Banche-rotte, ma salvate dalla Commissione

Si parla tanto di “Commissione d’inchiesta sulle banche” e con questo interessante e rapido commento cerchiamo di chiarire cosa sta succedendo. Anticipazione (scontata): le scelte che sono state già assunte dalle istituzioni sembrano proprio tutelare sia le banche sia gli interessi maniacali e assassini dei kommissari dell’Unione Europea.

(tratto dalla rivista “Il Borghese”)
DA GIORGIO I A SERGIO IL’ORO DEI NIBELUNGHI
Dopo tanti tira e molla, Mattarella ha firmato la legge che dà il via alla Commissione d’inchiesta sulla banche. Andando oltre il suo compito, ma specialmente fregandosene della costituzione, ha “esternato” dubbi che poi ha trasformato in paletti, sempre fregandosene della costituzione.
Se la legge non gli andava, bastava rimandarla al mittente con biglietto di accompagno ai Presidenti delle Camere, manifestando le sue perplessità. Ma, per legge, una volta tornata la legge sul suo tavolo, avrebbe dovuta firmarla per forza.
Il figlio di Bernardo ha “invitato” il governo ad non effettuare nessun “controllo dell’attività creditizia” e non condizionare le banche, rispetto dell’indipendenza di Bce e Bankitalia, principio di non interferenza con le inchieste giudiziarie.
In pratica, le banche sono “cosa nostra” ed il governo non si deve impicciare nella loro gestione e nella loro vita privata. L’unico dovere dei governi, secondo Mattarella, che per costituzione dovrebbe essere il difensore del popolo e salvaguardare le norme che disciplinano il credito ed il risparmio, è di intervenire al caso nei salvataggi delle banche fatte fallire dagli amministratori. Salvataggi da effettuare con i soldi dei contribuenti, dopo che i consigli di amministrazione hanno bruciato quelli degli azionisti-risparmiatori grazie ad una criminale e colpevole complicità nella concessione di fidi milionari a chi non aveva garanzie, ma era “amico degli amici”, sia politici sia criminali.
Come tutti sanno, nel 1981, l’allora Ministro del Tesoro Andreatta, con una semplice corrispondenza epistolare con Carlo Azeglio Ciampi, mise fine alla possibilità del governo di finanziare monetariamente il disavanzo, che aveva permesso ai governi italiani di poter controllare il debito pubblico.
In pochi anni, il debito pubblico triplicò, arrivando al 121 per cento del Pil.
Lo stesso Andreatta ammise che l’operazione mirava a salvaguardare i rapporti tra Unione Europea ed Italia, e la sua decisione fu presa non collegialmente a livello governativo, ma con un atto personale del ministro in accordo con il Governatore, al di fuori dei principi costituzionali e chiaramente per precise sollecitazioni sovranazionali. Le conseguenze saranno chiare a tutti undici anni dopo, nel giugno del 1992, quando a bordo del “Britannia” fu deciso lo smantellamento dell’industria italiana e la svendita delle nostre migliori aziende e banche.
Guarda caso, pochi mesi prima, nel febbraio del 1992, partiva Tangentopoli, con il preciso compito di smantellare la classe politica che avrebbe potuto impedire il piano. Poi, nel 2011, toccò a Berlusconi, massacrato a colpi di spread e l’Europa filo-tedesca diede l’incarico a Monti, dopo che Giorgio I lo ebbe nominato senatore a vita. Il resto è tragedia nota.
Oggi Mattarella cerca di difendere banche e mercati dalla politica sovranista, e cerca di dare al Dio denaro anche quello che è di Cesare, cioè lo Stato. Non per nulla, il figlio di Bernardo ha difeso a spada tratta Draghi, per la questione dell’oro di Bankitalia. Addirittura siamo alla conferma che la Banca centrale europea, in quanto organo comunitario, gestisce anche le riserve auree degli ex Stati nazionali. Peggio dei nazisti che, secondo la vulgata progressista e politicamente corretta, rubavano i denti d’oro ai morti e le caramelle ai bambini.
La Commissione sulle Banche, gestita nella prima edizione da Pierferdinando Casini, in maniera talmente servile che gli fruttò un posto in Parlamento, ora in seconda fase passa sotto la guida dei 5S. Eppure Mattarella, e gli “amici degli amici” continuano a fare muro in difesa di Bankitalia, di Visco e della “indipendenza”.
Siamo in piena campagna per le europee, ed in molti vedono in Mattarella il degno successore di Re Giorgio I, senza però la gelida pericolosità da comunista del vecchio apparato di Botteghe Oscure. Sergio I rappresenta al meglio un prelato di curia, mancandogli la luciferina astuzia del Divino Giulio.
E l’Italia resta a guardare …
Claudio Tedeschi