YLE | Escursione all’Abbazia di Corazzo (Cz) – recensione

Escursione 16 marzo 2019
ANELLO ABBAZIA DI CORAZZO – Soveria Mannelli (Catanzaro)

recensione a cura del Gruppo Escursionistico YLE

TEMPO DI PERCORRENZA 3:36 h
DISTANZA PERCORSA 12, 70 km

In un tiepido sabato di fine inverno ritroviamo i nostri zaini e scarponi, Yle sale! Il tempo di un caffè al solito ritrovo e siamo già in auto, puntiamo i monti del Reventino, nella zona di Soveria Mannelli. E’ una parte di Calabria in cui ci avventuriamo per la prima volta, una terra ricca di storia e tesori.

Partiamo proprio da Soveria Mannelli. Attraversiamo, per alcuni chilometri, una strada asfaltata che le nostre gambe desiderano solo abbandonare per solcare lo sterrato, e i nostri occhi saziarsi di bosco. Abbandoniamo la strada e tutto intorno a noi ritroviamo l’inverno. Ritroviamo il tempo della natura, il ticchettio della vita, che non bada all’astrazione dell’uomo ripiegato sul suo Iphone, l’uomo digitale che vive una realtà povera e appiattita. I nostri scarponi solcano finalmente la terra che diventa, presto, fango, tanto fango. Nonostante tutto, con il fango fino alle ginocchia, il morale della compagnia è alto e ci muoviamo sicuri verso la nostra prima meta.

Le terre che attraversiamo sono da sempre ricche di acqua e, infatti, dopo circa sei chilometri dal punto di partenza, incontriamo sul nostro percorso il fiume Corace. Quel fiume che Omero fa risalire dalla nave di Ulisse, si presenta ai nostri occhi come un corso d’acqua di modeste dimensioni, ma che tutto sommato ci regala più di un grattacapo nei punti in cui ci tocca cambiare sponda. 
Il fiume ci accompagna fino alle antiche rovine dell’Abbazia di Corazzo, un enorme complesso del XI sec. che ha per tetto il cielo. Entriamo in quella che doveva essere il monastero. Gli archi spezzati di mattoni si perdono nell’azzurro, il pavimento è un prato. Il nostro sguardo è quasi “guidato” su una piccola statua bianca che raffigura la Madonna. Ci sediamo lì, a contemplare quelle rovine. Attorno a noi solo rovine e silenzio. Immaginiamo Gioacchino da Fiore aggirarsi tra i prati che lo circondano. 

Lasciamo l’Abbazia in direzione Colla. Incontriamo molti cani che, a difesa delle greggi affidategli, ci “invitano” ad affrettare il passo. Dopo una breve, ma ripida e impegnativa salita ci ritroviamo sulla sommità di un monte dalla quale si scorgono le ampie e ariose vallate nelle quali risuonano e si perdono i rintocchi delle campane. Arrivati nella frazione di Colla tagliamo nuovamente per Soveria Mannelli, il nostro punto di partenza. Dopo quasi quattro ore di escursione e dodici chilometri percorsi ritroviamo le nostre auto. 
Siamo molto stanchi. Nonostante non siano stati affrontati grandi dislivelli, ci accorgiamo di essere spossati, quasi come se avessimo fatto nostra la stanchezza del bosco dopo mesi d’inverno. Per noi la salita è anche questo, riconnettersi a dei ritmi, la gioia e la stanchezza della natura. A poche decine di chilometri ritroviamo la città, con la voglia già di tornare a salire.