“Esibisca passaporto e profilo social, prego!”

3 Giugno 2019, scorrendo la home di uno dei più famigerati social network, questi mondi virtuali che ci accompagnano ormai quotidianamente, appare una notizia che apparentemente potrebbe avere del fantascientifico: per ottenere il visto Usa saranno richiesti anche dettagli dei social media.
Purtroppo non è ‘fantascientifica’: infatti, in qualità di uomini in rivolta contro il mondo moderno quali tendiamo ad essere, sappiamo ben riconoscere le logiche che si celano dietro a certe decisioni che i governi, “per motivi di sicurezza”, di tanto in tanto adottano nei confronti e “per il bene” dei loro cittadini.
Ma, come si suol dire, repetita iuvant, perciò, anche stavolta riteniamo necessarie quelle precisazioni relative al miglior approfondimento del nemico e delle armi di cui usufruisce in chiave sovversiva.
 
Da sempre i social network ci sono stati propugnati come piattaforme di rete volte alla quanto più diffusa, immediata ed efficace comunicazione tra le persone. Osservando il fenomeno in una sua prima facciata, in effetti, tali sono.
Tuttavia non è da scordare come, secondo la logica del veleno fatto assumere insieme allo sciroppo gustoso per nasconderne la presenza, anche i social network possono diventare strumento di determinati attori, governativi e non, dimostrandosi come i migliori raccoglitori di informazioni personali degli individui.
Il processo è automatico: creando un proprio profilo social, l’individuo lo modellerà a seconda dei suoi interessi e tendenze personali, inserendo informazioni che vanno dai dati sensibili, talvolta anche quelli più intimi, fino al “mettere like” alle pagine che più rispecchiano i suoi gusti (es. un genere musicale ecc.)
Ecco che, automaticamente, il database che racchiude le informazioni del nostro profilo virtuale, porge al sistema ogni tipo di caratteristica a noi relativa, incasellandoci in quel modello di consumatore (se per esempio l’ambito di studio e raccolta dati è volto a fini pubblicitari e di consumo) che più ci è idoneo.
 
Ma no, questo è complottismo! Siete dei paranoici! Esiste la privacy e il suo rispetto!
E’ vero, esistono lunghissimi moduli da “accettare” riguardanti il rispetto della privacy e dei dati personali, ma pensiamo a quante volte ci è capitato di scorrere pagine web e trovare al loro fianco delle inserzioni riguardanti ricerche che abbiamo fatto, magari due giorni prima, circa un viaggio o un semplice acquisto che stavamo anche solo programmando. E’ forse frutto di una casualità o esistono degli algoritmi nei quali entriamo e che, a seconda delle nostre interazioni virtuali, creano una sempre più fitta e ricca rete di informazioni relative a quest’ultime, quindi, ai nostri interessi?
 
E’ il concetto del consumatore perfetto che non deve più aver bisogno di andarsi a cercare le cose, in quanto è lo stesso sistema che gliele pone di fronte, in modo che tempo e “impegno” nel trovarle siano minimi e l’acquisto più soddisfacente possibile.
Proprio come un animale in gabbia che non si preoccupa più di andare a cacciare la sua preda, sapendo che tanto ci sarà sempre qualcuno che dalle sbarre gli porge il contentino giornaliero, giungendo così a scordarsi delle immense praterie al di fuori di esse, ignorando e rifiutando la stessa possibilità di uscirne, finendo per scordarsi lo stesso concetto di libertà.
 
E’ in tal modo che si sviluppa la “faccia nascosta” dei social network e del ruolo che i nostri dati personali e le nostre interazioni al loro interno assumono: tramite essi i “signori della libertà” ti vogliono conoscere meglio, sapere tutto di te, di cosa fai e cosa vuoi, perché per essi nella tua “vita” non dovrai aver altra preoccupazione se non quella di consumare, comprare, avere, acquistare.
Ecco che allora, ogni occasione sfruttabile per la loro raccolta non viene ignorata da chi sta a capo di tali logiche e ne fomenta la diffusione sempre più costante e minuziosa: da una semplice registrazione su un sito, fino, come abbiamo visto, addirittura all’ottenimento di un visto.
Per non tacere il fatto che, la raccolta dei dati sui profili social di ognuno di noi permette a lorsignori di sapere se davanti a loro c’è qualcuno con un ‘pensiero pericoloso’, non conforme alla massa informe. Dunque, da tenere sott’occhio o ‘neutralizzare‘.
 
Il processo assume forma e avanzamento graduali, la libertà e la privacy vengono tolte un pezzettino alla volta, così che l’individuo non se ne possa accorgere e continui, ogni volta, senza pensarci, a premere “accetta” di fronte a quei, ormai possiamo dirlo, diabolici moduli.
Saper adottare determinati atteggiamenti di fronte a notizie del genere, o meglio, a fenomeni di tale natura, è compito essenziale di ogni individuo che si sia anche solo accorto della presenza delle sbarre di cui sopra, ricordando che “…E’ nel quadro di una simile problematica che si definisce il concetto della “guerra occulta”. 
È, questa, la guerra condotta insensibilmente da quelle che, in genere si possono chiamare le forze della sovversione mondiale, con mezzi e in circostanze ignorati dalla corrente storiografia. […] La terza dimensione della storia non deve dunque esser fatta svaporare nella nebbia di astratti concetti filosofici e sociologici, ma va pensata come “un dietro le quinte” dove operano precise “intelligenze”.” (Julius Evola, Gli Uomini e le Rovine)

(tratto da www.ansa.it) – Per visto Usa saranno richiesti anche dettagli dei social media – 
Stando a nuove regole previste dal Dipartimento di Stato
Quasi tutti i richiedenti di visto per gli Stati Uniti dovranno d’ora in poi fornire dettagli anche relativi ai loro profili su social media. Lo scrive la Bbc sul suo sito facendo riferimento a norme di nuova adozione. Le regole previste dal Dipartimento di Stato stabiliscono che dovranno essere forniti i nomi che compaiono sui social media, indirizzi mail e numeri di telefono per un periodo retroattivo di cinque anni.
La proposta risale allo scorso anno e all’epoca fu calcolato che le nuove regole potrebbero riguardare circa 14,7 milioni di persone ogni anno. Ne sono esentati coloro che richiedono alcune categorie di visto, come quello diplomatico. Chi richiede di entrare negli Usa per motivi di studio o di lavoro dovrà invece attenersi alle nuove regole.
“Lavoriamo costantemente per trovare meccanismi che migliorino il nostro iter di verifica a protezione dei cittadini Usa sostenendo al contempo i viaggi legittimi negli Stati Uniti”, avrebbe fatto sapere il dipartimento di Stato stando alla Bbc. In passato, era necessario soltanto per i richiedenti per i quali erano necessarie verifiche aggiuntive – come coloro provenienti da parti del mondo controllate da gruppi terroristici – fornire tali informazioni.