M5S e PD si sono sempre amati – di Umberto Camillo Iacoviello

Torna il bipolarismo – di Umberto Camillo Iacoviello
Tutti hanno incrociato le dita fino alla 18:00 del 3 settembre 2019 per scongiurare l’alleanza di governo PD-M5S. È stato inutile, quasi l’80% degli iscritti alla piattaforma Rousseau ha votato sì a questa alleanza. I più superstiziosi si saranno ricordati che il 3 settembre ricade l’anniversario dell’armistizio di Cassibile, firmato il 3 settembre 1945, quando il Regno d’Italia cessò le ostilità nei confronti degli alleati per combattere il nazifascismo, l’armistizio rendeva l’Italia cobelligerante e non alleata, un ruolo di subalternità destinato a durare.
Il governo gialloverde è stato un esperimento politico, una novità, un esecutivo trasversale oltre la dicotomia destra/sinistra, in grado di suscitare le antipatie di mezza Europa. Sembrano passati anni da quando il nostro premier si è difeso nel parlamento europeo dalle accuse di Verhofstadt che lo paragonava a un burattino nelle mani di Salvini e Di Maio, in quella occasione Conte rispose ‹‹burattino è chi risponde alle lobby››. Uno schiaffo all’UE, un sussulto di orgoglio, una dichiarazione di guerra. Sono passati appena sei mesi e i toni sono totalmente cambiati. Conte – elevato a statista in vita solo per i suoi modi raffinati di rapportarsi – ha fatto presto a rigettare la veste di “avvocato del popolo” per indossare quella più comoda di “avvocato di Bruxelles”. Nel suo lungo discorso in senato –applaudito dagli anti-Salvini- ha solennemente accusato il sovranismo, dicendo che è sbagliato invocare il ritorno a sovranità nazionali ‹‹chiuse e conflittuali con sterili ripiegamenti identitari. Occorre invece rilanciare, lavorare per rilanciare il progetto europeo restituendo ad esso piena capacità attrattiva››. Ha usato le stesse parole di Giorgio Napolitano quando ha affermato che ‹‹ormai c’è una sola sovranità a cui rispondere ed è la sovranità europea. Sovranità europea naturalmente, nel rispetto degli interessi dei singoli stati membri, ma bisogna sapere che non c’è più spazio per delle sovranità nazionali chiuse in se stesse››.
A ben vedere, le premesse ideologiche per l’alleanza PD-M5S c’erano tutte e sono emerse sempre più evidenti dalla nascita del ‘governo del cambiamento’. Il premier Conte inizialmente scelto dal M5S come ministro della pubblica amministrazione ha solennemente dichiarato di aver votato il Partito Democratico fino al 2013, ma non è l’unico piddino del M5S. Sarebbe fin troppo facile ricordare le numerose sparate immigrazioniste del presidente della camera Roberto Fico (ex elettore di Rifondazione comunista); lo stesso Alessandro di Battista frequentava gli ambienti di Rifondazione Comunista, partito abbandonato per seguire il Partito Democratico prima di entrare nel M5S. Un altro personaggio ostentato dal movimento era l’ammiraglio Rinaldo Veri che presentando la sua candidatura nel M5S alle politiche del 2018, imbarazzò tutti dichiarando che l’anno precedente la sua candidatura a sindaco di Ortona era appoggiata dal Partito Democratico, in questo caso la candidatura dell’ammiraglio venne ritirata. Filippo Nogarin, l’ex sindaco pentastellato di Livorno, in gioventù votava il partito di estrema sinistra Democrazia Proletaria e nel 2009 si schierò apertamente a favore del candidato sindaco Alessandro Franchi del Partito Democratico. Con questo passato –anche in questo caso- non deve stupire la sua dichiarazione fatta nel giugno 2018 su Facebook ‹‹Livorno porto aperto›› per la nave Aquarius che traghettava 629 migranti, post frettolosamente rimosso per non mettere in difficoltà il governo gialloverde. Pochi mesi prima il consiglio comunale di Livorno aveva approvato una mozione di una lista civica di sinistra che concedeva il riconoscimento della cittadinanza onoraria a tutti i bambini con genitori stranieri. Cittadinanza onoraria che il sindaco grillino si è preoccupato di togliere a Benito Mussolini, evidentemente un pericolo per Livorno.
Anche i grillini che non hanno un passato nella sinistra si sono dimostrati dei degni alfieri del progressismo. Il noto Gregorio De Falco dopo aver difeso le ONG che traghettano esseri umani nel Mediterraneo, ha criticato il decreto sicurezza di Salvini definendolo ‹‹l’anticamera dell’autoritarismo››. Il ministro della difesa Elisabetta Trenta –più incline al ballo che alla guerra- nonostante abbia fatto il consigliere comunale a Velletri sostenendo Bruno Cesaroni di Alleanza Nazionale, ha mostrato fin dall’inizio la sua posizione immigrazionista e di recente ha affermato ‹‹Sono appena tornata da un viaggio nel Corno d’Africa, ero stata poco tempo prima in Niger: in questi Paesi abbiamo dei tassi di crescita demografica incredibili, il raddoppio della popolazione entro il 2030. Come pensiamo di poter gestire questo futuro con la chiusura dei porti? È impossibile, bisogna lavorare su una soluzione alternativa›› concludendo che bisogna trovare la famosa ‹‹soluzione europea›› che non consiste in una risoluzione del problema in Africa ma in una ridistribuzione degli immigrati in tutta l’Europa, in soldoni, dobbiamo accettare la sostituzione etnica, non come italiani ma come europei. La stessa Trenta che mette in imbarazzo il nostro esercito ballando allegramente con soldati in divisa e manda navi della Marina per scortare i migranti. Nel nostro Paese si utilizzano le forze armate per farci invadere.
Altro fiore all’occhiello del M5S è il sindaco di Roma. La Raggi si è sempre dichiarata antifascista arrivando a cantare “bella ciao” in Campidoglio in perfetto stile Boldrini durante una manifestazione “contro il fascismo” organizzata dall’Anpi ed è nota per le sue simpatie nei confronti dei rom e il suo odio per CasaPound. Il sindaco di Torino -Chiara Appendino dopo aver nominato assessore comunale alle Pari opportunità tale Marco Alessandro Giusta (ex presidente dll’arcigay di Torino) ha promosso le famiglie omogenitoriali e semafori gay friendly. Ha fatto parlare di sé impedendo ad Altaforte edizioni di partecipare al salone del libro di Torino, un po’ perché la casa editrice è legata a CasaPound, un po’ perché Altaforte aveva di recente pubblicato il libro-intervista “Io sono Matteo”, due piccioni con una fava. Per fare tutto ciò ha avuto un valido alleato, l’allora governatore del Piemonte Sergio Chiamparino (Partito Democratico).
Di Maio ha dimostrato più volte di avere le idee confuse, è preoccupato dalla deriva di “ultradestra” dell’Europa, dimenticando che lo stesso M5S fa parte dell’EFDD assieme a partiti di destra come Alternative für Deutschland considerato anch’esso di estrema destra. Non contenti, nel 2017 i grillini hanno cercato inutilmente di entrare nel gruppo ALDE (il gruppo più liberista del parlamento europeo, il gruppo di riferimento di +Europa per intenderci), mentre al loro elettorato dicevano di essere euroscettici. Il M5S nel settembre 2018 ha votato a favore per le sanzioni al sovranista Orban.
Ma il loro europeismo lo hanno palesato con il voto al braccio destro della Merkel, Ursula von der Leyen, il ministro antisovranista che grazie ai voti del M5S è diventata presidente della commissione europea. Non contenti di aver votato il volto che rispecchia al 100% il sistema che solo a parole dicono di combattere, “l’euroscettico” M5S ha chiesto di aderire al gruppo della Sinistra (Gue) con Tispras, un altro ex euroscettico diventato parte integrante del sistema europeo. Anche da questo gruppo sono stati rifiutati.
Con queste premesse l’alleanza PD-M5S non stona. A stonare era l’asse Lega-M5S, infatti i pentastellati non hanno perso occasione per attaccare Salvini, ogni santissimo giorno, perché checché se ne dica, l’ala progressista di sinistra nel M5S è sempre stata maggioritaria e avere un alleato come Salvini rappresentava un peso che i grillini mal sopportavano. Se nei primi anni il M5S rappresentava uno strappo nel sistema, tale distanza tra pentastellati e sistema è stata ormai ricucita. Grillo ha scelto la sua strada: sinistra fucsia europeista e la sua base lo ha confermato. L’alleanza con il PD sancisce la fine del superamento della dicotomia destra/sinistra, torna il bipolarismo, sotto un nuovo nome sovranismo-identità /globalismo e il M5S ha già scelto da che parte stare, da quella dei padroni.
Al Bilderberg c’è Renzi, non Salvini, alla Commissione Trilaterale c’è Letta, non Giorgetti.
di Umberto Camillo Iacoviello