Risguardi su Moscopoli, per capire

Massacrato costantemente, Salvini è stato fatto fuori. Rivediamo cosa successe due mesi fa su Moscopoli, un caso già sgonfiato, utile solo a emarginare una forza politica, senza alcuna utilità per il “Paese”.

(tratto da La Verità di lunedì 15 luglio 2019)

L’OMBRA FRANCESE NELL’AGGUATO A SALVINI

Il tranello ordito a Mosca – Il legale che ha scortato l’ex portavoce del ministro all’Hotel
Metropol fa parte di una loggia transalpina vicina al governo europeo più ostile al leghista.
Meranda (che nell’audio sembra un agente provocatore) si è autodenunciato a “Repubblica”, a cui fornisce notizie – Scandalo a orologeria – C’è l’ombra dei francesi dietro alla registrazione che fa tremare Salvini – Al tavolo dell’Hotel Metropol sedeva anche l’avvocato Meranda, massone d’una loggia transalpina vicinissima all’Eliseo. Che di certo è ostile all’uomo forte del nostro Paese Giacomo Amadori

L’ombra del presidente Emmanuel Macron o, se non la sua, quella della massoneria francese (ma per qualcuno sono la stessa cosa), compare sullo sfondo dell’affaire dell’Hotel Metropol. Infatti il personaggio chiave, salvo altre sorprese, il quarantanovenne avvocato cosentino Gianluca Meranda, è un massone affiliato a un’obbedienza d’Oltralpe, come sembra aver confidato lui stesso alla Repubblica. Cofondatore dello studio internazionale Sqlaw, con sedi a Roma e Bruxelles, e consigliere legale della banca anglotedesca Euro-Ib, nella registrazione in cui si parla di supposti finanziamenti alla Lega è così sfacciato da sembrare quasi un agente provocatore: «Il 4% per noi è sufficiente, a condizione che ci sia un credito aperto in modo che non abbiamo i costi dello strumento finanziario. Direi che hanno fatto i loro piani con un 4% netto, quindi se ora dici che lo sconto è del 10%, direi che il 6% è vostro (…) Ma se la [vostra] prima domanda è che cosa ottengo io se faccio uno sconto maggiore, direi che prendi tutto, qualsiasi cosa [cifra] oltre il 4%, noi non ne
abbiamo bisogno (…) È molto semplice. L’idea come concepita dai nostri ragazzi politici è che con uno sconto del 4% 250.000 più 250.000 al mese per un anno, possono sostenere [mandare avanti] una campagna». Frasi buttate lì, che pare non abbiano sortito nessun risultato, ma che hanno inchiodato i presenti all’incontro a un’accusa di corruzione internazionale. 
Beccato con le mani nella marmellata, Meranda si è fatto avanti con Repubblica (l’ha
cercata lui) per dire la sua e mettersi a disposizione della Procura. Per poi definirsi, alla fine della sua lettera, «uomo libero e di buoni costumi», una frase che è suonata come un razzo segnalatore per tutti i lettori con grembiulino e cappuccio. La sua era una dichiarazione d’appartenenza alla massoneria, ma non a quella italiana. Quella francese, atea e progressista che tra un Salvini e un Macron parteggerà sempre per il secondo.
In Italia Meranda è, o forse era, legato alla piccola Serenissima Gran Loggia del Gran
maestro Massimo Criscuoli Tortora (meno di duecento membri), che conta un’alta percentuale di fratelli affiliati a tre logge calabresi (30%). E anche qui c’è un fil rouge che conduce in Francia.
Criscuoli Tortora, davanti alla commissione Antimafia che lo aveva convocato per parlare dei suoi affiliati meridionali, spiegò: «Ricopro anche l’ufficio di vicepresidente internazionale della Confederazione Internazionale delle Grandi Logge Unite e di presidente della confederazione delle Grandi Logge Unite d’Europa, entrambe con sede a Parigi presso la Gran Loggia di Francia».
Ieri Repubblica ci ha informato che Meranda, dal 2016, si sarebbe trasferito armi e compassi in un’obbedienza francese, ma non la Gran Loggia, bensì il Grande Oriente. Nei mesi scorsi il Grand’Oriente, la Federazione francese del diritto umano, la Gran Loggia mista universale, la Gran Loggia mista di Francia e la Gran Loggia delle culture e della spiritualità doveva finire nella rete. Per sua fortuna il segretario della Lega, messo in guardia da alcune persone di fiducia, come il vicepresidente di Confindustria Russia, Fabrizio Candoni, ha preferito tornare in Italia, scampando il pericolo. Nella paranza è rimasto impigliato così solo un pesce di media stazza come Savoini.
Ma la pesca deve essere parsa comunque buona se qualcuno ha ritenuto di far arrivare a
febbraio a l’Espresso l’audio della riunione o almeno la sua trascrizione perfetta. Anche se i giornalisti hanno giurato di essere stati presenti all’incontro. Una versione che non ha convinto neppure il New York Times che, pur dando spazio alla storia, ha dovuto ammettere che si trattava di «audio registrato, che non può essere verificato in modo indipendente» e che lo scoop che «aveva intrigato i politici liberal» è passato in sordina perché aveva una «provenienza torbida (cloudy, ndr)». Quindi personaggi non meglio identificati, messi in moto da non si sa chi, hanno cercato di affossare pezzi da novanta di partiti sovranisti. Strache è stato azzoppato, Salvini per ora no. Ma di chi è la regia? Si parla di russi, di americani, di italiani. Non bisogna, però, sottovalutare i francesi.
Il presidente Macron, che si considera defensor dell’Unione Europea nella sua versione
attuale, è il principale avversario di Salvini e non intende concedere aperture, al contrario della candidata tedesca alla presidenza della commissione europea Ursula von der Leyen.
C’è anche la guerra civile libica a separare i due contendenti.
E ad aggiungere sospetto a sospetto è arrivata la notizia dell’affiliazione dell’avvocato
Meranda, il chiacchierone del Metropol, alla loggia Salvador Allende del Grande Oriente di
Francia.
Il GOF è un’obbedienza progressista ed è l’unica, tra quelle più grandi, a sposare l’ateismo.
Anche il personaggio a cui è dedicata la loggia, il cileno Allende, è un simbolo del socialismo
mondiale, nonostante fosse un grembiulino. Insomma un mondo distantissimo dal sovranismo e con idee di fratellanza mondiale. Meranda sui social appoggiava Salvini, ma poi nei fatti ha deciso di condividere informazioni sensibili con il gruppo editoriale a lui più avverso. E ancora ieri le uniche informazioni le ha concesse a Repubblica. Il cui editore onorario, Carlo De Benedetti, è commendatore della Legion d’onore, la massima onorificenza francese.

Resta un ultimo quesito: perché l’attacco alla Lega è arrivato solo ora, a distanza di nove mesi dalla registrazione? Forse perché il presidente della commissione in pectore von der Leyen potrebbe avere bisogno dei voti del Carroccio al Parlamento europeo? Oppure non si vuole permettere a un lumbard come Giancarlo Giorgetti di occupare una poltrona strategica come quella di commissario alla Concorrenza? 
La risposta la conoscono le manine che hanno passato «l’audio segreto» ai giornalisti, ma,
forse, anche i cronisti che lo hanno ricevuto. Chissà se la Procura di Milano, con gli interrogatori che inizieranno oggi, proverà a risolvere il mistero e a spiegarci in modo convincente la parte in commedia di questo massone calabrese trapiantato a Parigi.