M5S: da antisistema a nuovo centrosinistra

di Umberto Camillo Iacoviello

Il M5S da 6 anni vive in una situazione paradossale: è la prima forza alle politiche del 2013 con il 25,55%  e a quelle del 2018 in cui raggiunge il 32,78%, ma non ha mai ottenuto una regione e le uniche realtà rilevanti che amministra sono Roma e Torino. Si potrebbe fare una prima osservazione banale -ma non troppo: nella maggior parte degli elettori pentastellati vige una più o meno giustificata repulsione nei confronti dei vecchi partiti, ma questa overdose di onestà ha vita breve quando si parla di comuni e regioni. Anche gli elettori pentastellati preferiscono parenti e amici quando si tratta di piccole realtà? A quanto pare sì. Il successo del M5S è il risultato della propaganda anti-politica e almeno fino ad un paio di anni fa anti-UE, da quando è nato il “governo del cambiamento” il M5S ha continuato a perdere consensi fino ad arrivare al 17,1% delle elezioni europee. La voglia di distinguersi dalla Lega ha portato fuori l’indole progressista del Movimento e questo a molti elettori di destra che alle ultime elezioni hanno optato per il M5S non è piaciuto. Tale tendenza in realtà era ampiamente prevedibile.

Il premier Conte inizialmente scelto dal M5S come ministro della pubblica amministrazione ha solennemente dichiarato di aver votato il Partito Democratico fino al 2013. Il presidente della camera Roberto Fico espressamente favorevole allo ius soli invece, prima di entrare nel M5S era un elettore di Rifondazione comunista e non stupisce il suo spiccato animo cosmopolita e antipatriottico esternato in particolar modo il 23 maggio 2018 quando è stato ripreso con il volto contrariato e le mani in tasca durante l’esecuzione dell’inno di Mameli, in occasione della commemorazione della strage di Capaci, non solo, è anche favorevole al global compact e contrario al decreto sicurezza di Salvini. Anche Alessandro di Battista votava lo stesso partito (nonostante il padre “fascista”), dopo aver abbandonato Rifondazione Comunista ha iniziato a votare il Partito Democratico prima di entrare nel M5S. Un altro personaggio ostentato dal movimento era l’ammiraglio Rinaldo Veri che presentando la sua candidatura nel M5S alle politiche del 2018, imbarazzò tutti dichiarando che l’anno precedente la sua candidatura a sindaco di Ortona era appoggiata dal Partito Democratico, in questo caso la candidatura dell’ammiraglio venne ritirata. Filippo Nogarin, l’ex sindaco pentastellato di Livorno, in gioventù votava il partito di estrema sinistra Democrazia Proletaria e nel 2009 si schierò apertamente a favore del candidato sindaco Alessandro Franchi del Partito Democratico. Con questo passato non stupisce che nel giugno 2018 dichiarò su Facebook  “Livorno porto aperto” per la nave Aquarius che traghettava 629 migranti, post frettolosamente rimosso per non mettere in difficoltà il governo gialloverde. Pochi mesi prima il consiglio comunale di Livorno aveva approvato una mozione di una lista civica di sinistra che concedeva il riconoscimento della cittadinanza onoraria a tutti i bambini con genitori stranieri. Cittadinanza onoraria che il sindaco grillino si è preoccupato di togliere a Benito Mussolini, evidentemente un pericolo per Livorno.

Anche i grillini che non hanno un passato nella sinistra si sono dimostrati dei degni alfieri del progressismo. Il noto Gregorio De Falco dopo aver difeso le ONG che traghettano esseri umani nel Mediterraneo, ha criticato il decreto sicurezza di Salvini definendolo “l’anticamera dell’autoritarismo”. Il ministro della difesa Elisabetta Trenta – più incline al ballo che alla guerra – nonostante abbia fatto il consigliere comunale a Velletri sostenendo Bruno Cesaroni di Alleanza Nazionale, ha mostrato fin dall’inizio la sua posizione immigrazionista e di recente ha affermato “Sono appena tornata da un viaggio nel Corno d’Africa, ero stata poco tempo prima in Niger: in questi Paesi abbiamo dei tassi di crescita demografica incredibili, il raddoppio della popolazione entro il 2030. Come pensiamo di poter gestire questo futuro con la chiusura dei porti? È impossibile, bisogna lavorare su una soluzione alternativa.” concludendo che bisogna trovare la famosa “soluzione europea” che non consiste in una risoluzione del problema in Africa ma in una ridistribuzione degli immigrati in tutta l’Europa, in soldoni, dobbiamo accettare la sostituzione etnica, non come italiani ma come europei. Quando si parla di “sostituzione etnica” non c’è nessun riferimento a qualche fantomatica teoria del complotto, ma semplicemente a ciò che scrive l’Onu nei suoi rapporti quando parla chiaramente di migrazione sostitutiva.

Altro fiore all’occhiello del M5s è il sindaco di Roma. La Raggi si è sempre dichiarata antifascista arrivando a cantare “bella ciao” in Campidoglio in perfetto stile Boldrini durante una manifestazione “contro il fascismo” organizzata dall’Anpi ed è nota per le sue simpatie nei confronti dei rom e il suo odio per CasaPound. Il sindaco di Torino – Chiara Appendino dopo aver nominato assessore comunale alle Pari opportunità tale Marco Alessandro Giusta (ex presidente dll’arcigay di Torino) ha promosso le famiglie omogenitoriali e semafori gay friendly. Ultimamente ha fatto parlare di sé impedendo ad Altaforte edizioni di partecipare al salone del libro di Torino, un po’ perché la casa editrice è legata a CasaPound, un po’ perché Altaforte aveva di recente pubblicato il libro-intervista “Io sono Matteo”,  due piccioni con una fava. Ovviamente la sindaca è andata a salutare gli amici degli Emirati Arabi presenti al Salone internazionale del libro, Emirati in cui i diritti umani vengono calpestati, ma per i vessilliferi del politicamente corretto se non appartieni alla cultura europea sei aprioristicamente da elogiare in nome di un multiculturalismo etnomasochista. Appendino da un lato si batte per i diritti lgbt e dall’altro organizza la giornata “moschee aperte”. L’inconciliabilità tra Europa e Islam è stata sottolineata a più riprese da Giovanni Sartori, uno dei più grandi politologi a livello internazionale, in una delle sue ultime interviste dichiarò che è un’illusione credere di poter ‹‹integrare pacificamente un’ampia comunità musulmana, fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, con la società occidentale democratica›› e ancora ‹‹dal 630 d.C in avanti la Storia non ricorda casi in cui l’integrazione di islamici all’interno di società non-islamiche sia riuscita››. 

Anche di Maio ha le idee confuse, è preoccupato dalla deriva di “ultradestra” dell’Europa, dimenticando che lo stesso M5S fa parte dell’EFDD assieme a partiti di destra come il partito Alternative für Deutschland considerato anch’esso di estrema destra. Non contenti, i grillini hanno cercato inutilmente di entrare nel gruppo ALDE (il gruppo più liberista del parlamento europeo) alla faccia della lotta alla povertà. Sempre di Maio, sulla scia dell’antifascismo ha iniziato a perdere tutti i voti di quella “destra di sfigati”, sì, perché il M5S ha esternato simpatie per il regime di Maduro e simpatizza per la Cina, ignorando i pericoli dell’imperialismo commerciale di Pechino e ovviamente dimenticando i famosi “diritti umani” violati in questi paesi.
C’è ancora qualcuno che ha il coraggio di affermare che “il M5S non è né di destra né di sinistra”? È uno specchietto per le allodole.

Marcello Veneziani ha definito il M5S la “versione ignorante del politicamente corretto”, potremmo anche definirlo la “versione onesta del centrosinistra” visto che il movimento è in tutto e per tutto ideologicamente identico al PD, LeU e affini, ma non ha problemi con la giustizia. Occorre sottolineare che questa “onestà a tutti i costi” non è affatto sinonimo di buon governo, Boldrini è una donna onesta, lo è anche Mario Monti e perfino il contadino che vive sotto casa mia è un onesto lavoratore, ma non per questo ha le carte in regola per fare il ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.
Cosa determina quindi il successo del M5S? Sicuramente il pressapochismo dell’elettorato medio grillino –sollecitato dai vertici pentastellati- che fa della denigrazione degli altri il suo unico punto di forza, forza che si sgonfia, quando una volta al governo non sei in grado di dare soluzioni o peggio, dimostri di avere le stesse idee dei tanto vituperati dem. Un’altra risposta è stata data dall’economista Giulio Sapelli che ricordando il sociologo Theodor Geiger ha affermato che la democrazia ‹‹si è trasformata in democrazia di massa, e nelle democrazie di massa gli elettori votano solo con l’emotività. Il problema grave è che nella democrazia di massa ci sono delle classi politiche che anch’esse lavorano solo non per elevare l’intelligenza degli elettori, ma solo per sollecitarne le emozioni. Questo è ciò che capita anche su questa questione, in Italia c’è un’isteria, non c’è più un’agorà, non si discute più di politica, ci si insulta, si grida, si accusa. […] Questa cosa del reddito di cittadinanza è una cosa tipica, hanno puntato sulle emozioni, quando abbiamo il 40% dei giovani disoccupati, una disoccupazione al sud e anche al nord elevata, lei capisce che crei delle emozioni ma non dai delle opportunità.››
Quando si fanno pressioni sui costi della politica si sta puntando sull’emotività, quando si manifesta gridando “restiamo umani” ci si sta appellando alle emozioni. Tuttavia, sollecitare le emozioni non aumenta l’occupazione.

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