Quella bandiera che a piazza San Giovanni non doveva esserci: quella Catalana

Abbiamo già avuto modo di criticare negativamente la “rivolta catalana”. E continuiamo…
Tutti sappiamo che a piazza San Giovanni c’era una bandiera che dal nostro punto di vista non avremmo mai portato con noi né tantomeno accettato di manifestarci accanto. Ma poco c’è da scandalizzarsi e stracciarsi le vesti: essa rappresenta il carattere generale di una manifestazione che, apertasi con i proclami di Oriana Fallaci, non può altro che essere espressione di un atlantismo filosionista, segno distintivo dei sovranismi firmati “Steve Bannon“.
Questo dato però non può esimerci dal dare qualche altro colpo meno distruttivo ma più costruttivo. Dopo il tiro con l’arco, la cui freccia si spera che nel prossimo futuro possa centrare il suo bersaglio, una bella botta con la clava potrebbe forse sortire l’effetto immediato di drizzare le gambe a tanti militanti in buona fede che sabato 19 ottobre hanno entusiasticamente invaso piazza San Giovanni.
La bandiera che dal nostro punto di vista lì, da subito, deve essere gettata e categoricamente non accettata è la bandiera della Catalogna.
Eh sì, perché la Destra italiana deve fare chiarezza da subito su questo tema o meglio chiarirsi le idee prima che le acque si intorbidiscano più di quello che già non sono. 
Un movimento di destra – per non dire un movimento politico di ispirazione tradizionalenon può e non deve abbracciare le istanze indipendentiste della qualunque. Non può e non deve innanzitutto perché non può sempre valere la regola “il nemico del mio nemico è mio amico“, perché – se a volte può essere una scelta strategica di real politik – spesso si rischia di perdere una visione d’insieme che è l’unica capace di mettere un movimento nelle condizioni di prendere una decisione che sia ispirata dai principi di ordine tradizionale e cioè una decisione presa dall’alto, dal centro di una vetta dalla quale gli orizzonti si posso allargare. Per questo motivo non può valere il trenino “Palestina-Irlanda-Catalogna: non tutti i ribelli dell’ordine costituito sono da considerare rivoluzionari nel senso tradizionale del termine. E non tutti i nazionalisti possono essere considerati sul nostro stesso fronte. Altrimenti si rischia di ripetere l’errore degli Ucraini del Donbass: camerati che sostengono se non addirittura combattono con i nazionalisti per salvaguardare l’atlantismo
C’è infatti una questione di principi da presevervare: un movimento politico d’azione tradizionale deve prediligere il concetto di Stato a quello di nazione. E una visione imperiale dell’autorità statale può presupporre senza contraddizioni il principio “uno Stato più nazioni“. E allo stesso tempo una visione imperiale dello Stato se può, o anzi deve, favorire le autonomie non può ammettere le indipendenze. Più il centro è forte e meno ha bisogno di essere totalizzante e onnipresente, per cui il concetto di autonomia e di pluralità è confacente con una visione gerarchica e organica dello Stato. Tendenze indipendentiste invece non possono fare altro che rinnegare il centro
Per cui, se questo centro la Destra italiana lo vuole riconquistare e ricostruire, lentamente forse invano ma almeno con i giusti obiettivi e la corretta direzione, deve sciacquarsi le idee e cacciare dalla piazza la bandiera della Catalogna. Solo così faremo passi avanti verso una costruzione coerente di idee e visione del mondo, solo così forse, un giorno, si riuscirà a cacciare a pedate anche l’altra bandiera, vessillo di morte e soprusi