Il piano rom di Roma Capitale è un fallimento totale (e annunciato)

Eccola la loro idea di integrazione. Un piano di inserimento scolastico per migliaia di ragazzi “romani” di etnia rom. Peccato, però, che alle belle parole non sono seguiti i fatti, a dimostrazione che che il melting pot tanto caro ai radical chic è qualcosa di artificiale e che si deve creare con la forza delle leggi e dell’imposizione. Eccoli, infatti, i grandi numeri del piano rom di Roma Capitale: a fronte di 1.426 minori rom solo 3 frequentano le scuole superiori. Ovviamente, lungi da noi auspicare un aumento di questi numeri e ben vengano queste percentuali dello zero-virgola. Tuttavia, quando prenderanno atto le istituzioni dell’inutilità di simili manovre che costano solo soldi per i contribuenti, disagi sociali e causano deficit di prestazioni delle già zoppicanti scuole pubbliche romane?

(http://www.ilgiornale.it) – Roma, flop del piano rom: “Alle superiori solo 3 presenti”
Il dato è davvero preoccupante: la frequenza media non supera il 15%. Ora bisogna agire seriamente: “Responsabilizzare i genitori”

Un vero e proprio flop. Il piano rom messo su dal Campidoglio aveva il fine di garantire la scolarizzazione dei bambini nomadi, ma nel recente anno scolastisco solamente tre ragazzi hanno frequentato un istituto superiore.

Dall’ufficio rom, sinti e caminanti arrivano dati allarmanti: nonostante ci siano migliaia di iscritti, chi effettivamente varca l’uscio della scuola si può contare sulle dita di una mano. E dunque al momento gli sforzi economici dell’amministrazione (circa due milioni di euro l’anno) risultano vani.

Dati preoccupanti
Nel 2018/19 i minori rom sono 1.426 di cui solo 3 frequentanti le scuole superiori: come riportato da Il Messaggero, lo stesso funzionario del Comune capitolino lo ha ritenuto un segnale “preoccupante”. Le ultime stime confermano una realtà dura: ogni giorno un bimbo su due non entra a scuola e la frequenza media non va oltre il 15%. Progressivamente è crollato il numero dei bambini iscritti: si è passati dai 2.040 nell’anno scolastico 2013/14 ai 1.339 di 5 anni dopo.

Claudio Zagari, direttore accoglienza e inclusione del dipartimento Politiche sociali, ha voluto mettere in luce il “divario tra le iscrizioni e l’effettiva frequenza” relativamente alla scolarizzazione, per cui sono stati spesi 27 milioni di euro dal 2002 al 2015. La necessità ora è quella di “responsabilizzare i genitori e coinvolgerli maggiormente nel processo di scolarizzazione”.