Concert(in)o del 1° maggio: salasso, sudore e fallimento

Non lo guarda nessuno, se non quelli che sonnecchiano sul divano, di fronte al televisore. Non ci va nessuno, se non qualche centinaio di zecche sudate e visibilmente alterate. Non vi si trova un artista degno di questo nome, ogni 10 pupazzi che si alternano sul palco. E’ la vetrina della sinistra radical chic, che canta “bella ciao”, fa il pugno chiuso, ma poi scende dal palco, sale sull’NCC e torna nei quartieri buoni: visto che ci costa un sacco di soldi, non sarà il caso di smetterla con questa pagliacciata maleodorante del concerto del 1° maggio?

di Renato Farina

(www.liberoquotidiano.it) –  01.05.2019 – Il Concertone! È arrivato silenzioso come un basilisco. Ha aperto la bocca e si è ingoiato 800mila euro. In gran parte della Rai e dell’ Eni. La Rai la paghiamo noi. L’ Eni è in gran parte dello Stato. Al Comune di Roma tocca ripulire, occuparsi della sicurezza: altri 200mila euro. Che soddisfazione per i lavoratori delle fonderie, che ancora esistono, e per i camerieri dei ristoranti, ma soprattutto per i pensionati, che goduria.
L’ andazzo è cominciato il 1990. L’ inventore si chiama Maurizio Illuminato, un imprenditore di Catania, che se lo creò e da allora ce l’ ha rifilato. Nacque al tempo in cui il Partito comunista era in lacrime dopo il crollo del Muro e si stava trasformando in Pds.
Non c’ erano più paradisi che la Cgil osasse indicare al popolo. Va be’, un pochino Cuba, ma vuoi mettere la Russia Ed ecco allora una voluta di fumo per nascondere il fiasco: l’ oppio della musica, magari d’ avanguardia, di protesta, incazzosa, in attesa di risistemare un nuovo apparato ideologico. Da allora questa gigantesca patacca ci si è appiccata come una sanguisuga, la réclame di una sinistra eternamente rompicoglioni, mai nuova, sempre inneggiante ai suoi riccioli perduti e rinascenti.
C’era una volta il Primo Maggio come Festa del Lavoro, che la Chiesa affiancò con la ricorrenza di San Giuseppe Artigiano. Il fascismo spostò la data al 21 aprile, compleanno di Roma, che non pare un’ idea geniale per supportare il tema, ma forse era una battuta del Duce che allora non fu capita. Poi il calendario si è risistemato, i primi tempi aveva il suo perché, infondeva orgoglio, personalmente ricordo mio nonno con la camicia bianca. Poi è diventata una celebrazione in più utile per i ponti. Il nocciolo è stato frantumato: non sono più le lotte operaie, contadine o impiegatizie: ma il fancazzismo eretto a monumento romano nella piazza di San Giovanni in Laterano, dove suona il tamburo e il chitarrino gente che non ha mai lavorato. E ci inonda dei suoi predicozzi in rima, trovando giustificazione al proprio cachet nei riferimenti alle bandiere rosse.
Povera gloria antica e polverosa dei vecchi socialisti: è stata sommersa come Atlantide, è un reperto per leader sindacali che ad esempio oggi si ritrovano a Bologna, ma non se ne accorge nessuno. Tutti invece siamo costretti ad accorgerci del Mostro che si è mangiato il Primo Maggio e si insedia nelle nostre vite grazie alla tivù pubblica e a nostre spese. Per di più sotto elezioni europee sarà un gigantesco spot per i beniamini dei sindacati: tutti a sinistra. Ma la sceneggiata della durata di una dozzina di ore è una tale sbobba di gridolini e nenie da provocare allergie vastissime nei confronti del colore rosso o di quello arcobaleno reclamizzati sistematicamente.
Scommettiamo? Quest’ anno sarà una sarabanda antifascista. Un’ overdose di luoghi comuni sui poveri in bocca a chi non li frequenta.
La presentatrice, come già l’ anno prima, è Ambra Angiolini. Siccome paghiamo noi, è bene sapere per chi e per che cosa paghiamo. Ci permettiamo di fornire l’elenco delle star. Leggetelo ad alta voce. E dire che una volta il settimanale satirico Cuore pubblicava il catalogo delle udienze del papa pubblicate dall’Osservatore Romano, con i nomi di vescovi ostrogoti, per far ridere. E questi qua?
Artisti musicali: Daniele Silvestri, Ghali, Subsonica, Carl Brave, Manuel Agnelli con Rodrigo D’Erasmo, Achille Lauro, Motta, Gazzelle, Ghemon, Negrita, Ex-Otago, Zen Circus, Rancore, Canova, Pinguini Tattici Nucleari, Coma_Cose, Anastasio, Izi, Fast Animals and Slow Kids, Eugenio in Via Di Gioia, La Municipàl, Bianco feat. Colapesce, La Rappresentante di Lista, Lemandorle, Eman, Dutch Nazari, La Rua, Omar Pedrini, Orchestraccia, Fulminacci.
Fulminacci non è un’imprecazione che ci ha suggerito Nonna Papera, ma l’ultimo a esibirsi.
I nomi vi dicono qualcosa? Non preoccupatevi. Non resterà in aria neanche una nota immortale, in compenso salterà fuori qualche polemicuccia a forza, per dare notorietà a chi si inventerà qualche pagliacciata.
Si cominciò presto a reclamizzare la sinistra. Nel 1991 i Gang, gruppo folk rock militante italiano, lessero un proclama rivolto ai lavoratori per lo sciopero generale contro l’ allora governo Andreotti, eseguendo il brano Socialdemocrazia al posto di Ombre Rosse. Elio e le Storie Tese non furono fatti esibire in diretta tivù perché avrebbero fatto nomi e cognomi dei politici corrotti. Sempre pronti a invocare manette: arrivarono. Bravi, contenti?
Nel 1993 Piero Pelù attaccò Giovanni Paolo II accusandolo di occuparsi troppo di sesso e poco di temi religiosi.
Poi inizia la sequenza di attacchi a Berlusconi. Poi, sempre più coraggioso, Piero Pelù dopo aver picchiato Wojtyla, se la prenderà con Matteo Renzi: «È il boy-scout di Licio Gelli» (2014).
Normale. Interessante osservare le cifre. Secondo la questura non si va mai oltre le 140mila presenze. Invece c’ è una costante invenzione di numeri forniti dagli organizzatori e bevuti come oro colato dalla Rai, che li dà in diretta, senza filtri, ovvio. Si arriva a usare la tecnica della lievitazione, come la pasta: «Trecentomila spettatori, che in serata diventano settecentomila, poi addirittura un milione» (titolone di Repubblica). Se sono così tanti, perché non fanno un euro a testa e se la pagano da soli?.