Consumerai drogandoti

(tratto da www.manageritalia.it) – Future consumption La fine dei consumi? 
Parlare di fine dei consumi fisici suona un pelino azzardato. Non possiamo certo fare a meno di vestiti, lavatrici e detersivi. Verissimo. Ma se si vive in un’altra dimensione i vestiti non servono e dunque neanche la lavatrice e il detersivo
  •   Domani è un altro giorno. Ma per fare cosa?  
Il commercio fisico è saldamente in sella. Meno soldi e più saldi per tutti. Meno consumi e più consumatori infedeli per tutti. Negoziare, contrattare, implorare, saldare e giocare al ribasso. Ma per quanto tempo ancora? A furia di sconti, i conti non tornano più. Dopo tanta flessione, urge la riflessione. Cambiare rotta, cambiare mentalità, cambiare civiltà. Perché una cosa è chiara: ovunque c’è odore di bruciato e quando il futuro è in estinzione urge un estintore che spenga, o meglio rottami, vecchi dettami. Le aziende spesso lavorano con materiale avariato, con previsioni forzate e interessate. Il wishful thinking crea artificiali aspettative che non poggiano più sul reale. L’eccessiva fiducia nella trasformazione digitale ha generato una pericolosa e ansiolitica euforia che ignora totalmente che un grande cambiamento (come quello in atto) non si domina con la trasformazione ma solo con l’azzeramento e la rinascita. Per molti forse una sfida impossibile. 
  • Deportazione dei consumi. Guerra al prodotto fisico
La digitalizzazione e smaterializzazione produce forse come atto finale la deportazione dei consumi verso altri lidi, più sintetici. Come dire, da bene di consumo a esperienza di consumo. Prima i cd, dvd, libri come pura esperienza digitale ora, tanto per fare un esempio, il makeup digitale di Johanna Jaskowska che recentemente ha collaborato con Instagram per la creazione di filtri facciali in realtà aumentata come pura bellezza immateriale. “Posso vivere benissimo senza di te, bene fisico” minaccia la futura generazione artificiale. Se la fabbrica fisica diventa fabbrica dei sogni e dunque merce intangibile allora le regole del mercato cambiano parecchio.   
  •   Da point of sale a mind of sale. Se il cervello diventa negozio
Da point of sale a mind of sale. Desiderare una merce o esperienza e vedersela recapitare direttamente nel cervello come consumo immersivo sintetico. E se il negozio del futuro fosse la mente stessa? Sognare, imparare, viaggiare, amare, giocare in una sorta di trip sintetico dove la droga è semplicemente la tecnologia che abilita tali esperienze, magari anche sensoriali (gustare virtualmente un cibo). A questi scenari le persone fanno (di norma) spallucce, eppure, immaginando il mondo fra 10 anni (non 100), tutto questo appare perlomeno verosimile. Siamo all’inizio dell’affermazione della mixed reality, che significa contemporaneamente riduzione (o ritirata) della “real reality”. Certo, ci saranno ancora bisogni fisici ma non in grado di “soddisfare l’eccessiva offerta”. Soprattutto perché i digital killer (vedi Amazon) sono anche physical killer.