Arrivano i vestiti da indossare solo su Instagram

(a cura del Cuib Femminile della Comunità Militante Raido)
Da sempre, una delle qualità certamente apprezzate in una donna è l’eleganza. E l’eleganza, come si sa, oltre che al modo di muoversi e di parlare, passa anche per l’abbigliamento. La storia ci racconta quanto le donne da sempre tenessero alla scelta dei tessuti, al taglio, al confezionamento, per essere sempre eleganti e, perché no, belle e desiderabili per l’uomo. Nel secolo scorso il pret-à-porter ha comportato una riduzione della qualità del confezionamento non sartoriale e l’introduzione delle fibre sintetiche, unitamente alla produzione di massa delle fabbriche cinesi, indiane, tailandesi, etc. ha via via peggiorato il look della donna moderna, ancorché, va detto, sicuramente a favore di una maggiore comodità e praticità.
Ciò non toglie che anche l’abbigliamento ha voltato le spalle al senso estetico e al culto del bello per piegarsi alle logiche del consumismo più becero e dell’involgarimento della figura femminile.
Ultimamente però ci siamo spinti ancora oltre. La cosiddetta fast fashion ha portato alla produzione convulsa di capi d’abbigliamento e accessori di pessima qualità, a prezzi stracciati per i consumatori ma altissimi per l’ambiente, in quanto destinati a durare poco più di una stagione.Infine i norvegesi hanno messo la ciliegina sulla torta. Nell’articolo in fondo si parla addirittura di abiti digitali, venduti online al fine di essere sfoggiati esclusivamente su Instagram. Nessun tessuto. Solo megabyte. Questa notizia, che ha dell’incredibile, ci fa riflettere su come non sia nemmeno più una lotta tra forma e sostanza ma addirittura una lotta contro i fantasmi, contro immateriali proiezioni digitali. Insomma stiamo parlando davvero di aria fritta.
Del resto, la progressiva caduta del modo moderno ha condotto, in ogni ambito, ad una corrispondente progressiva solidificazione prima e dissoluzione poi, che vediamo, nel caso della moda, declinarsi nella materializzazione della “fast fashion” fino ad arrivare addirittura alla liquefazione dei capi nell’indefinito mare del web. Ma ancor di più, se si allarga lo sguardo, la liquefazione investe purtroppo la persona, che nella frenesia di apparire e basta, scompare tra le mutevoli vite virtuali inghiottito dai suoi innumerevoli capi virtuali…

(tratto da mondofox.it) – Moda digitale: venduto vestito da 9500 dollari visibile solo online
Il primo abito digitale è stato battuto all’asta durante l’Ethereal Summit di New York: il vestito, realizzato con software 2D e 3D, è stato pagato 9500 dollari.

In questi ultimi anni la moda si è interrogata più volte sul tema della sostenibilità. Molti fashion designer stanno affrontando la questione dell’impatto degli abiti sul pianeta e stanno cercando delle soluzioni per contribuire alla lotta contro l’inquinamento.

Ebbene di recente, è stata organizzata una tavola rotonda a Londra con una serie di influencer. A quale soluzione sono arrivati? I vestiti digitali sono la risposta. Il dibattito è stato piuttosto vivace, anche perché secondo alcuni la proposta è assurda visto che gli abiti digitali non esistono!

Non la pensa in questo modo la casa di moda The Fabricant, che ha colto l’occasione per dare la sua personale risposta concreta sul tema sostenibilità. A The Fabricant, infatti, spetta il merito di aver lanciato il primo vestito digitale, creato utilizzando un software 2D per il taglio dell’indumento e un software di progettazione 3D per il rendering. L’abito è stato battezzato Iridescence, perché si muove cambiando colore e ha una consistenza che sembra quasi luminosa. A indossarlo ci ha pensato l’artista Johanna Jaskowska, che ha collaborato alla realizzazione di Iridescence.

L’abito è stato presentato su Instagram ed è stato battuto all’asta a New York a metà maggio 2019, durante il weekend dell’Ethereal Summit, manifestazione che guarda al futuro in vari campi, dalla musica alla moda, dall’arte all’economia.

Ebbene, Iridescence è stato venduto per la ragguardevole cifra di 9500 dollari. Ma come si indossa? Il compratore ha a disposizione 28 giorni per fornire una foto e consentire alla casa di moda di realizzare il capo, adattandolo alle sue fattezze. Dopodiché, potrà indossarlo nella sua vita virtuale online.

L’iniziativa ha ovviamente un significato simbolico. Si tratta di un modo per ravvivare il dibattito sulla sostenibilità della moda. Secondo molti la soluzione più sostenibile in assoluto è la nudità. Di conseguenza, la moda digitale sarebbe perfetta dato che non esiste nella realtà fuori dal web!