La montagna come cura delle dipendenze

Dimora spirituale di sparuti e coraggiosi eremiti, rifugio di briganti in lotta contro governi oppressivi, la montagna, e il suo senso più profondo, è perlopiù sconosciuta (fortunatamente) alla gran parte della massa lobotimizzata; ancor di più a chi “cerca se stesso” facendo uso di droghe e sostanze stupefacenti, perdendosi nei meandri della propria parte più oscura. In questo senso, l’azione “riabilitativa” intrapresa dall’USL Toscana Centro è sicuramente degna di nota.
Il solo passare del tempo in montagna a contatto con la natura; l’affrontare prove che sembrano, di primo acchito, impossibili; il conoscere se stessi e i propri limiti; imparare come affrontare l’ostacolo successivo che ci si parerà davanti (sia esso il meteo avverso, l’incontro imprevisto con un animale selvatico, la comparsa di sintomi fisici di stanchezza) portano, consapevolmente o meno, ad un’elevazione spirituale che, destandoci dalle bassezze di ogni giorno, alimenta la fiamma ardente nel nostro cuore, una fiamma che potrà essere oscurata ma mai veramente spenta. Dunque, a maggior ragione, questa esperienza è positiva e valida per quei ragazzi la cui fiamma è stata affievolita da una vita persa tra droghe e stupefacenti, de-centrata, e che ora intendono mettere nuova legna, che bruci a lungo, se non per sempre.

(www.montagna.tv) L’Azienda USL Toscana Centro ha avviato un percorso riabilitativo per ragazzi dipendenti da droghe basato sull’alpinismo.

Una scelta non casuale, considerando che si tratta di una attività che stimola all’acquisizione di una sempre maggiore consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti. Un modo alternativo e divertente per riprendere il controllo di se stessi e allo stesso tempo godere dei benefici che solo l’ambiente montano può apportare all’animo umano.

L’alpinismo si inserisce all’interno di un programma più ampio di attività avviate presso il Servizio Dipendenze (Serd) Quartiere 3 e 4 dell’Ausl Toscana Centro, nell’ambito del quale l’allenamento del corpo viene visto come un mezzo per tornare ad essere resilienti, in grado dunque di superare i problemi e ripartire da zero, convertendo in maniera positiva le avverse condizioni di partenza.

Non c’è spazio soltanto per la montagna lungo questo percorso di rinascita dei ragazzi ma di certo l’attività alpinistica,, inserita nel “Laboratorio stupefacente voce del verbo andare”, ha rappresentato il culmine delle loro esperienze all’aria aperta.

11 giovani, giunti nella fase finale del percorso riabilitativo, sono stati coinvolti tra gennaio e luglio 2018 in una serie di momenti di formazione, perlopiù svolti outdoor, in cui  sono state insegnate loro le nozioni basilari dell’alpinismo, focalizzando la loro attenzione sull’importanza di fare squadra, di riconoscere le proprie competenze e limiti, agendo secondo i principi di sicurezza e responsabilità.