Sinistra, giù le mani da Platone!

L’articolo in calce, in linea di massima, non dovrebbe interessarci: infatti, è necessario ribadirlo, noi col populismo non abbiamo nulla a che fare (ed ecco alcuni dei motivi).
Tuttavia è del tutto ridicolo, quanto inaccettabile, l’utilizzo fazioso ed ideologico, dunque falso, che la “sinistra” fa della cultura, in particolare di quella classica; probabilmente dimenticandone i suoi elementi essenziali, evidentemente molto scomodi per le sue utopie progressiste.
Di sicuro, queste persone si sono “dimenticate” che tra i massimi esponenti del mondo classico c’è un Platone, ad esempio, che ha trasmesso una visione metafisica, dunque tradizionale, che, applicata sul piano politico, negava a priori il sistema democratico; o  Seneca, famoso per i consigli di vita sobria e ascetica e per l’incessante pratica delle virtù e del distacco: tutto il contrario dei modelli di vita oggi promossi dalla cultura dominante. Ancora, abbiamo i Poemi Omerici, portatori di una visione aristocratica, eroica e guerriera; in cui il vincitore è colui che si sa sottomettersi più degli altri al Sacro.
Inoltre, basti pensare all’esempio delle Termopili: il sacrificio consapevole e lucido di un gruppo di uomini, esponenti di una élite guerriera di sangue e Spirito, finalizzato a bloccare lo straniero, concepito come portatore di una Visione del mondo ‘altra’ dalla loro (per quanto anch’essa del tutto legittima e tradizionale, seppur espressa in forme diverse).
Ancora, Marco Porcio Catone, strenuo difensore del Mos Maiorum contro l’ellenizzazione e l’introduzione dei culti orientali a Roma, e Ottaviano Augusto, che tale difesa della tradizione di Roma la pose al centro del proprio programma politico imperiale.
Insomma… se la sinistra la smettesse di distorcere la cultura (per loro solo questo, per noi Radici) a proprio uso e consumo, non tanto farebbe un piacere a noi (che non siamo debitori di niente a nessuno), ma sicuramente lo farebbe a se stessa, smettendo di apparire, ancora una volta… ignorante, supponente e ridicola!
 
Più greco e latino per salvare l’Europa dai populismi
di Francesca Rigotti – 04 aprile 2019
Preme lo spirito dei tempi. O almeno incalza lo spirito dei tempi illuminati che tenta di rischiarare l’oscurità dell’oggi, e che in particolare cerca sostegno nel passato per convalidare alcuni sacrosanti principi del presente: dignità umana, libertà, la democrazia, uguaglianza, parità tra uomini e donne, Stato di diritto, rispetto dei diritti umani. È l’operazione che conduce Maurizio Bettini nel suo Homo sum, una vela Einaudi che si dispiega contro sovranismi e populismi, partendo dal mondo antico dei greci e dei romani, alla ricerca delle forme culturali specifiche di quell’epoca sulle quali proiettare la Dichiarazione del 1948. In questo confermando la posizione di Epistoa.
Epistoa è una associazione, anzi una cooperativa europea che non produce beni materiali ma promuove beni culturali e politico-morali. Il nome nasce dalla fusione di epicureismo e stoicismo, scuole di pensiero dell’antichità promotrici di pensieri di giustizia e mitezza, solidarietà e fratellanza. Lo scopo di Epistoa è quello di proteggere lo stato di diritto e i valori europei come elencati nell’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea. Valori che sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia e dalla solidarietà. Sono valori che per essere mantenuti richiedono lungimiranza e coraggio civile, sorveglianza e audacia, immaginazione e creatività, oltre che una solida cultura politica.
L’attività di Epistoa si correla anche alla promozione dello studio e della conoscenza delle lingue antiche, latino e greco. Non certo in nome dell’invocazione a un passato e a una tradizione dipinti come compatti e omogenei in cui non c’è posto per l’altro, il diverso, quello che non è dei «nostri»; in nome invece della nobilitazione dello sfondo culturale che diede origine e senso a tali concetti e visioni. Perché fu proprio il mondo dell’antichità che elaborò le prime linee di quella visione dell’essere umano che poi, attraverso lo sviluppo storico, condusse alle attuali costituzioni centrate sullo stato di diritto e non da ultimo alla Corte Europea per i Diritti Umani, un unicum nel panorama geopolitico mondiale.
Simbolo di Epistoa è un acquedotto romano: un ponte per condurre acqua che vede metaforicamente passare anche persone, come pure culture e lingue, idee, sogni, visioni, utopie nelle quali gli aspetti comuni dell’essere umani (homo sum) prevalgono su barriere, divisioni e alterità. Acqua che promuove la vita come fa la magnanima regina Didone – nell’immagine di apertura del libro di Bettini – salvando dal naufragio davanti alle coste di Cartagine le navi dei Troiani e lo stesso migrante Enea che andava a fondare indirettamente nientemeno che Roma.
Dal 5 al 7 aprile ci sarà il meeting di Epistoa (www.epistoa.eu) a Verbania: tra gli interventi, si segnalano quelli di J. Luther sul tema “La sovranità dei cittadini europei” e quello di L. Orelli Facchini sul tema “In aiuto ai Lincei: un canone per l’Europa”: appuntamento a Verbania, sabato 6 aprile alle 17, a Villa Giulia.
fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2019-04-03/piu-greco-e-latino-salvare-l-europa-populismi-151927.shtml?uuid=ABHVDakB