Dove c’è Barilla, c’è Gender

 
Ricordate quando Barilla osò affermare che negli spot pubblicitari avrebbe fatto comparire solo la famiglia naturale? Ed il polverone che si alzò per quelle parole, sincere e di buon senso? Sembra ieri.
Ben presto, però, l’imprenditore fece mea culpa con uno spot in cui, con tono quasi da ipnotizzato, giurava fedeltà alla causa lgbt. Inquietante.
Oggi, la trasformazione è più che completa. Da azienda “retrograda” ed “esclusiva”, Barilla è ormai braccio armato delle lobby arcobaleno.
In collaborazione con Barilla, infatti, il brand di streetwear GCDS ha realizzato una collezione di felpe e berretti che dovrebbe celebrare l’italianità. Contestualmente. l’azienda ha lanciato un pacco di pasta rosa “inclusivo” in edizione limitata. 
Ed infatti il video promozionale, girato ad Hollywood ed ambientato negli anni ’60, sia un’accozzaglia del peggio del peggio (drag queen, influencer, individui dal sesso indefinibile), capeggiato dalla inattaccabile Sophia Loren, riuniti a tavola per mangiare un piatto di pasta al pomodoro.
 

Ora, inutile sarebbe argomentare quanto poco tutto ciò abbia a che fare con l’Italia, ma anche con la pasta e con lo stesso immaginario legato al brand Barilla. Ciò è evidente. Pertanto, oltre ogni finalità di mero marketing, si può cogliere il vero orizzonte di queste operazioni: accreditarsi come “aperti” dinanzi alle centrali che dettano le parole d’ordine e le immagini dominanti nella società odierna, al fine di resettare l’immaginario ed i valori dell’uomo contemporaneo, come abbiamo ampiamente spiegato qui.
 
Dinner’s ready? Si accomodino pure lor signori a tavola, e banchettino fino all’ultimo spaghetto. Ma facciano in fretta, perché molto presto questo mondo “alla frutta” potrebbe crollare, trascinandosi dietro i suoi idoli. Non sia mai che il boccone gli vada di traverso.
 
(notizia qui ma non ne vale manco la pena)