Finestra di Overton che apre al gender

(a cura del Cuib Femminile della Comunità Militante Raido)
Trans, ragazzi e uomini e persone “non binary possono avere il ciclo” e ancora “le mestruazioni devono includere tutti i sessi”: queste alcune tra gli assunti più sconvolgenti che troverete riportati nell’articolo sotto.
Una piccola riflessione: ma dove è finita in questo caso l’evidenza scientifica, l’importanza dei dati oggettivi, l’analisi puntuale di causa ed effetto, il materialismo con cui la nostra società ci uccide ogni giorno? 
Sembra che quando non faccia comodo, l’evidenza scientifica debba lasciare spazio alla creatività  del fanatismo gender.
Ma nel mondo del caos, anche i “paladini della giustizia” si incartano e si contraddicono: se la scienza è il loro dio, poi la stessa scienza viene accantonata quando dimostra che il gender non esiste.

(tratto da www.ariannaeditrice.it – di Enrica Perucchietti) – Secondo quanto riportato dal Telegraph, ai bambini delle scuole del comune di Brighton, in Inghilterra, verrà insegnato che “tutti i generi” possono avere le mestruazioni. Si tratta di una nuova “vittoria” per i sostenitori dei diritti transgender, come leggiamo nell’articolo: «School children will be taught that “all genders” can have periods in new sex education lessons, in a victory for transgender rights campaigners». 
Il consiglio degli insegnanti di Brighton ha scritto un “report” che afferma: «Trans, ragazzi e uomini e persone “non binary” possono avere il ciclo», e ancora che «le mestruazioni devono includere tutti i sessi». Per approfondimenti rimando all’articolo originale di cui allego screenshot del titolo qui sotto: https://www.telegraph.co.uk/…/boys-can-have-periods-school…/
Qua articolo invece del Daily Mail: https://www.dailymail.co.uk/…/Eight-year-old-pupils-told-bo…
Insomma, il gender ha incassato l’ennesima vittoria. Anche in questo caso, di delirio si tratta. 
Fino a un annetto fa si diceva fosse una “bufala”. Non esisteva e non era possibile parlarne (chi lo faceva finiva nelle liste di proscrizione, coperto di insulti e minacce). Poi, gradualmente, grazie alla narrazione mainstream e allo spettacolo, è penetrato nell’opinione pubblica e oggi sta piegando al politicamente corretto persino la natura e l’evidenza, con una ferocia tale da rendere il bipensiero orwelliano e la psicopolizia roba da dilettanti. Perché psicopolizia? Perché se provi a opporti o a proporre un dibattito, sei un oscurantista e un retrogrado! Un pericoloso fascista che va vaporizzato!
Nel giro di un paio d’anni siamo stati cotti come la famosa rana di Chomsky. Siamo arrivati al punto che i genitori educano i figli genderless e somministrano loro farmaci ormonali per bloccarne lo sviluppo e ora si vorrebbe insegnare che tutti i generi possono avere le mestruazioni.
Secondo la tecnica che abbiamo esposto con Gianluca Marletta in Unisex (Arianna Editrice) della desensibilizzazione e del bloccaggio, si è convertita l’intera popolazione alla tematica. Ora è diventata di moda, anzi è scienza. Si tratta di un faro del progresso che permette di vivere in completa libertà la propria vita e in modo liquido il proprio orientamento sessuale. Si può persino “riscrivere” la realtà.
Si è cioè prodotta una campagna di propaganda che nel giro di pochi anni ha trasformato la mentalità e la sensibilità di massa rispetto a questo tema (e derivati). Questo processo ha avuto delle tappe specifiche.
Nel 2002, il consulente di Corporate America, Paul E. Rondeau, in un articolo pubblicato per una rivista di studi giuridici, definiva con maggiore precisione quali dovessero essere i “passaggi” di quella che lui definiva la conversione dell’opinione pubblica al gender (https://www.regent.edu/…/Vol.%2014,%20No.%202,%208%20Rondea…).
Rondeau affermava esplicitamente l’esistenza di un piano strategico per la conversione della comunità eterosessuale all’ideologia di genere (uso qua il termine “ideologia” perché di questo si tratta):
Le fasi di questo processo sarebbero essenzialmente tre:
1. la “desensibilizzazione: bisogna inondare la società di messaggi e modelli “Gender” fino a renderli “noiosi”. In questa maniera, l’opinione pubblica si abituerà a considerare “normali” tali comportamenti e modelli senza nemmeno rendersi conto del cambiamento in atto;
2. il “bloccaggio”: ovvero la censura preventiva d’ogni tipo d’opposizione al gender, bollando come bigotta, discriminatoria e persino nazista ogni manifestazione di dissenso.
3. la “conversione”: a questo punto, la maggior parte della popolazione finirà per accettare il gender e le sue ricadute pratiche e di costume. L’importante, come afferma Rondeau, è che il messaggio sia diretto da subito alla gran massa della popolazione che non ha un’idea precisa sulla questione: «Non curarti dei salvati e dei dannati: rivolgiti agli scettici».