“JOKER” visto dal Fronte della Tradizione – recensione e spoiler

(a cura della redazione di AzioneTradizionale.com)
Abbiamo visto l’ultimo film sulla bocca di tutti, che arriva direttamente da Hollywood: Joker.
Non stiamo qui a raccontare la trama, ché tanto la conoscete tutti, oppure la trovate qui.
Non stiamo nemmeno a dilungarci nei commenti tecnici: un film realizzato con grandi capacità e veramente lodevole sotto un profilo artistico, con una fotografia impeccabile, notevole interpretazione del protagonista e musiche azzeccatissime, per non parlare della sceneggiatura coinvolgente e diretta.
Detto questo, ci interessa commentare un breve punto, necessario per chi anche al cinema, così come a teatro o di fronte alla tv, non dimentica di passare ogni “espressione culturale” al setaccio della visione del mondo tradizionale.
Per non farsi fregare, ché col cinema e con l’arte è molto facile, attaccando sui sentimenti e plagiando le menti.
Il personaggio principale, Joker – al secolo Arthur Fleck – rappresenta il cesso della nostra società malata terminale, dove gli uomini scatenano, gettano e scaricano tutte le nefandezze che questo mondo infame sa generare.
Così, i genitori lo hanno trattato come un’arma di ricatto, togliendo a quel bambino la famiglia che ogni creatura merita e praticando violenza sulla sua infanzia; nonostante gli evidenti problemi psicologici, l’assistenza sociale lo sente ma non lo ascolta, somministrandogli psicofarmaci senza un domani, fino a che lo Stato non taglia i fondi per l’assistenza sociale e così Arthur resta senza assistenza né medicine; il lavoro da clown – già di per sé considerato degradante – viene condotto in una compagnia che lo umilia, tra colleghi che lo fregano e lo fanno cadere in trappola, fino a che il capo non lo licenzia; nessuno per strada lo considera, anzi lo utilizza come sfogatoio naturale per la propria sete di violenza e di cattiveria, senza che lui possa difendersi né reagire; infine, ogni suo moto di creazione e di iniziativa – come il suo spettacolo comico – viene stroncato sul nascere e ridicolizzato financo nel principale show televisivo della città.
Così, ogni spettatore – che probabilmente, anche solo in parte, ha vissuto qualche frangente simile a tali circostanze – empatizza con Arthur e con la sua vita di merda, cosicché, quando Arthur diventa Joker, il pubblico è felice e condivide la macabra e violentissima vendetta che proprio Joker conduce, fino a sovvertire l’ordine borghese di Gotham City.
Così, si dipana l’apparente dicotomia in cui si risolve il conflitto, che il film vuole proporci: da una parte la borghesia, la polizia, l’ordine dei ricchi contro i poveri, l’arroganza, la cattiveria immotivata; dall’altra parte, i reietti, gli ultimi, gli sconfitti che si ribellano, la vendetta implacabile e sanguinaria, il caos che fa saltare il banco.
E proprio da qui nasce la nostra riflessione: nella storia del film una terza via non c’è, tertium non datur. Non c’è speranza, non c’è alternativa, non si scampa dalla violenza né dall’una né dall’altra parte. Non si contempla mai una via solare, verticale, dignitosa e virile per rispondere alla cattiveria del mondo. Non c’è mai un raggio di sole che illumina la via e indica la strada. Non c’è mai prospettiva di lotta giusta e bella contro questo mondo che ci annichilisce. Nulla di tutto questo.
E il film è pericolosissimo perché lancia un messaggio solo a chi soffre ma non lotta: la violenza cieca nel caos del buio.
Ma chi si riconosce nel Fronte della Tradizione, anche tra le vellutate poltrone del cinema, tra pop corn e Coca Cola, è chiamato ad affermare proprio che questa semplicista alternativa tra borghesia e caos non è abbastanza, è incompleta, perché la terza via esiste. Anzi, è l’unica che sia reale, oltre ogni illusione del mondo moderno: è il Riscatto, romano e virile, nel nome della Tradizione. Il Riscatto di chi prende coscienza delle avversità della vita così come sono, senza maledire chissà quale destino, bensì rimboccandosi le maniche per risalire la china della vita, per quanto dura e ripida sia.
Magari non riusciremo a cambiare questo mondo, non potremo ripulirlo noi dalla merda che lo pervade. Ma quantomeno questo mondo non cambierà la nostra intenzione solare e la nostra volontà guerriera né il suo sporco potrà contagiarci.