VIDEO | Il sogno del pilota tedesco Hugo Broch: fedeltà al proprio passato

Nel giugno del 2017 Hugo Broch, uno dei più decorati piloti tedeschi della seconda guerra mondiale, ha realizzato il suo sogno: tornare a volare a bordo di uno Spitfire.

A 95 anni, l’asso dell‘aviazione militare tedesca Luftwaffe (parte integrante della Wehrmacht durante il secondo conflitto mondiale)  è decollato dal Kent, in Inghilterra, come passeggero. Il suo ultimo volo da pilota risaliva al 1960.

Che dire di questi uomini appartenenti a un’epoca che per la qualità e lo spessore dell’essere umano sembra essere lontana anni luce da quella odierna? Che dire dell’epica del volo, dell’eroismo del cielo che porta l’uomo a confrontarsi con l’altezza simbolica che diventa altezza reale nell’animo che si nobilita?

E’ uscito in questi giorni “L’Epica dei Cieli e dei Mari”, raccolta di scritti di Julius Evola sul volo e sulla navigazione, per Cinabro Edizioni: non possiamo che consigliarvelo.

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Quelli di un tempo furono Uomini che, nonostante l’età, mostrano ancora oggi quel coraggio d’acciaio e volontà ardente, unita a una compostezza disarmante, dirimanere fedeli alla propria natura e al proprio passato:

“Una sola cosa conta: avere una vita valida, affinare la propria anima, aver cura di essa in ogni momento, sorvegliarne le debolezze ed esaltarne le tensioni, servire gli altri, spargere attorno a sè felicità ed affetto, offrire il braccio al prossimo per elevarsi tutti aiutandosi l’un l’altro. Compiuti questi doveri, che significato ha morire a trenta o a cento anni, sentir battere la febbre nelle ore in cui la bestia umana urla allo stremo degli sforzi? Che si rialzi ancora,  malgrado tutto! Essa è là per donare la sua forza sino al logoramento. L’anima solo conta e deve dominare tutto il resto. Breve o lunga, la vita vale soltanto se noi non avremo da vergognarcene nel momento in cui occorrerà renderla” 

(Leon Degrelle, Militia)