Christchurch, ennesimo false flag

Massima solidarietà alle persone, e alle relative famiglie, colpite da un folle codardo. A loro va questo rispettoso silenzio.
Ma non possiamo tacere sull’ennesima strage compiuta per alzare lo scontro e aizzare gli animi tra musulmani e cristiani, per aumentare la tensione e distogliere queste due anime religiose dall’attenzione su Chi vuole, desidera, architetta e gestisce questa ‘strategia di tensione’, perché ha facilità e comodità da queste dinamiche di sangue e terrore.
Sangue e terrore, odio e paura infatti contribuiscono al disegno di chi vuole guerre per interesse economico, di chi vuole eliminare il Sacro dalla vita dell’uomo adducendo la solita vergognosa scusa “religione, oppio dei popoli, che genera le guerre” o ancora menate come “Islam, religione di odio” oppure ancora “Cattolici razzisti”. Queste stragi hanno sempre lo stesso copione (armi, irruzione, strage), gli stessi autori (folli invasati megalomani), la stessa firma (chi muove i fili di questo mondo). Perciò, apriamo gli occhi, non cadiamo nel tranello di attribuire colpe e responsabilità a chi parla di Identità, di Radici, di Patria, perché non sono questi i moventi di tali stragi, ma solo l’uso cosciente e malvagio di folli criminali da parte dei soliti poteri noti e ignoti (vedi Daesh).

(www.repubblica.it) “Sentivo le urla strazianti dei tanti colpiti a morte. Sono rimasto immobile, pregando Dio di essere risparmiato. I killer hanno ucciso alla mia destra e alla mia sinistra. Poi si sono spostati nella stanza dove pregavano le donne e da lì sono arrivate altre urla che non riesco a dimenticare. Siamo fuggiti in massa, coperti di sangue…”. E’ la drammatica testimonianza raccolta dalla Afp da uno dei sopravvissuti alla strage della moschea di Al Noor, una delle due colpite nella città neozelandese di Christchurch. Un uomo che non vuole dire il suo nome: “Sono ancora terrorizzato”. Al Noor è una delle due moschee colpite ieri in Nuova Zelanda durante la preghiera del Venerdì. Qui un commando di quattro persone guidate da un ventottenne australiano, Brenton Tarrant, ha assassinato 41 persone, mentre altre otto sono morte in una seconda moschea. Tarrant e i suoi hanno trasmesso live su Facebook il massacro. Poco prima online aveva pubblicato un manifesto dove si descriveva come “un normale uomo bianco”. E affermava: “Mi sono ispirato alla strage compiuta ad Utoya, in Norvegia, da Anders Breivik nel 2011. Voglio uccidere gli stranieri invasori”.

Gli attacchi sono avvenuti intorno alle 13.40 ora locale – l’1.40 del mattino in Italia – è il bilancio delle vittime è di almeno quarantanove morti. Tanto che la premier della Nuova Zelanda Jacinta Arden ha subito affermato in diretta televisiva: “E’ uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda. Siamo davanti a un atto di violenza senza precedenti”. Il primo allarme è arrivato dalla moschea di Al Noor, dove c’erano almeno 300 persone raccolte nella preghiera del venerdì. I killer hanno prima attaccato la sezione maschile e poi si sono spostati nella sala preghiere femminile. Poco dopo il secondo assalto alla moschea di Masjid nel sobborgo di Linwood. La dinamica del secondo attacco non è ancora chiara, ma comporterebbe delle auto cariche di esplosivi. A sparare invece sarebbe stato un commando formato da 3 uomini e una donna, che la polizia è successivamente riuscita a fermare. Ma si teme che ci siano altri complici, parte di una rete molto più larga.

“Il ritrovamento di esplosivi” ha detto il commissario di polizia neozelandese, Mike Bush, durante la prima concitata conferenza stampa “sottolinea la serietà dell’attacco”. Tanto più che nelle stesse ore il centro della città era pieno di giovani diretti alla loclale manifestazione per il clima degli studenti, che per ragioni di sicurezza è stata poi cancellata. Fra gli scampati ci sono anche gli atleti della nazionale di cricket del Bangladesh che stavano aspettando dei compagni di squadra in ritardo in un parco, proprio per recarsi alla preghiera nella moschee sotto attacco. Sono riusciti a fuggire tutti illesi: ma il match di sabato con la nazionale neozelandese è stato comunque cancellato.

Non sembrano esserci dubbi sul fatto che matrice dell’attacco è il razzismo anti islamico. Poco prima della strage sui social era infatti apparso un manifesto di 87 pagine “anti-immigrati e anti-musulmani” che è stato poi cancellato. Secondo le prime ricostruzioni uno dei killer è di nazionalità australiana: lo ha confermato anche il premier di quel paese, Scott Morrison. Si tratta di un uomo bianco, tra i 30 e i 40 anni che indossava un’uniforme militare quando ha aperto il fuoco.

A rendere ancora più odioso l’episodio, è la comparsa, in un tweet postato da uno terrorirsti di una lista di eventi storici e di nomi di assassini di migranti scritti su alcuni caricatori di armi automatiche, dove compare anche quello dell’italiano Luca Traini, che nel 2018 tentò una strage di migranti a Macerata ferendo sei persone. “Sono sconcertato” ha detto Giancarlo Giulianielli, il legale di Traini. “Sono certo che anche Luca condannerà la strage. Ha rivisto il suo gesto e lo ha stigmatizzato in pubblico”.

Il live della strage trasmesso su Facebook, subito ritirato dalla rete, sta purtroppo ancora circolando. Al punto che la polizia della Nuova Zelanda ha “esortato con forza” media e popolazione a non condividere quei 17 minuti di sangue girati e postati da uno dei killer. Anche molti utenti hanno esortato i social a rimuovere le terribili immagini. E infatti si è subito mossa anche Facebook, con il portavoce locale, Mia Garlick, che poche ore dopo ha confermato che il video della strage è stato rimosso.Per ragioni di sicurezza tutte le moschee del Paese sono state chiuse. Evacuate anche molte scuole.

“La polizia della Nuova Zelanda ci aveva allertato relativamente al video su Facebook poco dopo l’inizio dello streaming live e noi abbiamo velocemente rimosso sia il video e sia gli account Facebook e Instagram dell’attentatore”, ha precisato la Garlik.
Del video abbiamo riportato soltanto la parte iniziale, con le immagini meno cruente dell’arrivo dell’attentatore.

Nella notte italiana, l’laba i n Nuova Zelanda, uno dei quattro arrestati è stato rilasciato “perchè si trattava solo di una persona qualunque che voleva portare i figli a casa e che invece ha preso un’arma”. Lo ha riferito il commissario di polizia neozelandese Mike Bush, durante una conferenza stampa sugli sviluppi delle indagini. Restano in custodia altri due sospetti oltre al 28enne australiano Brenton Tarrant incriminato per omicidio. Bush ha precisato che sono passati solo 36 minuti tra la chiamata alla polizia e l’arresto di Tarrant. Il responsabile della strage è intanto apparso in tribunale.

Tarrant, il cui indirizzo è stato rintracciato a Andersons Bay a Dunedin, ha fatto la sua comparsa in custodia presso il tribunale distrettuale di Christchurch. In abiti bianchi da detenuto, mani ammanettate e a piedi nudi, ha sogghignato quando i reporter lo hanno fotografato in aula, affiancato da due agenti di polizia. Lo scrive il New Zealand Herald. Tarrant è stato rinviato in custodia cautelare, senza ricorrere all’Alta Corte di Christchurch, al 5 aprile

Da registrare anche la posizione della consigliera della Casa Bianca Kellyanne Conway che reputa sbagliato definire il presidente americano Donald Trump “simbolo di una rinnovata identità bianca”. Kellyanne Conway si scaglia così contro Brenton Tarrant: “Chi ha sparato è una persona cattiva e piena di odio, ha sbagliato”.

In un manifesto, Tarrant aveva lodato Trump come simbolo del suprematismo bianco, rigettando però le sue capacità di leader politico.