1919-2019: Cento anni di Fasci di Combattimento • Il Dispaccio

Per il numero di questo mese del Dispaccio, affidiamo all’infuocata oratoria militante dell’amico Maurizio Rossi il compito di ravvivare la fiamma del ricordo – mai sopito – della fondazione del 23 marzo 1919 dei Fasci di Combattimento. Se oggi siamo qui, è anche e soprattutto grazie a quegli eroi che votarono la propria vita alla Rivoluzione, contro tutto ciò che è borghese, orizzontale e meschino. Anime forgiate dalle trincee della prima guerra mondiale, donate al fronte dello Spirito e incastonate nell’eternità che seppero esprimere con il proprio dono di gioia.

 

23 Marzo. Dall’adunata sorge il Fascismo.

Primi bagliori di una rivoluzione.

 

«Si può passare dalla tenda al palazzo a condizione che si sia pronti a passare dal palazzo alla tenda. Altrimenti avremmo ricchezza di mezzi e povertà di spirito. Bisogna avere la massima ricchezza di spirito, cioè essere ricchi del nostro coraggio nel senso della fedeltà, del dispregio dei luoghi comuni e di tutte le scempiaggini ideologiche di un mondo che noi abbiamo irreparabilmente disfatto» (Benito Mussolini)

 

Il fascismo fu soltanto, ma non sarebbe stato certo poca cosa, il più importante fenomeno politico del secolo trascorso? Che indiscutibilmente fu il secolo più coinvolgente per innumerevoli fattori e il più tumultuoso della storia europea e mondiale, conoscendo due guerre a elevata intensità e ben tre rivoluzioni di portata internazionale. Fu esclusivamente un coerente complesso ideologico, quindi una elaborata visione sociale e politica, rigorosa nelle sue implicazioni normative? Oppure una ideologia in concorrenza con le altre sul palcoscenico della politica?

No. Non fu soltanto tutto questo. Il fascismo fu principalmente una rivoluzione totale dell’anima e dello spirito, una volontà di azione e di potenza intenzionata nel fare tabula rasa del preesistente sistema. Fu entusiasmo e trascinamento, quindi il generatore di un nuovo clima morale ed emotivo; fu rigenerazione e mito politico; la parola di Mussolini che chiamò a raccolta le più inquiete energie di uomini ancora disposti a battersi, veicoli di una pura azione disinteressata e libera da condizionamenti, per una giusta causa e a credere in un qualcosa di superiore che la legittimasse. Energie che sarebbero andate disperse se non ci fosse stata quell’adunata.

Il mito politico fornirà poi le prime immagini generali e i primi sentimenti di una intuizione della vita e del mondo, i precetti, le parole d’ordine e le massime di condotta nell’osservanza del verbo originario, stabilendo al contempo i traguardi tattici da conseguire per la conquista rivoluzionaria del potere.

Il fascismo fu anche una rivoluzione del corpo e della mente, allo scopo di fornire uno specifico indirizzo per la salute totale della stirpe e per quella della nazione. Di conseguenza, fu irruento e antimaterialista nel suo disprezzo per il mercimonio politico, per la democrazia e il parlamentarismo, nel suo rifiuto delle categorie politiche della destra e della sinistra che rappresentavano la paralisi della vita e dell’istinto, l’estinzione dei caratteri vitali di un popolo per lenta ma inesorabile decomposizione.

Quindi, il fascismo è stato molto di più di quello che comunemente si possa ancora pensare o percepire.

Scrisse Niccolò Giani: «Ora, all’origine del Fascismo cosa sta? Forse il sistema della rivoluzione geometrica di Danton? No. All’origine sta la fede. Anche noi possiamo dire: prima era il Verbo. Perché è stato lo slancio della fede quello che ha stretto, in piazza San Sepolcro, un pugno di uomini intorno ad un Capo, quello che ha fatto di un’idea una Rivoluzione, un Regime, un Impero».

Fede e volontà di rivoluzione; quella particolare rivoluzione che brucia dentro il cuore e l’anima, che incendia gli uomini nel loro foro interiore per poi scatenarsi come una eruzione di lava e dare fuoco al mondo esterno. E al momento in cui una tale fede e una tale trascendenza rivoluzionaria si manifestano imponendo la loro sovranità, allora anche lo spirito spinto da tensioni virili può tornare a sgorgare impetuoso come un fiume in piena, e il destino di una nazione imboccare un’altra direzione. Ecco, in sintesi, quello che iniziò a verificarsi da quel giorno di marzo del 1919.

Embrionalmente, questo spirito aveva già cominciato ad affiorare tra numerosi combattenti della grande guerra. La trincea, la morte, il coraggio e il sangue lo avevano tenuto a battesimo. La mistica della guerra lo tenne a battesimo, per poi ritrovarsi assieme nel fascismo.

È possibile riscontrare la spaventosa e affascinante grandezza di quella guerra nel suo essere riuscita a risvegliare in milioni di uomini la loro elementare primitività di razza, ovvero la condizione indispensabile per mettere l’uomo nudo di fronte a se stesso, e favorire l’emergere di nuove essenzialità e di nuove sensibilità. Nelle trincee, il realismo eroico, così disarmante e terribile, separò gli uomini veri dai meschini e dai mercanti. Quella guerra fu allora il possente aratro che il destino mise a disposizione per dissodare e riossigenare il suolo nazionale e quello europeo, bonificandolo da ciò che lo stava infestando, avvelenando e soffocando, e prepararlo così alla nuova semina e all’allevamento di nuove anime. Sbocciarono in quel contesto i primi germogli di una volontà e di un pensiero nazionale e sociale intriso di ardente spiritualità che permisero al fascismo di qualificarsi come civiltà dello spirito. Nel primo capitolo de “La dottrina del fascismo”, Mussolini volle precisare che: «Non si agisce spiritualmente nel mondo come volontà umana dominatrice di volontà senza un concetto della realtà transeunte e particolare su cui bisogna agire, e della realtà permanente e universale in cui la prima ha il suo essere e la sua vita. Per conoscere gli uomini bisogna conoscere l’uomo; e per conoscere l’uomo bisogna conoscere la realtà e le sue leggi. (…) Così il fascismo non si intenderebbe in molti dei suoi atteggiamenti pratici, come organizzazione di partito, come sistema di educazione, come disciplina, se non si guardasse alla luce del suo modo generale di concepire la vita. Modo spiritualistico».

Quando il 2 settembre 1915 Mussolini partì volontario per il fronte salutò gli amici che lo avevano accompagnato alla stazione dicendo: «È con animo veramente lieto che depongo la penna per imbracciare il fucile. Le lotte del dopoguerra saranno magnifiche. Bisogna ringraziare il destino che ci ha consentito di vivere in quest’ora unica nella storia della specie umana».

Cominciava a prendere sostanza l’originalità del pensiero mussoliniano; non era ancora il fascismo, ma ci si stava avvicinando nel suo convincimento che la guerra in atto, che da lui venne interpretata e venne vissuta come una guerra rivoluzionaria, avrebbe portato ad una inevitabile resa dei conti con la società borghese, liberale e democratica, innestando nelle successive lotte politiche nuovi valori e nuove prospettive. La guerra doveva quindi rappresentare la prefazione della rivoluzione. Proprio in riferimento a quella consapevolezza che aveva maturato, disse a Rino Alessi, giornalista del Popolo d’Italia che andò a intervistarlo al fronte: «A ciò non saremmo mai arrivati se non avessimo voluto la guerra, rovesciato i vecchi feticci sostituendo alle vuote ideologie i fatti e le loro conseguenze. Questo non sarà solo di noi, ma anche di altri popoli».

Il sangue generosamente versato durante la guerra, aveva inoltre confermato in Mussolini il fatto che nelle trincee il cameratismo e il sentimento nazionale avevano definitivamente surclassato il sentimento di classe. Tramite la guerra, i lavoratori e i contadini si erano incontrati con la nazione, quella nazione che spesso e volentieri si era mostrata ingrata e avara con loro. Ai combattenti e ai produttori fece subito riferimento il primo fascismo affermando che la nazione non si poteva, né si doveva negare. Per Mussolini, la nazione era la fonte sorgiva di una arcaica memoria, una realtà fisica, storica e morale che andava conquistata e trasformata. Anche le idee sul sindacalismo rivoluzionario dell’amico Filippo Corridoni, che legavano tra loro nazione spirituale e giustizia sociale, avevano contribuito a questo salto di qualità.

Infatti, il 20 marzo 1919, tre giorni prima dell’adunata sansepolcrista, Mussolini si presentò davanti alle maestranze dello stabilimento metallurgico Franchi e Gregorini di Dalmine in stato di agitazione e rivolgendosi a loro disse: «Il significato intrinseco del vostro gesto è chiaro, è limpido, è documentato nell’ordine del giorno. Voi vi siete messi sul terreno della classe, ma non avete dimenticato la nazione. Avete parlato di popolo italiano, non soltanto della vostra categoria di metallurgici. Per gli interessi immediati della vostra categoria, voi potevate fare lo sciopero vecchio stile, lo sciopero negativo e distruttivo, ma pensando agli interessi del popolo, voi avete inaugurato lo sciopero creativo, che non interrompe la produzione. Non potevate negare la nazione, dopo che per essa anche voi avete lottato, dopo che per essa cinquecentomila uomini nostri sono morti. La nazione che ha fatto questo sacrificio non si nega, poiché essa è una gloriosa, una vittoriosa realtà. Non siete voi i poveri, gli umili e i reietti, secondo la vecchia retorica del socialismo letterario; voi siete i produttori, ed è in questa vostra rivendicata qualità che voi rivendicate il diritto di trattare da pari cogli industriali. Voi insegnate a certi industriali, a quelli specialmente che ignorano tutto ciò che in questi ultimi quattro anni è avvenuto nel mondo, che la figura del vecchio industriale esoso e vampiro deve sostituirsi con quella del capitano della sua industria da cui può chiedere il necessario per sé, non già per imporre la miseria per gli altri creatori della ricchezza».

Appare evidente come in questo discorso, che peraltro venne ben accolto dalle maestranze, fossero già presenti i primi elementi di quello che costituirà il futuro pensiero corporativo fascista e la disciplina nazionale dei fattori sociali e economici. La nazione dei produttori che si sarebbe riconosciuta nei principi della civiltà fascista del lavoro, nel quadro di una più vasta civiltà del Littorio.

Venne poi il giorno dell’attesa adunata di Piazza San Sepolcro a Milano, annunciata sulle pagine de “Il Popolo d’Italia”, il quotidiano dei combattenti e dei produttori diretto da Mussolini. Il momento in cui Mussolini, di fronte alla caotica assemblea dei centoquarantacinque partecipanti, impose la sua autorità, la sua parola e la sua volontà unendo il pensiero con l’azione nei Fasci di Combattimento. Nel corso dell’intera giornata dei lavori, Mussolini parlò due volte fissando schematicamente in forma diretta e non demagogica i primi riferimenti politici e programmatici di un complesso dottrinario che si sarebbe poi sviluppato compiutamente nel tempo seguente. Nacque in quel giorno di fondazione carico di aspettative il mito del «fascio primigenio» e quello del «covo» di via Paolo da Cannobio, la prima redazione del giornale di Mussolini, detta anche “la tana del Leone” il luogo dove l’idea prese corpo, perennemente presidiata da una nutrita squadra di arditi reduci della guerra fedeli a Mussolini.

Poco meno di un mese dopo, il 15 aprile, ci sarà il battesimo del fuoco per gli aderenti ai Fasci, i primi vagiti del nascente squadrismo. La redazione milanese del quotidiano socialista Avanti verrà presa d’assalto da duecento sansepolcristi e espugnata dopo un nutrito scambio di revolverate, le rotative verranno distrutte e i locali saccheggiati e dati alle fiamme. Le insegne nemiche conquistate nello scontro verranno esibite in trionfo al cospetto del capo, in un clima di esaltante ebbrezza guerriera.

Il solco era stato tracciato con una sana violenza purificatrice, come era nel costume di quegli uomini. In pieno biennio rosso, la guerra civile di liberazione nazionale dei fascisti contro la sovversione marxista e contro il potere liberale era iniziata. Il sangue scorrerà a fiumi nelle contrade italiane. Il martirologio fascista crescerà a dismisura, alimentando a sua volta il culto eroico dei caduti sull’altare della rivoluzione. Altro mito di fondazione per la nuova Italia. 

Il 3 aprile 1921, in piena battaglia rivoluzionaria, nel discorso che tenne a Bologna, Mussolini volle ricordare il giorno dell’adunata spiegando le sue ragioni: «Come è nato questo Fascismo, attorno al quale è così vasto strepito di passioni, di simpatie, di odi, di rancori e di incomprensione? Non è nato soltanto dalla mia mente o dal mio cuore: non è nato soltanto da quella riunione che nel marzo 1919 noi tenemmo in una piccola sala di Milano. È nato da un profondo, perenne bisogno di questa nostra stirpe ariana e mediterranea che ad un dato momento si è sentita minacciata nelle ragioni essenziali della esistenza da una tragica follia e da una favola mitica che oggi crolla a pezzi nel luogo stesso ove è nata».

Dalle origini sansepolcriste e soprattutto nel corso della lotta per la conquista del potere, Mussolini manifestò e confermò la sua ferma volontà rivoluzionaria di perseguire l’integrazione totale del popolo italiano all’interno della palingenetica trasformazione fascista della nazione italiana, affinché si giungesse al completamento organico della sintesi fascista tra Stato, nazione e popolo. Il nuovo spirito di milizia civica e politica, che scaturì dallo squadrismo e dalla rivoluzione, fece del fascismo una potente scuola militare dell’anima, la folgore di una rivoluzionaria stagione di risollevamento spirituale e nazionale e quindi il creatore di istituti sociali e politici del tutto innovativi. Il faro di una nuova civiltà destinata a durare nel tempo e a modellare il tempo a sua immagine e somiglianza.

Dirà Mussolini, ormai Duce del fascismo: «Noi rappresentiamo un principio nuovo nel mondo, noi rappresentiamo l’antitesi netta, categorica, definitiva di tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, per dire in una parola, degli immortali principi dell’89».

 

Maurizio Rossi

 

Consigli di lettura

La Dottrina del Fascismo. Con un saggio di Cesare Mazza, Benito Mussolini, Raido

Fascismo Rivoluzionario. Il fascismo di sinistra dal sansepolcrismo alla Repubblica Sociale, Luca Leonello Rimbotti, Passaggio Al Bosco

Da anarchico a sansepolcrista. Anteguerra, la guerra, gli arditi dall’armistizio alla marcia su Roma, Edoardo Mazzuccato, Casa Editrice Le Frecce

Squadrismo Fiorentino, Bruno Frullini, Centro Studi Franco Colombo, Selecta Editrice

Che cosa è il Fascismo?, Maurice Bardeche, Edizioni Settimo Sigillo