Trenitalia corre sopra la Scala Santa

a cura della Redazione di Azione Tradizionale

E’ domenica, ora di pranzo e a Roma piove: con un fraterno camerata cogliamo l’occasione per visitare la Scala Santa, nei pressi della Basilica di San Giovanni, presso il Santuario che conserva anche il Sancta Sanctorum: in questi giorni la Scala Santa è libera dalle coperture in legno che in genere ne preservano l’integrità e decidiamo di recarci lì per onorare il rito della preghiera mediante salita in ginocchio dei sacri 28 scalini.

Appuntamento di fronte all’entrata, qualche turista incappucciato con impermeabile e una grigia ‘sorpresa’ all’arrivo sulla piazza. Ecco cosa troviamo:

La facciata del Santuario, che contiene la Scala Santa e ‘le cose sante tra le cose sante’, è interamente coperta dal telone pubblicitario di Trenitalia-Frecciarossa, con il contributo di Urban Vision.

Dunque, fedeli e credenti, uomini di religione e devoti si recano presso il Santuario e vengono accolti – avete visto bene – dal muso del treno rosso. Insomma, si sono venduti anche la facciata del Santuario. La facciata, che dovrebbe accogliere e richiamare immediatamente il fedele al raccoglimento e alla giusta gravitas per la visita del Santuario, è sporcata dalla pubblicità. 

Ma ci avviciniamo di più, stupiti, amareggiati ma poi consci dei ‘tempi che corrono’. E notiamo anche questo:

Allora, i pubblicitari di Trenitalia e i loro ‘amici’ della Chiesa che hanno concesso la facciata, hanno anche un cuore: infatti, l’impianto riduce lo smog, a detta loro. Eh già, capito fedele ‘infedele’ che pensavi che questa facciata coperta dalla pubblicità fosse uno scempio? Ti sbagli! Riduce lo smog: quindi sbrigati a fare la tua preghierina e corri a prendere il treno di Trenitalia, che riduci lo smog, fai felice Greta, fai guadagnare Trenitalia e il Vaticano e siamo tutti più felici.

Poi in basso, in tono dimesso, si legge questo:

Ecco, la Scala Santa.

Allora, la saliamo, dedichiamo le preghiere a ciò che riteniamo Alto, più alto di questa gigantesca pubblicità, delle preoccupazioni di budget dei supermanager e della psicosi del ‘rispetto dell’ambiente’. Perché occorre prima preoccuparsi dell’ambiente interno, ossia della propria anima: nessuna pubblicità ne può ridurre lo ‘smog interiore’.

E teniamo la guardia alta sulla Fede.