Radio Radicale, morta senza funerale.

Accogliamo con malcelato sorriso la notizia della fine di Radio Radicale. Strumento del Partito Radicale – colpevole meschino e oscuro delle ‘riforme sociali’ dal nome di “aborto” e “divorzio” per dirne alcune – per anni Radio Radicale ha contribuito a diffondere la malattia democratica, come se la conoscenza (ma nessuno la ascoltava) di fatti e parole comportasse ‘libertà’. Ma soprattutto è stata una mangiatoia sulle s-palle degli italiani, dal momento che “riceve ogni anno un finanziamento pubblico di 8,33 milioni di euro per la convenzione con lo Stato per la trasmissione delle sedute del Parlamento, e 4 milioni 431 000 euro dai fondi per l’editoria in quanto organo della Lista Marco Pannella. Nell’agosto 2008 Radio Radicale è stata l’unica emittente esclusa dal ridimensionamento dei fondi pubblici per l’editoria in quanto impresa radiofonica privata che ha svolto attività di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 230” (fonte Wikipedia): dunque, pensate a quanti radicali abortisti unti e bestemmiatori hanno per anni mangiato da Radio Radicale e quindi dagli italiani, fornendo un ‘servizio’ inutile e, anzi spesso, dannoso.

Ora la pacchia è finita, speriamo. 

(tratto da www.ilgiornale.it) – Radio Radicale rischia la chiusura: “Governo non rinnoverà la convenzione”.
Lo ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria: “Il servizio è stato svolto per 25 anni senza l’affidamento con una gara”.

“È intenzione di questo governo (almeno mia e del Mise che abbiamo seguito il dossier) di non rinnovare la Convenzione con Radio Radicale per svolgere il servizio. Vorrei che i termini fossero corretti, non rinnovare la Convenzione”. Lo ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Editoria, Vito Crimi. Così Radio Radicale rischia di chiudere.

A margine alla Prima conferenza regionale sullo stato dell’informazione locale in Lombardia, Crimi ha precisato: “Non rinnovare la convenzione per svolgere un servizio che Radio Radicale ha svolto per 25 anni senza alcun tipo di valutazione, come l’affidamento con una gara. Nessuno ce l’ha con Radio Radicale o né vuole la chiusura. Sta nella libertà del Governo farlo”.

Negli ultimi vent’anni, secondo Crimi, “è stata rinnovata come una concessione. Esiste Rai Parlamento, un servizio pubblico, un canale istituzionale che trasmette le sedute parlamentari e delle commissioni”.

La reazione
Subito è sorta la preoccupazione della Fnsi. “La scelta del Governo di tagliare il fondo per l’editoria è sciagurata perché colpisce le voci delle differenze. Per capirci: colpisce Radio Radicale, Il Manifesto, l’Avvenire, tanti giornali diocesani e molte realtà locali in Campania dove c’è il rischio che in numerose province non resterà nessuna voce a raccontare il territorio. Mette a repentaglio la voce della diversità e della differenze perchè sono tagli destinati a diventare bavagli. Quando si chiude un piccolo giornale si oscura una comunità”, ha tuonato Giuseppe Giulietti, presidente nazionale della Fnsi, oggi a Benevento per un corso di formazione dedicato ai giornalisti. “Per questo proporremo una serie di iniziative di lotta a partire da oggi per contrastare questa decisione che lede, ferisce ed umilia l’art. 21 della Costituzione – ha continuato -. Ci rivolgeremo al Capo dello Stato”.