• IL SENTIERO DELLA VITA NOBILE • Il senso della scelta militante – 2

tratto dalla rivista “Raido” n. 31
In altri momenti abbiamo già affermato quanto sia necessario, al fine di una crescita esistenziale, vivere in armonia con una scelta militante determinati aspetti della vita sociale quali il lavoro o lo studio, il rapporto con i genitori e la propria donna. Ci sembra opportuno ribadire e ampliare in questa sede, alla luce di esperienze fatte e riflessioni maturate, quanto ciò sia estremamente importante per una vita armonica e tesa verso una realizzazione di sé.
E’ privo di senso frequentare la sezione o la sede di varie associazioni od impegnarsi in un’attività fondata sui Valori della Tradizione senza essere in grado di rispondere giorno dopo giorno alle più semplici e naturali necessità, anche se imposte dal mondo moderno. Non possiamo definirci guerrieri senza affrontare prima di tutto ciò che ci circonda e realizzare un equilibrio (non un compromesso) tra il nostro modo di vivere e quello che abbiamo intorno. In altri termini, è inconcepibile mantenere una “via ascetica” e mandare a rotoli il piano esistenziale: trovarsi a proprio agio senza un lavoro, “parcheggiarsi” per anni dentro una facoltà universitaria, fingere di non sentire l’esigenza di vivere un rapporto d’amore con una ragazza, significa non porsi in discussione.
Ci sono in particolare due momenti della vita di un uomo in cui ciò affiora con tutto il carico di problemi e di difficoltà da superare. Quando si è molto giovani e ci si appresta a fare una scelta militante, tutto appare subordinato alla “Politica”, rischiando di compiere una scelta che, lungi dall’essere totalizzante, è invece avulsa dalla realtà. Ci si può allontanare da tutti, perché questi ultimi considerati non all’altezza delle proprie visioni, rompere con i propri genitori rei di non capire le esigenze del proprio figlio, rischiando di chiudersi in una sezione o in un’associazione culturale in modo insensato, cercando surrogati di vita. Da qui a perdere anni il passo è breve, con il risultato di trovarsi dopo con un pugno di mosche in mano.
Occorre da subito rendersi conto che incamminarsi sul sentiero della “vita retta” e tradizionale vuol dire creare un tutt’uno tra la vita all’interno della propria Comunità e ciò che vi è all’esterno, senza dicotomie e rinunce inutili. I giovani che diventano militanti devono continuare a comunicare e a confrontarsi con i propri coetanei, nelle scuole o nelle università, testimoniando quanto la scelta sia una necessità per la crescita personale e la maturità di ognuno. Ergersi al di sopra di tutti risulterebbe sterile e quanto mai insensato. Infatti, in un mondo che volge verso i tempi ultimi, lasciare anime al “nemico” è quanto di più anti-tradizionale ci possa essere.
Occorre anche dire che quando si è giovani può risultare giusto, al fine di compiere una scelta sincera e ponderata, frequentare coetanei e fare alcune delle esperienze tipiche di un’età giovane. Frequentare una discoteca, luogo di certo non adatto ad una vita sana, può essere un momento per conoscere se stessi e le proprie reazioni, capire quanto “attrazioni” e “teatrini” di questo tipo facciano breccia nella propria esistenza. In altri termini senza questa esperienza o altre simili, un giovane non saprà mai quanto una scelta militante dipenda da una esigenza mentale (moda o momentaneo prurito giovanile!) o invece da una volontà interiore, radicata nel proprio cuore. Trovare l’equilibrio vuol dire risultare vincenti in tutti i campi in cui si è coinvolti e un militante non può non reagire dinanzi ad eventuali fallimenti esistenziali, rimanendo magari guerriero tra quattro mura, senza confrontarsi, senza lottare, senza verifiche e senza ricercare la vittoria.
Un altro momento critico da un punto di vista esistenziale può essere quello della maturità, come direbbe Evola, alla soglia dei trent’anni. In questo caso le motivazioni potrebbero essere diverse, per coloro che hanno iniziato da giovani un cammino militante l’impatto con il mondo del lavoro può essere devastante, le sirene del successo lavorativo e del potere possono confondere le idee, distogliere l’attenzione dalle cose importanti e far cercare delle scuse verso se stessi e i propri limiti, abbandonandosi al mondo moderno.
Chi lavora si scontra quotidianamente con la difficoltà di conciliare l’impegno militante, quello lavorativo e il tempo da dedicare per la propria crescita, il che vuol dire un altro tipo di lavoro teso verso l’alto. Spesso occorre fare fronte alla tentazione di una vita comoda, in cui l’unico interesse diventa quello di guadagnare abbastanza denaro per poi trovare il modo di spenderlo. Anche in questo caso la scelta guerriera è quella che ci porta a trovare il giusto equilibrio che permette di confrontarci con il mondo, di sostentarci economicamente e di non rinunciare al lavoro interiore che comporta sacrifici. Non si potrà mai essere liberi nello spirito senza dei sacrifici materiali ed esistenziali.
Anche la vita coniugale può presentare dei pericoli e rappresenta un altro momento di verifica per la persona, insidiosa come esperienza se non si è costruito su basi solide il rapporto con la persona amata. I doveri familiari, spesso, possono far indietreggiare il militante e spingerlo ad abbassare la guardia fino a non poter sopportare più il carico di lavoro e i sacrifici richiesti.
Questo insieme di difficoltà, quindi, rappresenta un problema per una persona che si appresta a compiere una scelta di vita basata sui valori della Tradizione o per chi la scelta l’ha già compiuta e resiste alle tentazioni della vita “borghese”. Tuttavia dinanzi ad esse, per le quali non esistono strategie “a tavolino” migliori di altre, vi è uno strumento tangibile che ci aiuta nella crescita: la Comunità di cui facciamo parte. Essa rappresenta una sorta di dinamo che permette un movimento coordinato ed efficace delle singole persone, un fuoco alimentato dalla legna che ogni singolo porta, il perno della nostra militanza e al tempo stesso non affatto semplice da costruire e mantenere. Cardine delle azioni e dei discorsi dei singoli militanti, essa si fonda sui sacri valori della Tradizione che quotidianamente necessitano di essere vivificati.
All’interno di essa deve vigere l’armonia tra il lavoro militante e la crescita personale, che si realizza attraverso il confronto sulle rispettive esperienze personali. In questa maniera si compie una ripulitura dalle scorie che il mondo moderno deposita addosso, determinando momenti di crescita in cui ognuno si toglie le rispettive maschere, ponendosi per ciò che veramente è.
In questi anni abbiamo conosciuto tanti ragazzi che hanno intrapreso altre vie esistenziali o semplicemente chiuso con un’esperienza di questo tipo, per tornare ad una vita “comune”. Anche se per molti questo può essere interpretato come un fallimento del singolo o un “gettare la spugna”, per noi è un rendersi conto di ciò che si è e si vuole. Probabilmente la strada un tempo intrapresa, quella del sacrificio militante, non è più per lui sostenibile.
Ma per chi invece continuerà, dinanzi alle inevitabili cadute che si presenteranno lungo il cammino, la vicinanza dei propri simili rappresenterà un sostegno per rialzarsi, in cui l’imperativo sarà “non esistono colpe ma solo azioni da riscattare”. Una battaglia individuale e comunitaria allo stesso tempo, da compiere giorno dopo giorno.