E se Morgan si paragona a D’Annunzio…

(a cura della Comunità Militante Furor)
Figlio del moderno, della confusione, della sovversione. Morgan, il più ordinario tra gli strampalati che animano il dibattito pubblico italiano, trova lo slancio emotivo di paragonarsi a Gabriele D’Annunzio. Il frequentatore del vuoto pneumatico dei talent e della “Milano da bere” si accosta a qualcosa di inarrivabile.
Pur respingendo la prospettiva di analisi manichea, non possiamo che restare tramortiti dalla facilità con cui si rimescola e livella la storia. Non è Morgan a farci “ridere” (è uno tra tanti in un mondo di pagliacci), ma la possibilità che si possano appiattire delle qualità umane che nulla hanno in comune, spiriti agli antipodi, visioni ed esempi incomparabili.
Oggi, quando la verità si nasconde, tocca a noi restare lucidi e saldi per riconoscere e stanare il nemico, che tutto confonde e trascina verso il basso.

(tratto da www.repubblica.it) – Milano, Morgan dopo lo sfratto: “Scrivo ai ministri ma nessuno risponde. D’Annunzio e Leopardi una casa l’avevano”

In occasione della presentazione del Premio Tenco a “Germi”, il locale milanese del leader degli Afterhours Manuel Agnelli, Morgan è tornato a parlare con i giornalisti delle sue vicissitudini personali, dopo essere stato obbligato, tre mesi fa, a lasciare la sua casa di Monza. “Nessuno si muove, nessuno fa niente: né il ministero, né la Siae. Ho comprato un monopattino e il giorno dopo hanno vietato pure quello”, racconta Morgan. Che aggiunge: “Se vivo davvero con gli scarafaggi come apparso sui giornali? Ma no, era una licenza letteraria”