Incise nella pietra | La vita legionaria

Il motto del fascismo italiano “vivere pericolosamente” è stato sensibilmente migliorato dalla concezione legionaria. Per il legionario non è più questione di vivere pericolosamente, dato che deve sopportare le costanti minacce dei nemici. Il suo motto ha un senso molto più elevato e significativo: “vivere coscienti del sacrificio che si deve fare”.

Il motto legionario coinvolge la coscienza dell’uomo nell’atteggiamento da assumere. Non gli basta amare la rissa e quindi dirsi: “sto per vivere pericolosamente la lotta tra le forze legionarie e quelle che vogliono distruggere la Legione”. Questo genere di ragionamento non ha senso nel Movimento, poiché il suo fine non è quello di conquistare immediatamente il potere, ma quello di modificare preliminarmente l’uomo ed introdurre nella società un nuovo stile di vita. La conquista del potere è una conseguenza, non un fine.

Ciò che interessa è che l’individuo entrato nel Movimento sia cosciente del proprio ruolo e del sacrificio permanente da imporsi al fine di conseguire il fine ultimo. Il legionario deve sapere che il sacrificio significa inquadrarsi nella Legione, questo magnifico insieme che opera per la società di domani. Perciò il legionario vive nella consapevolezza del sacrificio da affrontare. Il suo non è un atto di rivolta, di disperazione o di circostanza ma, innanzitutto, è un atto di coscienza. In questo caso non basta avere coraggio o essere temerari, ma occorre anche essere capaci di riflettere, di amare il prossimo e di rinunciare.

Il senso delle prove legionarie si inscrive nella linea di queste virtù e di questi precetti spirituali.

Tratto da Faust Bradescu, Le tre Prove Legionarie

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