Diario di bordo | Viaggio militante in Istria e sul Carso

Mercoledì 17 luglio
Molo Audace, Trieste

La truppa parte di buon’ora dalla Capitale, a bordo della camionetta legionaria. Il clima è allegro e a metà pomeriggio siamo a Trieste. 

Tappa obbligata è quella al Faro della Vittoria: costruito negli anni ‘20 sulle antiche basi di un forte austriaco, esso domina il Golfo di Trieste e reca l’iscrizione: 

«SPLENDI E RICORDA I CADVTI SVL MARE (MCMXV – MCMXVIII)».

La serata prosegue all’insegna della goliardia, prima in un pub, poi nelle vie della città.

Giovedì 18 luglio

La sveglia suona presto per l’allegra brigata. Salutiamo l’Italia con un caffè a Muggia e ci dirigiamo a Capodistria, oggi slovena. L’impronta veneziana è evidente nel centro cittadino.  Alla fine della seconda guerra mondiale, Capodistria venne inserita nella zona B del Territorio Libero di Trieste, sotto il governo jugoslavo. Ebbe così inizio l’esodo della popolazione italiana.

Anche a Parenzo, oggi croata – terza tappa della giornata – la stragrande maggioranza della popolazione era italiana, prima della tragedia dell’esodo. Un dramma per troppo tempo taciuto da chi per mezzo secolo ha preso ordini da est e che ancora oggi fa dell’anti-italianità la propria bandiera.

Venerdì 19 luglio

Dopo aver trascorso la notte nella deliziosa Rovigno, arroccata sul mare, eccoci a Pola. Qui, dove la luce di Roma splendette. Sventola il tricolore della Tradizione nell’Arena – sesto tra gli anfiteatri per grandezza – e sui gradoni del Tempio di Augusto e della Dea Roma. Camminando per le stradine di Pola, il pensiero vola ai piccoli angeli massacrati sulla spiaggia di Vergarolla il 18 agosto 1946. 

Dopo aver girato l’Istria, perché non fare un salto e riprenderci Fiume? Ed ecco che la ciurma si dirige verso l’odierna Rijeka. Una vera e propria città, in gran parte trasformata dal comunismo, molto diversa da quella che fu teatro dell’impresa di D’Annunzio e dei suoi legionari, ma che nel corso centrale conserva ancora quel fascino mitteleuropeo e asburgico dei secoli passati.

Sabato 20 luglio

Torniamo in Italia (non che non ci sentissimo a casa nostra “di là dall’acqua”!) per un’ultima giornata on the road. Ci raggiungono dei camerati friulani, con cui ci rechiamo presso la Foiba di Basovizza. Lo spirito con cui cerchiamo di raccoglierci intorno ai martiri della Foibe e quello per cui “ogni giorno è 10 febbraio”. La loro memoria deve essere con noi non solo nella ricorrenza che cade una volta l’anno, ma in ogni istante, in ogni gesto, piccolo o grande, con la militanza silenziosa e instancabile di tutti i giorni.

Trincee sul Monte San Michele

La seconda parte della giornata ci vede dapprima sul Monte San Michele, tra le trincee che conobbero il sangue e il sacrificio dei nostri fanti, poi ai piedi del Cippo Corridoni, monumento eretto durante il Fascismo in onore di Filippo Corridoni, caduto, come per andare più avanti ancora, il 23 ottobre 1915. Una colonna di marmo nudo, romanamente tesa verso il cielo, immerso nella natura nei pressi di San Martino.

Dopo un ristoro nel rustico bar di Ronchi dei Legionari, paese che deve il nome al fatto che da qui partirono i legionari fiumani, la truppa è pronta per l’ultima tappa: il Sacrario di Redipuglia. Un luogo la cui potenza è percepibile sulla pelle: qui riposano centomila soldati italiani, più della metà dei quali ignoti. Il raccoglimento è immediato, non serve dirselo. Ciascuno si ferma a riflettere, ad ammirare, a cercare di catturare nel proprio cuore questi momenti, che saranno il nostro piccolo tesoro quando saremo immersi nel mondo delle vetrine, delle sirene e dei compromessi.

Si torna, silenziosi ma rinfrancati dalla visita, in quel di Trieste, dove ci attende una piacevole serata con i camerati locali. 

A presto, terra rossa!