Armati di KULTUR! Novità dagli scaffali

Brigata Nera Aldo Resega

Titolo completo: Brigata Nera Aldo Resega. Storia documenti immagini e uniformi 1944-1945

Autore: Fausto Sparacino, Noberto Bergna

Anno: 2017

Pagine: 432

Il libro: Questo volume racconta in maniera dettagliata la storia dell’8° Brigata Nera di Milano, intitolata alla memoria del Federale Aldo Resega. La narrazione storica degli avvenimenti include le vicende che hanno preceduto la costituzione della “Resega”, trattando le attività dei presidi cittadini e dei distaccamenti periferici di cui si componeva la Brigata Nera milanese che è considerata la più importante tra quelle istituite. L’opera è corredata da un apparato iconografico notevole, più di ottocento illustrazioni e documenti, oltre alle biografie delle figure carismatiche di Aldo Resega e Vincenzo Costa, gli ultimi Federali di Milano. Una sezione a colori è dedicata all’uniformologia e alla propaganda, nella quale vengono presentati documenti inediti, rari cimeli e gran parte delle “memorabilia” riguardanti le Squadre d’Azione e la Brigata Nera. Lo studio è completato dall’Albo dei Caduti: 444 tra ufficiali, squadristi e ausiliarie che pagarono con la vita il loro giuramento di fedeltà.

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L’odissea di Mussolini

Titolo completo: L’odissea di Mussolini. Da Palazzo Venezia a Rastenburg

Autore: Alberto Bertotto

Anno: 2010

Pagine: 510

Il libro: È un Mussolini più umanamente abbordabile quello che ci appare quando ne analizziamo i comportamenti durante la sua prigionia per volere del Re, Vittorio Emanuele III, e del primo Ministro Pietro Badoglio, sull’isola di Ponza, in quella sarda della Maddalena o sul Gran Sasso d’Italia in Abruzzo. Un uomo comune, un po’ più coraggioso dei pavidi e un po’ meno remissivo degli inermi. Dal dialogare con coloro che sono stati i suoi custodi, emerge un Duce, o meglio un ex Duce, socievole, ragionevole, ubbidiente e rispettoso delle prerogative altrui. Prima della prigionia queste sfumature caratteriali del capo del fascismo erano note soltanto a poche persone. Forse aveva ragione sua moglie, Rachele, quando ha detto: “Benito sembrava un leone, ma sotto sotto era soltanto un agnello”. Le fa eco Benedetto Croce quando ha affermato: “Mussolini era un povero diavolo”. Liberato da Hitler per interesse e non per afflato cameratesco Mussolini, sorretto dalle baionette tedesche, è diventato “Il Borgomastro di Gargnano”, un dittatore dimezzato, umile e dimesso, ma pur sempre un dittatore a cui alcuni vogliono dare il merito di aver impedito che i nazisti saccheggiassero il patrimonio industriale delle regioni peninsulari non ancora liberate dagli angloamericani. Il suo sarebbe stato un sacrificio per la salvaguardia dei beni nazionali, come se l’abnegazione non facesse parte del fardello di obblighi che aveva colui il quale s’era impegnato a governare, senza essere stato eletto (si badi bene), quella parte degli italiani che, per sfortuna loro, risiedevano ancora al nord della linea gotica. Se c’è un fardello pesante da portare, chi governa lo porta per primo e se ne libera per ultimo.

DAL TESTO – “Quando uno si accinge a raccontare quello che è successo a Mussolini dopo il suo arresto avvenuto nella residenza estiva del Re, la romana villa Savoia, il 25 luglio 1943 deve lavorare con l’accetta. È obbligato a disboscare una foresta vergine di aneddoti così ingegnosamente inventati che sembrano veri o così mostruosamente veri che sembrano falsi, oppure così grossolanamente esagerati che sembrano falsi anche se sono sostanzialmente veri. Sia detto qui, a chiare lettere, che nel dare alle stampe questo libro non ho affatto avuto la presunzione di raccontare fatti o circostanze ignorate o inedite o, comunque, di aggiungere alcunché di nuovo alla straripante infinità di studi, di saggi e di rievocazioni che hanno riempito la storiografia del periodo che ha visto la fine del fascismo. Nemmeno Ruth, la diligente spigolatrice della Bibbia, riuscirebbe più a trovare una sola spiga di grano rimasta intatta dopo il passaggio di tanti provetti mietitori! Bisogna, altresì, sempre tener presente quanto ha detto Voltaire: “La Storia è una menzogna convenzionale: qualche avvenimento si è certo verificato, ma mai come esso è stato in seguito raccontato”. Come fa uno a orientarsi su Mussolini se non fissa bene e non tiene costantemente presenti le linee fondamentali, il profilo, per così dire, della sua psicologia? Questo libro, più psicologico che storico-politico, tenta di rispondere alla domanda: Mussolini al declino è stato un grande uomo che ha lasciato qualcosa dietro di sé che meriti di essere ricordato? La risposta è: dal punto di vista umano, certamente sì. Si tenga, però, presente che per diventare un grande uomo bisogna essere, innanzitutto, un grande attore. E il Duce lo era. Forse sarebbe meglio dire che era un personaggio che ha dovuo cercare gli autori per recitare la parte dell’uomo a cui voleva a tutti i costi sembrare. Ed ecco che allora possiamo capire chi è stato veramente Mussolini: proletario di nascita, socialista per emulazione paterna, concubino per vocazione, rivoluzionario per sentimento, antisemita per obbligo, guerrafondaio per convenienza e dittatore per natura”.

L’AUTORE – Nato a Biella il 05/03/1945, Alberto Bertotto si è leaureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha successivamente conseguito la specialità in Clinica Pediatrica e in Puericultura. Ha lavorato prima come Ricercatore Confermato e poi come Professore Associato di Pediatria presso l’Università degli Studi di Perugia. Oltre a svolgere attività didattica ha pubblicato più di 250 lavori scientifici la maggiorparte dei quali sono stati stampati su riviste di carattere internazionale.

INDICE DELL’OPERA – Introduzione – Capitolo I. Da Palazzo Venezia alla reale villa Savoia – Capitolo II. Da villa Savoia all’isola di Ventotene e poi quella di Ponza – Capitolo III. Dall’isola di Ponza a quella sarda della Maddalena – Capitolo IV. Dall’isola della Maddalena al Gran Sasso d’Italia – Capitolo V. Dal Gran Sasso d’Italia a Rastenburg – Bibliografia

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Non Si Può Più Attendere

Titolo completo: Non Si Può Più Attendere

Autore: Pierre Drieu La Rochelle

Anno: 2015

Pagine: 80

Il libro: Drieu ha sotto gli occhi un campo di macerie: quello della democrazia liberale, del comunismo e del fascismo. La situazione dell’europa è tragica, senza prospettive. Il tempo sta finendo. La responsabilità non è sempre e solo degli altri. La responsabilità è sempre e soprattutto personale: “io, io dico: so che mi sono comportato come un maiale da quando sono diventato un uomo; Io sono radicale. Non sono stato un buon cittadino, non sono stato un buon soldato. Io mi domando se saprò essere un buon europeo”. Drieu ha perso la propria personale guerra per la conservazione della civiltà occidentale. Prima del definitivo tramonto c’è tuttavia ancora una possibilità: “l’unificazione economica dell’europa, dell’africa e del vicino oriente” insieme all'”unificazione politica che garantisca questa unificazione economica”, in modo tale che si possa “trovare la gestione moderna di una larga autarchia, tra i relitti del socialismo e del liberalismo”.

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Pensieri antimoderni

Titolo completo: Pensieri antimoderni

Autore: Davila Nicolas Gomez

Anno: 2008

Pagine: 116

Il libro: I celebri aforismi di Davila, approfondimento delle invettive e dei canti nietzscheani, prolungamenti degli inni e delle laudi dei soli al cospetto con il divino.

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L’Operaio nel Pensiero di Ernst Junger

Titolo completo: L’operaio nel pensiero di Ernst Junger

Autore: Julius Evola

Anno: 1998

Pagine: 184

Il libro: Der Arbeiter apparve in Germania nel 1932, quando il suo autore, Ernst Jünger (1895-1998), aveva trentasette anni ed era un esponente di rilievo della Rivoluzione Conservatrice. La sua prima traduzione integrale in italiano si è avuta soltanto oltre mezzo secolo dopo, nel 1985. Inutilmente, già negli Anni Cinquanta, come è documentato dalla lettera inedita riportata in questo libro, Julius Evola aveva cercato di farlo pubblicare; non essendo riuscito nel suo intento, decise di realizzarne una lunga parafrasi commentata: un saggio che alternava ad ampi brani dell’Arbeiter spiegazioni, giudizi, ampliamenti di vedute, rettifiche di mira in base a coordinate più “tradizionali”, aggiornamenti necessari per il secondo dopoguerra, in modo da renderla opera autonoma e personale. Evola scelse di tradurre il titolo come “Operaio”, e non come “Lavoratore” o “Milite del lavoro” secondo altre, peraltro autorevoli, proposte degli Anni Trenta. Il volume apparve una prima volta nel 1960, quindi nel 1974. Questa nuova edizione è integrata da una appendice che riunisce altri interventi evoliani su Jünger pubblicati fra il 1943 e il 1974 che documentano l’evolversi del suo punto di vista, ed un’ampia bibliografia italiana dello scrittore tedesco. La scelta di Evola di presentare al lettore italiano proprio L’Operaio, tra le molte opere di Jünger, è presto spiegata: si tratta infatti di quella maggiormente significativa del primo periodo dello scrittore, che per Evola era il più importante, in cui si affronta nella sua essenza il problema della visione e del significato della vita nell’epoca moderna, soprattutto nell’era della tecnica. Analisi di vivo interesse non soltanto negli anni in cui venne scritto, ma tuttora quanto mai attuale, dato che la Modernità ha forse modificato volto, ma nella sostanza è rimasta identica riguardo a metodologie e scopi. Sicché quanto Jünger indicava nel 1932 agli uomini più responsabili vale ancor oggi sul piano di una concezione antiborghese ed “eroica” della vita, capace di risollevarli dallo stato di abbandono psicologico in cui sembravano precipitati. Il libro di Jünger si presenta da un lato come una acuta diagnosi del mondo contemporaneo, lontana da ogni pessimismo di maniera o di ottimismo acritico, espressa con la forza della drammatizzante fantasia di un grande artista, dall’altra come l’indicazione di uno stile di vita per non diventare succubi della Modernità e, al contrario, volgere a proprio vantaggio le sue dinamiche distruttive. Sicché l’Operaio jüngeriano non è una classe sociale e ancor meno il “lavoratore proletario”, bensì il simbolo di un nuovo tipo umano capace di trasformare in forza spiritualmente formatrice tutto ciò che di apparentemente pericoloso presenta l’epoca ultima. Il che non poteva non interessare l’Evola de Lo yoga della potenza e di Cavalcare la tigre. Un libro, quindi, che sul piano polemico si oppone al materialismo economico, agli ideali di una prosperità da “bestiame bovino”, alla borghesizzazione degli stessi gruppi che ostentano la divisa dell’antiborghesia, mentre sul piano costruttivo intende affermare la necessità di una educazione volta a formare un nuovo tipo d’uomo, disposto a dare assai più che a chiedere, al fine di superare la crisi da cui è sconvolto il mondo moderno. Infatti, la “via della salamandra” dell’“Operaio” jüngeriano che passa indenne attraverso il fuoco, è identica al “cavalcare la tigre” dell’“uomo differenziato” evoliano.

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Gioventù Drogata 

Titolo completo: Gioventù drogata. Il pericolo di liberalizzare le droghe.

Autore: Daniele Saponaro

Anno: 2018

Pagine: 76

Il libro: La legalizzazione della cannabis è da decenni uno dei temi più chiacchierati nel nostro Paese. Saponaro ha deciso di affrontarlo senza la volontà di indottrinare, inquadrando la questione da una prospettiva diversa. Cosa c’è dietro il movimento dell’antiproibizionismo? Cosa c’entra gente come Soros, quanto sono veri gli stereotipi sull’uso terapeutico e sul paragone con l’alcool? Perché alla nostra società sta tanto a cuore questo argomento, in un mondo dove tutto ormai viene vissuto come un diritto, dove l’unico obiettivo a cui l’uomo moderno aspira sembra essere diventato il piacere personale, scavalcando completamente l’ordine e le leggi a cui ispirarsi e alle quali rispondere? Il volume prova a scardinare queste spinose questioni, cercando di mettere in luce quanto sia essenziale e opportuna questa battaglia sulla legalizzazione.

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