare un’auto è superiore oggi rispetto al 2010; malgrado il tasso complessivo di morosità sia sceso, il numero totale delle persone in ritardo di almeno 90 giorni è dunque più elevato.

La Fed monitora il settore dei crediti per l’acquisto di automobili da più di cinque anni, spiegano gli economisti sul blog, e non è la prima volta che il team ha dato l’allarme. Nel 2017 un report trimestrale della Fed ha evidenziato che il tasso di morosità dei prestatori subprime che avevano ottenuto un credito da una società di auto-finance era quasi raddoppiato dal 2011, come ha riportato Matt Turner su Business Insider.

Turner all’epoca ha riferito anche che Wall Street stava esprimendo preoccupazione riguardo al mercato dei crediti subprime per l’acquisto di automobili. Nel frattempo Lauren Lyons Cole ha riportato, sempre su Business Insider, che nel 2016 e 2017 più americani hanno chiesto soldi in prestito per comprare un’auto di quanti non l’abbiano fatto per finanziare i propri studi universitari.