• CODREANU OGGI • attualità politica dell’esempio della Legione – 5

Il problema dell’offesa
Scrive Codreanu in questa circolare del 25 maggio 1935 (Circolari e Manifesti, di C. Z. Codreanu – ed. All’Insegna del Veltro) che «i problemi di onore non interessano più a nessuno» e si «vive in un clima di viltà generale». Già all’epoca il Capitano denunciava un problema nella società del tempo nel ricevere offese a causa della mancanza di senso dell’Onore.
L’Onore è la virtù dell’eroe, l’amor proprio. Culture diverse e tra loro lontane celebrano questo ideale come qualità dell’uomo nobile.
Nella Grecia antica “onore” significava “amore verso se stessi cioè quel sentimento e quella tensione interiore che portavano a realizzare in modo integrale il proprio compito, secondo il precetto apollineo conosci te stesso.
Onoreda non confondere con il “desiderio di onori, sintomo di un attaccamento ai propri interessi, non solo materiali ma anche di vanagloria. Né da confondersi con “orgoglio“, bieca forma di individualismo, che porta a considerarci superiori, migliori di quel che siamo e quindi “degni” di riconoscenza e complimenti altrui.
L’Onore è altro: è dignità, è considerare noi stessi per quel che siamo e pretendere, in primis da noi stessi, di realizzare il meglio che ci è possibile nel rispetto della nostra natura e del senso della nostra esistenza.
Come tutte le grandi civiltà, anche per i romani era forte il senso dell’Onore.
Catone Uticense, uomo incorruttibile e simbolo della libertà contro la tirannia, a esempio, quando fu sconfitto a Utica contro le truppe di Cesare, preferì darsi la morte piuttosto che vivere come un rinnegato. Persino Dante Alighieri non poté collocare Catone nell’inferno, considerando il suo suicidio non come un gesto di estremo sconforto ma come un omaggio a qualcosa di più alto, in questo caso la libertà. 

Altro noto esempio di suicidio per Onore è quello di Yukio Mishima che, per salvare il suo Onore, praticò il seppuku, il suicidio rituale nipponico. Alla base del Bushido vi è infatti il principio secondo cui il guerriero si fa strumento consapevole per il raggiungimento di fini più alti del proprio Io e per i quali si deve essere disposti a sacrificare la propria vita, secondo il principio dell’Onore: l’individuo si sottomette coscientemente e con gioia all’Idea.
Anche, e ancora più, nella società odierna, come già denunciato da Codreanu, il senso dell’Onore è andato perduto e solo pochi uomini preferirebbero mantenere l’Onore piuttosto che trovare fama, denaro o successo attraverso comportamenti sleali e poco onorevoli. Addirittura, per salvare la pelle, molti preferiscono subire umiliazioni e vessazioni: la tolleranza di questi soprusi non ha alcun valore positivo, in quanto non è distacco dal mondo terreno né resilienza in vista della Vittoria, bensì spesso è codardia e, appunto, disonore.
Noi militanti di oggi e coloro che verranno in futuro abbiamo il compito di incarnare l’appello che rivolge il Capitano in questa circolare quando scrive «noi legionari siamo sufficientemente decisi e sufficientemente numerosi per porre un termine a questo stato di cose e far sì che da noi inizi, in tutte le strade della società, una vita romena basato sull’onore».
Onore che non sia ”ansia di onori ma ricerca della perfezione, compimento del proprio dovere sempre, in ogni ambito e ogni aspetto della vita, come il samurai ricercava la perfezione del gesto in maniera distaccata, senza pensare al fine della sua azione in sé ma compiendola nella maniera migliore, consapevole che non può accadere nulla di diverso da ciò che deve accadere.