Il pensiero identitario contro l’omologazione del pensiero unico

Tratto dalla rivista RAIDO – Contributi per il Fronte della Tradizione – Numero 17

L’essenza della democrazia e dei moderni movimenti politici è l’eguaglianza: cioè la pretesa di considerare gli uomini eguali tra loro, con gli stessi diritti e gli stessi doveri.

Il sistema egualitario, quindi, tende a uniformare i comportamenti umani, e senza tenere conto delle relative differenze, a creare una società di massa, in cui l’identità e la capacità del singolo che aspira a differenziarsi, vengono costantemente neutralizzate.

Non hanno più alcuna importanza le qualificazioni e i meriti personali, così come non si ritiene giusto dare“a ciascuno il suo”, ma l’obiettivo diventa omologare i comportamenti, i gusti e le scelte di ognuno. Questa teoria è un non-senso, poiché nella realtà e in natura non vi è qualcosa di uguale ad un’altra. Con la sua proverbiale precisione, René Guénon afferma che l’eguaglianza “non può esistere in nessuna sede, per la semplice ragione che due esseri ad un tempo realmente distinti e del tutto simili sotto ogni riguardo non possono esistere”.(1)

Perché è diventato normale, allora, considerare gli uomini eguali tra loro?

Filosofi e intellettuali hanno elaborato questa teoria per cercare di risolvere i problemi sociali e politici venutisi a creare con l’industrializzazione e l’urbanizzazione dei secoli scorsi. L’obiettivo era quello di distruggere il sistema feudale, ultimo baluardo di una società organica e legittima, fondata sul sistema delle Caste. La Casta, infatti, è da intendersi come la suddivisione ordinata e armoniosa delle varie componenti sociali, che consentiva alla persona di individuare sin dalla nascita il proprio posto all’interno della comunità sociale.

“L’ordine tradizionale non è un capriccio e la Casta non è il frutto di un arbitrio voluto dall’uomo. Non è la nascita a determinare la natura, ma è la natura a determinare la nascita e di conseguenza la casta di appartenenza. La casta è Legge, ordine e viene considerata come il punto di partenza per qualsiasi elevazione spirituale. Infatti, ognuno partecipa all’Ordine universale e al Principio sovrannaturale restando fedele alla propria natura ed alla propria casta. La natura di un essere viene gerarchicamente ordinata secondo giustizia in un sistema orientato verso l’alto, così ogni diseguaglianza tra uomo e uomo non è altro che il riflesso di una diseguaglianza più profonda, in cui ognuno, trovando il suo posto, rispetta l’antica legge: a ciascuno il suo”.(2)

Se nella civiltà tradizionale il governo dello Stato appartiene al migliore o ai migliori, così da favorire una tensione verso l’alto, in un continuo migliorarsi, nella società moderna il potere è subordinato al principio economico.

I nuovi dittatori hanno fatto dello sfruttamento e del profitto i loro ideali di vita, cosicché il denaro e il benessere sono diventati i valori del mondo moderno. L’eguaglianza è divenuta il corollario di un nuovo sistema politico che determina la supremazia del denaro e di chi lo detiene. Tutte le rivoluzioni sovversive, d’altronde, hanno avuto alla loro base questo risvolto: si vuole invertire il principio gerarchico, piuttosto che eliminarlo definitivamente, creando false élite, che negano ogni riferimento superiore. La morale del gregge, che ogni giorno si costruisce sulle mode, sui luoghi comuni e sulle abitudini, diventa la nuova legge, che trasforma le persone in polli da allevamento, agiti e agitati dalla contingenza, dal caso e dalla superficialità. All’organicità subentra il principio meccanicistico, che negando ogni qualità considera le persone come semplici ingranaggi che possono essere sostituiti e interscambiati a piacere.

Ne consegue che nessuno si trova più al suo posto, e non avendo più valore né le responsabilità e né le capacità, si vive in un clima di profonda anarchia e alienazione.

Si moltiplicano le masse di emarginati, di individui che vivono alla giornata, come robot senza volto e coscienza, svincolati da qualsiasi carattere e privi di ogni disciplina. E’ ingenuo chi pensa che questo sistema di cose, e quindi l’egualitarismo che ne è la base ideologica, siano nati per caso, quasi spontaneamente, da un’esigenza interna all’uomo e all’umanità.

Il progetto che prevede la lenta distruzione di ogni appartenenza comunitaria – famiglia, stirpe, Stato, ecc.,- il lento sradicamento di ogni identità culturale – religione, etnia, ecc. -, tende in ultimo, a realizzare quella mostruosità che si chiama la “società multirazziale”.

Alla fine ogni differenza verrà stritolata dal totalitarismo democratico e si creerà un unico modello di governo, un ordinamento “neutro”, che potrà essere adottato da qualsiasi popolo indipendentemente dalle sue caratteristiche e peculiarità.

Si instaurerà l’omologazione generale che regolerà l’esistenza di tutti, dicendoci cosa comprare, cosa sentire, cosa vedere, fino al totale controllo.

Le comunità tradizionali, di contro, non hanno paura delle differenze, che trovano la loro giusta funzionalità in un rapporto organico, ordinato e armonioso, dove ognuno sta al suo posto, cioè quello che gli compete per natura. Come già detto, l’ordine della vita è contrario all’eguaglianza, solo la selezione e la gerarchia sono da considerarsi del tutto naturali . E se vi è una selezione , questa può avvenire solo rispetto a ciò che rappresenta l’ordine, il bello, il giusto e il vero; deve essere l’esaltazione di ciò che è nobile, superiore e universale, contro ogni volgare e caotica tendenza che viene dal basso. Qualità contro quantità, Organico contro inorganico, Ordine contro caos, Sacro contro profano, Gerarchia contro anarchia, Aristocrazia contro democrazia, in questo consiste la lotta contro l’egualitarismo.

L’egualitarismo si manifesta come la tendenza diabolica atta ad eliminare ogni apice e ogni vera ascesi, è la rivolta plebea di chi, incapace di innalzarsi al di sopra dell’umano, si appiattisce sull’orizzonte della propria mediocrità e finisce con lo sprofondare nel nulla…

Nel mondo esistono gli esseri volgari e gli esseri di razza, ed è normale che questi ultimi sentano una forte ripugnanza per il pantano democratico che si è venuto a creare. Pertanto bisogna riappropriarsi della visione aristocratica, che all’eguaglianza oppone i concetti di “parità” e di “organicità“.

Julius Evola nella sua opera Gli Uomini e le rovine chiarisce il significato da dare a queste parole: “Parità non può esservi che fra pari, cioè fra coloro che si trovino oggettivamente ad uno stesso livello, che incarnino un grado analogo dell’esser persona e la libertà, il diritto – ma anche la responsabilità- dei quali non possono esser le stesse che negli altri gradi, superiori o inferiori al loro”. E ancora viene precisato, che la dignità della persona umana: “va riconosciuta dove essa davvero esiste, non nel primo venuto. E anche dove essa esiste davvero, una tale dignità -ripetiamolo- non va giudicata uguale in ogni caso. Essa ammette diversi gradi, e giustizia è riconoscere per ciascuno di questi gradi un diverso diritto, una diversa libertà”.

Questa visione organica e ordinata, è ciò che la vita ci offre come modello naturale da dover seguire. Ogni parte, sia essa un organo, un uomo, un popolo, pur godendo della propria autonomia partecipa al tutto, rifiutando qualsiasi prevaricazione, così da determinare il potenziamento del particolare e non il suo ridimensionamento.

La Tradizione riconosce nell’uomo la presenza di una “scintilla spirituale”, che lo distingue dall’animale e che lo rende partecipe del Principio Divino; la cura di questo seme soprannaturale, il suo fiorire o il suo appassire, determinano la partecipazione al Sacro, che non può essere la stessa cosa per tutti, ma si afferma attraverso diversi gradi in una realtà verticale. Ed è questa differenza che rende la persona una realtà irripetibile ed insostituibile, che possiede una propria qualità, un proprio volto e una propria identità.

Per questo non può esistere tra gli uomini invidia o disprezzo, ma solo rispetto o indulgenza, infatti il superiore nei confronti dell’inferiore non ha un atteggiamento di superbia o di presunzione, ma agisce affinché l’inferiore abbia tutte le possibilità di migliorarsi e di elevarsi dalla sua condizione. Se la democrazia si è instaurata, negando la gerarchia ed interrompendo ogni rapporto con il Sacro, solo ristabilendo una condizione di “normalità” è possibile che il Principio spirituale si affermi e che una nuova Autorità torni a manifestarsi.

Questo è il compito che una comunità tradizionale deve assolvere: ristabilire, all’interno di sé, un nuovo ordine, che sappia incidere ed essere da esempio anche all’esterno.

Solo allora l’ombra inizierà a ritirarsi sino a scomparire definitivamente, in concomitanza al trionfo di un nuovo principio di Luce.

N O T E:

1) Evola-Guenon, Gerarchia e democrazia, edizioni di Ar.

2) Primo quaderno per la formazione del militante della Tradizione, “Il mondo della Tradizione”, edito dall’Associazione Culturale Raido.