René Guénon nelle chiare parole di Claudio Mutti

tratto da www.ildiscrimine.com

René Guénon, con la sua provvidenziale opera, ha contribuito a fecondare ambienti culturali innegabilmente eterogenei. Nonostante i concetti a cui Guénon fa riferimento siano estremamente limpidi nella loro esposizione, non è raro riscontrare qualche incomprensione in merito ad alcune “nozioni chiave” – soprattutto negli ambienti meno ortodossi – su cui varrebbe la pena di soffermarsi. Ringraziamo il professor Mutti, fondatore delle Edizioni all’Insegna del Veltro, per aver gentilmente contribuito, con le sue risposte, a chiarire i malintesi più diffusi in merito agli scritti del metafisico francese. Il professor Mutti ha pubblicato per la sua casa editrice due titoli di Guénon (La metafisica orientale e Recensioni), un libro di Vâlsan su alcuni aspetti dell’opera guénoniana (La funzione di René Guénon) e, infine, un proprio studio sull’influenza esercitata dall’opera di Guénon in Romania (Eliade, Vâlsan, Geticus e gli altri).

                                                                Cristina Gregolin

 

Guénon scrisse molto poco sull’Islam, tradizione che alla fine scelse sopra le altre come propria via. Qual è stato il motivo di questa scelta?

guenon1La parte dell’opera di Guénon specificamente consacrata ad argomenti islamici è costituita da quei saggi che sono stati raccolti sotto il titolo complessivo di Aperçus sur l’ésotérisme islamique et le Taoïsme, anche se non bisogna dimenticare che un libro fondamentale come Le Symbolisme de la Croix, dedicato “alla venerata memoria dello Shaykh Abd er-Rahman Elish al-Kebir”, ispiratore di importanti sviluppi dell’esposizione metafisica di Guénon, è considerato da alcuni un vero e proprio testo di metafisica islamica. In ogni caso, dopo la tradizione indù, è l’esoterismo islamico la fonte più utilizzata da Guénon per la sua esposizione delle dottrine metafisiche. Per quanto concerne il motivo che indusse Guénon ad integrarsi nella tradizione islamica, occorre prendere in considerazione quelle caratteristiche che, in generale, rendono praticabile l’Islam anche ad un Europeo. Infatti l’Islam, oltre ad essere geograficamente contiguo all’Europa, con la quale ha storicamente intrattenuto relazioni di natura spirituale, non pone pregiudiziali relative all’appartenenza etnica o areale, diversamente da quanto avviene nel caso di altre forme tradizionali, cosicché le modalità iniziatiche offerte dall’esoterismo islamico si conformano abbastanza bene alle possibilità di un Europeo che sia in possesso delle qualifiche necessarie.


Spesso si dice che “lo Spirito soffia dove vuole”. C’è una possibilità di ascesi spirituale e di salvezza al di là della Tradizione?

Con la frase “Spiritus ubi vult spirat” il Vangelo di Giovanni afferma la perfetta libertà dell’ispirazione divina e la sua completa autonomia dalla volontà dell’uomo, per cui quest’ultimo non la può costringere in nessun modo. Tale frase non può rappresentare un alibi per chi sostenga la possibilità di una realizzazione spirituale che prescinda dall’insegnamento tradizionale, perché ciò equivale ad ignorare quelle vie che sono state provvidenzialmente istituite affinché l’uomo sia messo in grado di accogliere l’ispirazione divina e a farla fruttificare.


Che bisogna pensare del sincretismo? In quali forme si manifesta? Può essere considerato un caso di sincretismo, ad esempio, la pratica simultanea dello yoga e dei riti islamici?

Il sincretismo è un procedimento profano che consiste nel riunire dall’esterno elementi appartenenti a forme tradizionali diverse, considerati in se stessi e per se stessi, separandoli dal loro principio e quindi dalla loro vera ragion d’essere. Ciò avviene senza che vi sia la comprensione di ciò che tali elementi rappresentano nel contesto d’origine e senza che essi siano unificati da un principio d’ordine profondo, come sarebbe invece nel caso di una sintesi autentica. Come esempi tipici di sincretismo, Guénon cita il teosofismo e l’occultismo, che, in quanto contraffazioni della tradizione, recano per l’appunto un marchio controiniziatico. Per quanto riguarda in particolare lo Yoga, dovrebbe essere superfluo ricordare che non si tratta di una ginnastica da camera, bensì di una disciplina tipicamente ed esclusivamente indù, la quale ha come obiettivo quella “unione” (dell’io col Sé universale) che l’Islam persegue coi suoi mezzi specifici.


funzione_guenonPotete esporre qualche considerazione in relazione all’élite spirituale a cui Guénon fa spesso riferimento? Quali sono le qualificazioni richieste?

Guénon afferma che le qualificazioni richieste a coloro che in Occidente dovranno costituire l’élite sono quelle stesse che vengono richieste per l’iniziazione, dal momento che l’élite da lui auspicata è un’élite iniziatica, la quale dovrebbe per di più costituire il punto d’incontro con le élites dell’Oriente tradizionale. Le qualificazioni richieste, quindi, non hanno nulla a che vedere con l’istruzione e con l’erudizione profane, ma riguardano la pura capacità intellettuale. D’altronde l’élite delineata da Guénon è essenzialmente un nucleo intellettuale, al quale viene assegnata la funzione di costituire da tramite per ricondurre la mentalità generale verso le fonti autentiche dell’intellettualità. Solo la creazione di un’élite di questo genere, secondo Guénon, potrebbe salvare l’Occidente dalla caduta nella barbarie, anche se lo stesso Guénon dichiarava di non sapere in quale modo l’élite si sarebbe costituita ed aggiungeva che, nel caso, si sarebbe trattato di un futuro lontano e che comunque era bene non farsi troppe illusioni. Certo, qualora riuscisse a costituirsi prima della scomparsa definitiva della civiltà occidentale moderna, l’élite intellettuale svolgerebbe la stessa funzione dell’arca al tempo del diluvio.


Quale consiglio potrebbe dare Guénon – se fosse ancora presente in questo stato di manifestazione – ai contemporanei che ancora vedono la realizzazione spirituale come una necessità esistenziale? Cosa direbbe invece a tutti coloro che vedono nell’iniziazione soltanto un passatempo?

L’aspirazione alla realizzazione spirituale presuppone la consapevolezza del fatto che l’individualità umana è solo uno stato nella serie indefinita degli stati dell’essere totale, per cui la situazione di chiusura nel mondo umano può apparire come la prigionia all’interno di un carcere; in altri termini, la limitazione nell’ambito individuale, separato dagli stati sopraindividuali e dal Principio in cui risiede il vero Sé, non può non presentarsi come una sorta di mutilazione. Quindi l’iniziazione, che ha lo scopo di superare le possibilità dello stato umano, rendendo possibile il passaggio agli stati superiori e perfino il superamento di ogni stato condizionato, non corrisponde al desiderio di raggiungere una meta ambiziosa o di conseguire un grado socialmente prestigioso, ma piuttosto alla necessità fondamentale di conseguire un rimedio in grado di rimettere le cose al loro posto.


muttiIn cosa consiste, al giorno d’oggi, quella che Guénon identificò col termine “controiniziazione”?

Come è noto, Guénon chiama “controiniziazione” la forza che svolge nei confronti della “controtradizione” una funzione analoga a quella svolta dall’iniziazione nei confronti di una tradizione. Si tratta quindi di una contraffazione parodistica, la cui origine, secondo lo stesso Guénon, si ricollegherebbe alla perversione di qualche antica civiltà situata in un continente scomparso nel corso dell’attuale manvantara. Al giorno d’oggi, perciò, la controiniziazione non può essere altro, di per sé, se non ciò che essa è stata in precedenza. La novità, se mai, riguarda il fatto che nei tempi ultimi la controiniziazione è destinata a produrre la parodia di una vera tradizione, ovviamente nei limiti che ogni contraffazione comporta. Per quanto riguarda le particolari produzioni contemporanee in cui è possibile scorgere un marchio controiniziatico, a colpire l’attenzione sono quelle in cui è evidente la contraffazione di una concezione tradizionale. Si pensi, tanto per citare un paio di esempi, a forme di culto parodistiche e invertite quali la cosiddetta “religione olocaustica” o l’idolatria dei “diritti umani”.


La psicanalisi può essere considerata una pratica controiniziatica?

Come altre pratiche in cui è evidente il marchio della controiniziazione, così anche la psicanalisi presenta i caratteri tipici di una contraffazione parodistica. Essa costituisce infatti una parodia profana di quel descensus ad inferos che precede le fasi preliminari dell’iniziazione; solo che, diversamente dal processo iniziatico, qui si tratta di una discesa alla quale non fa seguito alcuna risalita. D’altronde ritroviamo nella psicanalisi un altro aspetto inquietante, tipico delle contraffazioni ispirate dalla controiniziazione, ed è l’obbligo dello psicanalista di essere a sua volta psicanalizzato, se vuole che gli sia trasmessa, attraverso una “catena” di cui rimane oscuro l’anello iniziale, l’influenza psichica necessaria all’esercizio della professione. Infine, un carattere che Guénon definisce “satanico” è intimamente connesso alle interpretazioni psicanalitiche del simbolismo o di ciò che viene considerato tale, poiché tali interpretazioni sono caratterizzate da un sovvertimento totale. Quanto all’applicazione della psicanalisi a scopo terapeutico, Guénon ne denuncia l’elevato livello di rischio, sia per chi pratica tale “terapia” sia per chi la subisce. Essa infatti può solo portare alla superficie la cloaca psichica di un essere che, essendo psichicamente debole e incapace di resistere all’azione di sovvertimento, rischia di sprofondare nel fiume infernale cui si richiama programmaticamente lo stesso Freud col motto da lui preposto al libro sui sogni: “Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo”.


Può essere considerata “controiniziatica” la pratica
rituale seguita nell’iniziazione se non si ha il permesso di esercitarla?

Il valore di un rito iniziatico esercitato senza il necessario permesso dell’autorità tradizionale è nullo. L’intenzione di praticarlo è condizione necessaria ma non sufficiente, essendo indispensabile il ricollegamento ad un’organizzazione tradizionale regolare. Non si può dire, tuttavia, che nel caso in questione si configuri un comportamento controiniziatico, poiché manca quell’aspetto di contraffazione parodistica che, come abbiamo visto, costituisce il marchio tipico della controiniziazione.


Guénon evitò sistematicamente di trattare alcuni temi, che però si trovano citati nei suoi scritti. Cosa dovremmo sapere in merito a certe influenze sottili, psichiche o demoniache di cui Guénon non ha mai scritto?

In realtà nell’opera di Guénon si trovano alcune pagine illuminanti relative alle cosiddette “influenze erranti” (così chiamate dal titolo di un trattato taoista che Matgioi aveva tradotto dal cinese). Si tratta di forze sottili che in alcuni casi hanno esistenza autonoma, mentre in altri casi derivano da elementi psichici disintegrati, provenienti da organismi viventi, per lo più umani. Coloro i quali manipolano queste forze, si tratti di esseri umani o di demoni, conferiscono ad esse un’esistenza artificiale e precaria che è come un’ombra della loro propria individualità. Spesso capita che certe persone naturalmente predisposte esercitino su queste forze un’azione particolare, condensandole o dissolvendole. Si tratta per lo più di medium o di stregoni e comunque di individui di basso livello spirituale, poiché coloro i quali hanno una conoscenza completa delle “influenze erranti” in genere rifiutano di impiegarle per suscitare fenomeni che stupiscano la gente o ne soddisfino la curiosità.


Il Re del mondo è un libro un po’ controverso; molti faticano a capire a chi se riferisca veramente Guénon. Potete darci qualche delucidazione in merito?

Il Re del mondo è essenzialmente un principio archetipico, che potremmo definire come l’Intelletto legislatore del nostro ciclo d’esistenza. Epifanizzandosi in un centro spirituale, questo archetipo viene rappresentato da una funzione (pontificale e regale) che, simile a quella dell’aristotelico “motore immobile”, reca il titolo e gli attributi del legislatore primordiale e costituisce la fonte d’ogni autorità e d’ogni potere legittimo. Guénon afferma che la dottrina concernente il Re del mondo è presente in ogni forma tradizionale. Lo dimostrano infatti concezioni come quella del Wang nella tradizione estremo-orientale, il culto di Cristo Pantocratore nel cristianesimo, la funzione califfale nell’Islam ecc.


Vi è un altro argomento che, nonostante le varie delucidazioni esposte da Guénon, mantiene una sorta di nebulosità concettuale: la reincarnazione. Potete riassumere sinteticamente il modo corretto nel quale questo termine andrebbe considerato?

Il termine “reincarnazione” (che andrebbe distinto da altri quali “metempsicosi” e “trasmigrazione”) indica l’assunzione di un’altra vita corporea dopo la morte, ossia il ritorno ad uno stato attraverso cui l’essere è già passato. Tale termine corrisponde ad una concezione che Guénon ritiene insostenibile, poiché, egli argomenta, essa comporta una ripetizione nell’ambito della Possibilità universale e quindi una limitazione di quest’ultima. In realtà, nessun essere può passare due volte attraverso lo stesso stato e quindi nulla può mai tornare al medesimo punto, nemmeno in un insieme limitato quale è il mondo corporeo. Diverso è il caso in cui elementi psichici presenti in un individuo umano passano, dopo la morte, in un altro essere vivente; ma in tal caso si tratta del trasferimento di elementi mortali, non di ciò che costituisce l’essenza imperitura della realtà umana.


Il regno della quantità sembra essersi realizzato. Cosa avrebbe detto Guénon in merito alle nuove tecnologie, ad un mondo immateriale e virtuale nel senso più profano del termine?

Già una settantina d’anni fa, in Le Règne de la quantité et les signes des Temps, René Guénon osservava come stesse ormai prendendo piede quella tendenza che, conducendo uomini e cose verso la quantità pura, è destinata a risolversi definitivamente soltanto nella dissoluzione del mondo attuale. Come sintomo di ciò, egli indicava il fatto che il materialismo vero e proprio avesse ormai perso terreno nel campo delle teorie scientifiche e filosofiche, al punto che la nozione stessa di materia cominciava a scomparire. Che Guénon avesse visto in maniera chiara il carattere immateriale e virtuale del mondo in cui oggi viviamo è dimostrato anche, in quel libro del 1945, dal capitolo relativo alla “degenerazione della moneta”, dove è possibile trovare questa stupefacente previsione: “si può immaginare un termine, che vieppiù si avvicina, in cui essa (la moneta, ndr) avrà perduto ogni ragion d’essere, anche semplicemente ‘pratica’ o ‘materiale’, e dovrà sparire quasi di per se stessa dall’esistenza umana”. Per quanto riguarda in particolare le nuove tecnologie, l’informatica ne costituisce un caso esemplare, poiché essa mostra in maniera evidente la dissoluzione della scrittura, la quale, dopo lo stadio rappresentato dal libro a stampa, è passata ad una forma virtuale che Guénon chiamerebbe di “volatilizzazione”. D’altronde, qualora si volessero considerare le tecnologie da una prospettiva ispirata ai riferimenti mitici e simbolici cui Guénon fa frequente ricorso, non si potrebbe prescindere dal nesso fondamentale esistente fra la tecnica e i Titani (o i Cabiri, i Dattili, i Telchini), né ignorare che, sotto il profilo spirituale, il tecnico è monocolo come i Ciclopi ed è zoppo come Efesto.


Cosa ci si deve aspettare secondo Guénon nei prossimi tempi?

Secondo Guénon, il regno della quantità è destinato a culminare nel dominio della controtradizione, che sarà contrassegnato dall’imitazione caricaturale e parodistica della tradizione e della spiritualità. Si tratterà, sostanzialmente, del regno dell’Anticristo (il “Messia Impostore” della tradizione islamica), ossia di colui che, lo si intenda come individuo o come collettività, sintetizzerà in sé tutte le potenze della controtradizione e proietterà nel mondo le influenze malefiche da lui rappresentate. L’Anticristo, la cui individualità sarà sviluppata in modo mostruoso, costituirà la sintesi di tutto il simbolismo invertito che caratterizza la controiniziazione: anziché realizzare la fusione nell’Unità principiale, realizzerà la confusione universale. Pur essendo l’essere più lontano dal Centro, assumerà i simboli del Cristo, ma assegnerà ad essi un valore diametralmente opposto.

Fonte: “Heliodromos”, n. 25-26, Equinozio d’Autunno-Solstizio d’Inverno 2014, pp. 37-44