• CODREANU OGGI • attualità politica dell’esempio della Legione – 4

Il tradimento
Questa breve circolare del 25 settembre 1934 riporta la decisione del Consiglio d’Onore relativamente al “caso Stelescu”.
All’unanimità il Consiglio d’Onore, quello che nei partiti odierni è il Collegio dei Probiviri, sentenzia che il legionario è espulso dalla Guardia di Ferro a tempo indeterminato e che potrà farne ritorno in un futuro lontano, a discrezione del Capitano, soltanto attraverso il sacrificio.
L’accusa a Stelescu è di aver tradito i valori di fedeltà e onore, cardini dell’etica legionaria, avendo ordito due tentativi di uccisione di Codreanu, per fortuna falliti. La storia ha poi dimostrato che Stelescu, accecato dall’ambizione personale e dall’orgoglio, porterà avanti una campagna di discredito nei confronti della Legione e del Capitano, fino al 16 luglio 1936, data in cui fu assassinato dal terribile gruppo dei decemviri presso l’ospedale in cui Stelescu era ricoverato per un problema di appendicite.
La risoluzione di Codreanu e del Consiglio d’Onore è chiara ed essenziale, libera da rancore e sentimentalismi, distaccata. Eppure Stelescu aveva messo in pericolo la reputazione del movimento e la vita stessa del Capitano.
Il militante di oggi, come siamo noi e quelli che verranno in futuro, segua questo esempio di rigore nelle contingenze di poco conto in cui tutti i giorni ci si lascia guidare dall’orgoglio, dall’invidia e dal rimorso – figli dell’ego – ed eviti di innalzarsi ad avvocato di se stesso e, se così non fosse, sappia quantomeno mantenere fede al verdetto che ci si è imposti. Proprio quando siamo chiamati a essere giusti – o a ristabilire un’ingiustizia perpetrata – non possiamo permettere al nostro ego, al nostro coinvolgimento emotivo di prendere il sopravvento: altrimenti non sarà compiuto ciò che è giusto, bensì ciò che è preda di sentimento e passione. Così, anche se siamo stati offesi nell’onore, dovremo mettere da parte il nostro “lato umano” lasciando agire solamente quell’animo che meglio può incarnare la funzione che svolgiamo. Anche questo è nobiltà, ossia quando non è importante la singola persona, bensì solo ed esclusivamente la Vittoria per cui si sta lottando.
Ciò permetterà inoltre, nonostante le offese subìte, che spesso ci accecano, di offrire un’altra possibilità, un’occasione di riscatto a chi si è macchiato di disonore e nefandezze: non stiamo a puntare il dito, ma diamo l’opportunità di risorgere a chi è caduto troppo in basso. Ovviamente tutto questo a prezzo del sacrificio, ossia di un atto che manifesti la profonda aderenza all’Idea e la sottomissione del proprio Ego a ciò che è giusto e ciò che è vero.