Lettera di una madre fiera di abortire

(a cura della Comunità Militante Furor)

Repubblica.it e la sua Concita De Gregorio sono ancora paladini della morte procurata per aborto. E pubblicano una lettera sconcertante.

Ma partiamo dall’inizio. “Il corpo è mio e decido io“: è questo ciò che affermano le femministe quando si discute sull’aborto. Non considerano – perché non conviene – che dentro quel “loro” corpo (che poi non è loro) si trova un essere che già vive che ha il diritto di nascere. Ma la perversione del mondo moderno fa quella vita possa diventare spazzatura. E si garantisce alla madre il diritto di uccidere il figlio. Per non parlare della infima considerazione del padre (che non è genitore 2), la società è sempre più convinta che il feto sia soltanto un pezzo di materia facilmente rimovibile, quando una gravidanza sarebbe proprio una “sfortuna”. Non siamo qua a spiegare come avviene la squallida pratica dell’aborto (letteralmente abominevole), vogliamo riflettere sulla superficialità della società moderna, la quale non è mai pronta a rispondere delle proprie azioni e dei propri sbagli, cercando sempre la via più semplice per evitare i problemi, anche se un figlio ci rimette la vita. Nel “fantastico mondo della libertà e della democrazia” infatti se hai 14 o 15 anni puoi fare tutto ciò che vuoi, proprio tutto, e in caso di incidenti indesiderati, di una “disgrazia” quale potrebbe essere una gravidanza, ci pensa un aspiratore a eliminare via i “guai”. Questa visione che mira alla distruzione del disegno di Dio non può che trovare consensi in una civiltà desacralizzata come quella contemporanea, in cui ogni azione viene presa con superficialità e leggerezza, tant’è che è sempre più praticato l’aborto. Soprattutto perché la retorica comune lo chiama “diritto”, anziché “omicidio”.

Il testo della lettera nemmeno lo pubblichiamo, perché fa troppo schifo. Vi basti il nostro commento, ma se proprio avete pelo sullo stomaco e volete capire lo schifo che fa, trovate qui il testo.