Abbiamo un nuovo antifascista: Di Maio!

Di Maio ‘antifascista’ inventa la svolta a sinistra. Contro la Lega scopre l’antifascismo, si riposiziona sui migranti e passa dai gilet gialli alle lodi a Merkel.
L’ennesima piroetta ideologica dei Cinque Stelle, stavolta nella persona del Vicepremier Gigi “Gigino” Di Maio. Lungi da noi voler difendere AFD, Salvini e soci ma questo ennesimo ribaltone politico di uno dei due partiti di governo dà il senso e la misura dell’attuale stato di salute dell’antifascismo italiano.

(tratto da www.corriere.it) – Joerg Urban (AfD): «Di Maio ci dice negazionisti? Gli mancano gli argomenti»
«Da ministro dell’Interno Salvini fa una politica migratoria restrittiva ed è quello che vorremmo noi anche per la Germania. Su questo siamo sulla stessa linea»
di Paolo Valentino

Cosa si aspetta Alternative fuer Deutschland dall’incontro organizzato domani a Milano da Matteo Salvini per lanciare l’«Alleanza dei popoli e delle nazioni europee»?
«Anche se non parte da noi, l’AfD ha un grosso interesse a costruire un forte gruppo critico della Ue nel nuovo Parlamento europeo. In questa fase l’impulso principale viene dalla Lega di Matteo Salvini e questo ci sta bene. Vedremo come evolve la cosa, anche rispetto al Fidesz di Viktor Orbán che in questa fase è ancora nel Partito popolare europeo. Ma per il momento la forza trainante in questa direzione è la Lega».

Il vice-premier Luigi Di Maio ha accusato Salvini, con cui è al governo, di volersi alleare con i «negazionisti dell’Olocausto», alludendo a AfD. Lo siete?
«Non so cos’abbia in testa Di Maio quando parla di negazionisti, ma è chiaro che i partiti in Italia funzionino esattamente come in Germania: quando non hanno più argomenti, allora ricorrono a quella che noi chiamiamo Nazi-Keule (la clava del nazismo, ndr)».
Joerg Urban è una delle figure di spicco dell’Afd, il partito della destra populista in Germania. Leader della Sassonia, capolista alle elezioni regionali del prossimo settembre, Urban appartiene a «Der Fluegel», considerata la corrente più dura del partito. Cos’avete in comune con la Lega?
«Entrambi vogliamo ridimensionare le competenze dell’Ue, riportando a livello nazionale molte decisioni. Certo su temi concreti di politica economica e sociale ci sono differenze. Ma in questa fase hanno un ruolo secondario. Ciò che conta è rinazionalizzare molte delle attuali competenze dell’Unione, cioè ri-trasferire sovranità da Bruxelles agli Stati».
Ma anche sulle migrazioni ci sono differenze. Salvini chiede più solidarietà ai partner europei.
«Da ministro dell’Interno Salvini fa una politica migratoria restrittiva ed è quello che vorremmo noi anche per la Germania. Su questo siamo sulla stessa linea. Salvini deve ovviamente far si che in Italia resti il minor numero possibile di immigrati illegali. Dal suo punto di vista fa la cosa giusta. È eletto in Italia, deve fare gli interessi dei suoi elettori e chiede che il suo Paese non sia il solo responsabile per i migranti che già sono nella Ue. D’altra parte il problema non è l’Italia ma i Paesi come Germania, Francia e Svezia che aprono le braccia all’immigrazione illegale. È legittimo che Salvini chieda che questi Paesi prendano dei migranti. Noi però questa posizione non la sosteniamo. Per quanto ci riguarda, i migranti non li vogliamo e dobbiamo fare in modo che anche in Germania arrivino al governo partiti e leader politici che seguano una politica restrittiva come Italia e Ungheria. In quel caso potremo combattere sul serio l’immigrazione clandestina».
Torniamo all’economia, i vostri leader parlamentari hanno attaccato duramente la richiesta dell’Italia di avere margini più ampi di spesa pubblica.
«È vero ma ripeto: non è la questione centrale. Sulla politica economica vogliamo che in futuro gli Stati nazionali si riprendano la loro libertà di azione. Oggi dobbiamo agire insieme sulla politica migratoria, che è un problema esistenziale per l’Europa e la sopravvivenza delle sue culture».
Chi sarà parte del nuovo gruppo parlamentare a Strasburgo insieme alla Lega?
«Noi dell’AfD sicuramente. Poi il partito di Marine Le Pen, quello olandese di Geert Wilders, i Democratici svedesi, i Perus finlandesi, tutti quei partiti insomma che sono contrari all’eccessiva concentrazione di potere a Bruxelles e vogliono il ritorno delle sovranità nazionali».
E i polacchi del Pis?
«A mio avviso dovrebbero esserci anche loro. Anche se i rapporti con la Russia sono un elemento di forte differenza con gli altri e soprattutto con la Lega. Ma è come sulla politica economica: abbiamo tutti un interesse comune superiore, riprenderci la nostra sovranità nazionale e salvaguardare le nostre culture in Europa».
Se questo gruppo nascesse, avrebbe un candidato comune alla presidenza della Commissione? E chi sarebbe?
«Non lo so. Vedremo. Allo stato attuale, un candidato possibile sarebbe proprio Salvini, perché mostra di sapere come mettere insieme i diversi partiti euro-critici. Se poi il Fidesz dovesse lasciare il Ppe, come io spero, sicuramente anche Viktor Orbán diventerebbe un candidato possibile».