Il grande ritorno sulla scena di Steve Bannon, mattatore dell’“estate populista” (prima parte)

Avevamo chiuso la programmazione di AT prima della pausa estiva tornando a parlare di Steve Bannon, ed in particolare delle sue strane “interferenze” nella questione cinese che ha riguardato Guo Wengui, il presunto dissidente perseguitato dal regime di Pechino, ma che potrebbe essere in realtà un infiltrato al servizio del gigante asiatico negli Stati Uniti.

Durante il mese di agosto e questo inizio di settembre, l’ex stratega di Trump ha ulteriormente e più direttamente trovato modo di far parlare ancora di sé.

Tra alti e bassi, periodi di maggiore o minore visibilità, dietro la maschera del mecenate-pianificatore del populismo transnazionale, Steve Bannon si dimostra una figura in grado di lavorare nell’ombra, con una considerevole capacità di influire su personaggi e processi politico-istituzionali. Il pamphlet “Inganno Bannon”, edito da Cinabro Edizioni, che raccoglie saggi ed approfondimenti sulla figura dell’ex stratega di Trump e sui suoi reali “piani” geopolitici, offre al lettore un quadro esaustivo ed al momento unico, a livello editoriale, in materia, e risulta pertanto una lettura essenziale per capire non solo quanto è accaduto finora, ma anche e soprattutto quanto sta accadendo e potrà accadere in futuro. “Inganno Bannon” alla mano, pertanto, andiamo a tracciare un riassunto di quanto avvenuto in queste settimane.

Bannon alla corte della Regina.

In primo luogo, Bannon ha espressamente approvato la linea dura in materia di Brexit propugnata da Boris Johnson, premier britannico successore di Theresa May.

Bannon, da sempre strenuo sostenitore di una “hard Brexit”, cioè di una uscita del Regno Unito dall’UE radicale ed estrema, senza accordi di sorta (“no deal”), ha plaudito alla svolta dura di Johnson rispetto alla linea morbida ed esitante di Theresa May; pertanto, per Bannon, che auspica un’alleanza di Johnson con Nigel Farage, leader del neonato Brexit Party, è stato naturale che “qualcuno come Boris sia arrivato in prima linea e sia diventato primo ministro (…). Boris è un ragazzo di buon senso ( a savvy guy”), ed ha pensato a questo per lungo tempo”.

Com’è noto dalla cronaca di questi giorni, Johnson, che ha ricevuto attestati di stima anche dallo stesso Trump, con una linea politica spregiudicata ed imprevedibile, ha chiesto ed ottenuto dalla Regina addirittura la sospensione del Parlamento britannico, per evitare un voto contrario che bloccasse la tanto auspicata “hard Brexit” il 31 ottobre prossimo; ma il 4 settembre, dopo che il governo Johnson aveva ufficialmente perso la propria esile maggioranza che si reggeva su un solo voto, la Camera dei Comuni, in occasione della brevissima ripresa della sessione parlamentare, ha approvato definitivamente la legge anti-no deal promossa dalle opposizioni e dai ribelli Tories per cercare di rinviare la Brexit senza accordo con l’UE alla scadenza del 31 ottobre; legge che è stata poi approvata anche dalla Camera dei Lord. Il premier Johnson ha quindi presentato una mozione per ottenere lo scioglimento della Camera ed elezioni anticipate il 15 ottobre, uscendo ancora perdente dal voto: la situazione nel Regno Unito rimane pertanto caotica.

Quest’azione così informale e costituzionalmente sovversiva di Boris Johnson, appare sicuramente molto strana, irrituale, sorprendente, soprattutto per un paese come il Regno Unito e per un Partito come i Tories: che ci sia dietro lo “zampino” di qualcuno? … Johnson “telecomandato”? Certo, non sarebbe male, per Bannon, la prospettiva di un Regno Unito completamente e radicalmente al di fuori dell’Unione Europea, per mano del leader del Partito Conservatore, e quindi non del solito movimento populista-sovranista più o meno improbabile di turno; un bel passo avanti acquisire la fiducia e l’amicizia politica di Boris Johnson (che, chissà, potrebbe già agire, come detto, sotto “dettato” dell’ex braccio destro di Trump, ed esserne una mera pedina fin dall’inizio) e progettare di cooptare un partito tradizionale come i Conservatives all’interno di “The Movement”, la rete del “sovranismo internazionale”, secondo una delle linee di lungo periodo elaborate da Bannon per molti paesi europei, come si può leggere nelle pagine di “Inganno Bannon”.

In effetti, gran parte dei Conservatori inglesi accusano il partito di essere ormai “infetto dal populismo e dal nazionalismo”, come ha detto l’ex ministro della giustizia Philip Lee, prima di lasciare il governo ed il Partito stesso.

Il ruolo delle criptovalute nella “rivolta populista globale”

In un’intervista rilasciata nel programma della CNBC “Squawk Box”, Bannon, percependo evidentemente un’aria nuovamente “frizzante” per tornare a premere sull’acceleratore, ha poi ribadito una sua vecchia tesi, già esposta ad esempio nel 2018 in occasione di un convegno a Zurigo (“La rivolta populista e i suoi risvolti globali per la Svizzera, l’Europa e gli Stati Uniti”), e cioè che le cosiddette criptovalute, ed in particolare i Bitcoin, potranno avere un ruolo fondamentale nella “rivola populista globale” (“global populist revolt”), poiché tramite esse imprese e governi potranno liberarsi dal giogo delle banche centrali e, in particolare, i paesi in via di sviluppo potranno sfuggire alla dipendenza del dollaro USA come valuta di riserva. Con le criptovalute, infatti, sostiene Bannon, i paesi avrebbero la possibilità di creare la propria moneta in base esclusivamente alla propria ricchezza nazionale, riacquisendo pertanto il controllo sulla propria valuta e non dipendendo più da chi (Banche centrali), al loro posto, aveva assunto il controllo sulla politica monetaria. Sentir parlare, di fatto, di “signoraggio” bancario da parte di un americano ben inserito nell’establishment del proprio paese, può sorprendere: ma sappiamo che una tale condotta è un caso da manuale di certe tattiche di guerra occulta e può rientrare, pertanto, pienamente nel piano predisposto da Bannon e da chi per lui. Qualcuno ha poi osservato che Bannon potrebbe anche avere interessi “privati” in materia, dato che la sua società di investimenti, la Bannon & Company, potrebbe emettere una initial coin offering, proprio con riferimento a nuove emissioni di criptovalute, come preannunciato dallo stesso Bannon durante alcuni incontri privati con “crypto-investitori” e gestori di hedge funds lo scorso giugno.

Segue nella seconda parte

NOTA: La Comunità Militante Raido, unitamente a RigenerAzione Evola ed a prestigiose penne quali quelle di Claudio Mutti, Maurizio Blondet, Andrea Marcigliano e Gianluca Marletta, ha ampiamente parlato del vero volto di Steve Bannon nel pamphlet “Inganno Bannon”, edito da Cinabro Edizioni, la cui lettura continuiamo a consigliare, trattandosi di un’opera che consente realmente, quale unico approfondimento editoriale alternativo al momento disponibile in materia, di scavare nel profondo del progetto pan-sovranista e dell’ “ideologia” (ci si passi l’espressione) di Steve Bannon. Un uomo che, al di là delle contingenze del momento, dei periodi di alti e bassi e di maggiore o minore visibilità, dev’essere ancora tenuto sott’occhio, poiché rimane uno “strumento” prezioso nelle mani dell’amministrazione statunitense, in grado di svolgere un’attività strumentale talvolta più politica, altre volte più “accademica”, talvolta ancora da filantropo o da mecenate al sostegno delle cause volta per volta funzionali ad obiettivi strategici e geopolitici ben precisi.

FONTI (prima parte):

http://www.askanews.it/esteri/2019/07/31/steve-bannon-dice-che-boris-johnson-è-un-ragazzo-di-buon-senso-top10_20190731_143030/

https://it.cointelegraph.com/news/steve-bannon-crypto-to-become-part-of-global-populist-revolt

https://www.cripto-valuta.net/secondo-bannon-le-criptovalute-saranno-uno-strumento-della-rivolta-populista/

https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2019/08/29/johnson-parlamento-brexit

https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2019/09/04/parlamento-brexit-johnson

https://www.repubblica.it/esteri/2019/09/04/news/brexit_johnson_voto_parlamento_no_deal_parlamento-235199431/