Amore, sottomissione e libertà

(a cura del Cuib Femminile della Comunità Militante Raido)

La moglie deve essere sottomessa al marito, che a sua volta ha l’onere di amarla: è ciò che dice San Paolo, nella lettera agli Efesini, prestando facilmente il fianco a critiche e accuse di maschilismo. In realtà, a ben guardare, alla moglie non è chiesto che un compito molto semplice, ovvero “essere sottomessa”, che altro non significa che mettere da parte il proprio ego, esercitarsi a piegarlo nell’obbedienza, la più grande forma di libertà. È così che la donna diventa libera.
Tuttavia non è poi uno sforzo così grande: cosa c’è di più giusto e più romantico che obbedire a qualcuno che si sta prendendo cura di noi? Perché qui subentra l’onere del marito, cui è chiesto uno sforzo ben più grande, ovvero quello di amare la propria moglie. Amare significa volere il suo bene, proteggerla, preoccuparsi per lei, aiutarla nelle difficoltà, sopportarla (impossibile negarlo) e supportarla, ma soprattutto coglierne l’essenza più intima e profonda e, semplicemente, amarla.
È così che il rapporto viene alimentato e custodito, nella diversità dei ruoli della moglie e del marito, diversità che alimenta la polarità, smussando gli angoli di due caratteri diversi che hanno deciso di “amarsi e onorarsi” in tutti i giorni della propria vita.


Efesini 5,21-33
“Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito.”