Uomini in provetta, turisti in capsula

Pochi mesi fa è stato inaugurato Ostelzzz, uno degli ostelli/capsula della startup ZzzleepandGo, proprio nel centro di Milano. Sebbene questa start up abbia finora aperto questo genere di ostelli in prossimità degli aeroporti  – come è in altri paesi d’altronde – è singolare la scelta di voler “esportare” questo prodotto proprio nel centro di Milano, puntando dichiaratamente ad un target specifico: quello del turista super low-budget (ma solo apparentemente perché i prezzi non sono neanche poi tanto “low”).
Il format è di quelli già visti nei film distopici di fantascienza: uomini che vivono in minuscole celle all’interno di un alveare di metallo, a cui si aggiunge l’immancabile elemento social per legare tra loro persone che ormai vivono il loro unico contatto umano tramite la mediazione di un touchscreen (condizione che nemmeno la fervida immaginazione di un Ridley Scott poteva prevedere).
La clientela ideale è a metà tra la generazione Erasmus e gli schiavi dell’urbanizzazione terminale, dove le esigenze delle megalopoli vengono prima di quelle della salute fisica, psichica e spirituale dell’uomo. Questa è solo una delle ormai tante idee spacciate come “innovative” ma che in realtà reiterano lo stereotipo dell’uomo ingranaggio all’interno di un golem senz’anima, fatto di grattacieli, uffici di tecnocrati e sedi dell’alta finanza virtualizzata. Iniziative che non risolvono il problema di un uomo sempre più isolato e solo nei suoi minuscoli spazi vitali, ma anzi assecondando il nichilismo dell’uomo della iGen.
Iniziative che hanno l’intento dichiarato, solo idealmente, di avvicinare l’homo social al viaggio, o per meglio dire al turismo, un turismo vuoto, sterile, volgare e privo di significato. Un viaggio che non arricchisce, ma un viaggio per esportare il proprio ego oltre i confini materiali che il destino e le contingenze hanno imposto. Se a questo aggiungiamo il contributo delle compagnie aeree low-cost ci rendiamo conto di come queste aziende hanno di fatto favorito la democratizzazione del viaggio, rendendolo alla portata di tutti.
Ma viaggiare non è per tutti; il viaggio non è un esercizio democratico; richiede coraggio, voglia di superare i propri limiti e gettare il cuore oltre l’ostacolo, curiosità, desiderio di conoscenza , umiltà, rispetto per gli altri e per il mondo. Il turismo di massa ha contribuito a diffondere in tutto il mondo, come un morbo pandemico, il turista volgare, il fruitore vacanziero, che approccia il viaggio con lo stesso spirito consumista con cui butta il modello vecchio dello smartphone.
Il turista non cerca di conoscere le tradizioni del luogo, ma applica i suoi vizi e li erge a canone universale; non desidera godere delle meraviglie del mondo perché la foto ricordo sui social è sufficiente; non si mette in gioco, non cerca avventure e non accetta imprevisti. Per lui è sufficiente trovarsi dall’altro lato del mondo per giocare con un tablet nella sua minicapsula.

(tratto da www.repubblica.it) – Milano come Tokyo, nell’ostello si dorme in capsule: c’è posto solo per il letto

Si chiama Ostelzzz ed è a due passi dal centro di Milano. È in via Giorgio Jan, zona Porta Venezia, ed è aperto da aprile. È come un ostello, ma al posto dei letti a castello ci sono le capsule. Tutte in legno e metallo. Sono 88 tra quelle standard (con un solo materasso, alte un 1 metro e 40, larghe 1 e 60 e lunghe 2 metri) e quelle matrimoniali. Ce n’è anche una familiare, con quattro posti letto. Il capsul hostel milanese è il primo ad aver aperto al centro di una grande metropoli in Italia. Ne esistono altri nel nostro Paese, principalmente vicino ad aeroporti.