Plotino, l’Intelletto e il Bene

(tratto da Plotino, Enneadi 3, 8)

L’Intelligenza è bella, anzi il più bello di tutti gli esseri, immersa in una luce trasparente e nel puro fulgore, mentre abbraccia la natura degli esseri. A tal punto è bella che anche il nostro universo, che pure è bello, ne è solo l’ombra e l’immagine. (…) Certamente sarebbe colto da stupore chi potesse vederla, riuscisse a penetrarla (…) e a fare tutt’uno con lei. Ma come colui che ha volto lo sguardo al cielo e ammirato lo splendore degli astri non può fare a meno di pensare al suo creatore e di mettersi alla sua ricerca, così necessariamente chi ha avuto modo di contemplare il cosmo intellegibile restando affascinato dalla sua visione, dovrà pur cercare l’artefice che ha saputo creare un essere così perfetto. Ma quel creatore a sua volta non potrà in alcun modo essere  Intelligenza, né sazietà, ma dovrà prevedere sia l’uno sia l’altra. In verità, Intelligenza e sazietà verranno in seguito, perché hanno avuto bisogno tanto di pensare quanto di saziarsi. (…) Invece quello che è prima di loro né ha bisogno né ha possesso, perché se così fosse, non sarebbe il Bene.