• CODREANU OGGI • attualità politica dell’esempio della Legione – 6

Non esiste il legionario vile
Nella circolare del 16 dicembre 1936 (Circolari e Manifesto, di C. Z. Codreanu – ed. All’Insegna del Veltro) Codreanu, partendo dalla condanna di chi appende manifesti riconducibili alla Guardia di Ferro senza firmarsi, si scaglia contro i vili esclamando «la viltà mi dà la nausea!».
Oggi i termini “vile” e “viltà” sono poco usati tanto più essi sono diffusi tra gli uomini. Quasi come se la viltà non fosse poi una caratteristica così squalificante… Invece, il monito del Capitano è netto: o vile o legionario. Così, è vile chi fugge dalle proprie responsabilità di studente, figlio, genitore o militante, e non ammette agli altri – né a sé stesso – le proprie colpe, prendendosela sempre con qualcun altro (o con la “società”).
Vile è chi, dietro l’anonimato di un falso profilo social, si comporta da leone da tastiera quando invece nella vita reale non è in grado di aprire bocca. Vile è chi teme l’irritazione di un amico e non lo corregge quando sbaglia; chi volta le spalle al prossimo una persona da cui si è ricevuto tanto ma che ora non è più utile; chi non mette in gioco la sua vita, conservandosi, aspettando il giorno della fine senza mai un moto di rivolta, di giovinezza, di coraggio, di ardore; chi non rischia tutto quel che di borghesissimo ha per un fine più grande, per l’Idea. Vile è chi, nascosto tra le fronde degli alberi, spara al nemico alle spalle perché non ha l’onore di guardare negli occhi chi combatte la propria battaglia senza nascondersi.
Dunque, “viltà” non è solo e non è sempre “paura”. Viltà è anche disonore ed egoismo, è non credere in niente e non essere nessuno. «Il legionario firma ciò in cui crede», il vile si nasconde.
Nella Comunità non ci si nasconde, si lavora su di sé per aprirsi al dialogo e al confronto, mostrandosi per ciò che si è, con le proprie debolezze umane. Nessun vile ha mai cambiato le cose ne ha mai cambiato sé stesso, risvegliandosi dal torpore borghese e vivendo secondo le regole della cavalleria, del cameratismo e dell’onore.
Ovviamente, quando la battaglia politica lo richiede, è opportuno sottrarsi alle attenzioni del nemico, adoperando tenute e comportamenti di basso profilo, ma ciò solo al fine di portare a termine il proprio compito senza i consueti disturbi dei vari nipotini dei partigiani e compagnia cantante. Ma questo non è il caso citato dalla circolare…
Il militante di oggi non deve domandarsi cosa sia peggio tra chi si nasconde per non mostrarsi in tutta la propria piccolezza, o chi invece – abile funambolo di ipocrisia – non prende mai una posizione o la cambia in continuazione a seconda dell’opportunità. In entrambi i casi si è scelto il fronte a noi ostile perché la battaglia per affermare la Verità e la Giustizia non ammette compromessi ma impone di prendere una posizione netta.
Il legionario agisce alla luce del Sole. E’ chiaro, cristallino, netto, un vetro che filtra ma non altera la luce. I torbidi condizionamenti non gli appartengono.
Dunque, noi militanti di oggi siamo chiamati incarnare questo stile sincero, che mette faccia, nome e “palle” nella sua lotta politica quotidiana!