Recensione – Oltre il Muro. Riflessioni sull’Europa a 30 anni dal 1989

Sabato 8 novembre presso la sede di Raido, a trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, si è tenuta la conferenza-intervista ad Andrea Marcigliano dal titolo Oltre il Muro. Riflessioni sull’Europa a 30 anni dal 1989, la quale si è posta in continuità con l’incontro Defend Europe, avvenuto nel corso de La Grande Onda.

La caduta della “Barriera di protezione antifascista” (Antifaschistischer Schutzwall, nome ufficiale del “Muro di Berlino”) fu uno «shock culturale», come subito l’ha definito il relatore-intervistato: sia per i fervidi comunisti, sia per chi vedeva nel comunismo il mostro che avvelenava la civiltà occidentale. Questo, tuttavia, non fu un evento inaspettato, ma un punto d’arrivo. Infatti, l’URSS non fu sconfitta, per lo meno esplicitamente, dagli Stati Uniti, ma dalla propria struttura interna: statica e rigida, incapace di adattarsi alle nuove forme sistemiche. Fu schiacciata dallo stesso soft power americano, dalla sua serpentina capacità di sedurre le coscienze con le false idee di benessere e progresso, a cui l’URSS provò a far fronte con l’ideologia marxista, la quale finì per rimanerne inesorabilmente soffocata. 

Nello specifico, la politica degli USA, in relazione alla Russia, virò con Reagan, che, tagliando corto con il contenimento paziente fino ad allora adottato, cominciò ad osservare una politica del confronto, alimentando la divergenza tra le qualità strutturali delle due parti, a cui i deterrenti sovietici non riuscirono a fare fronte. 

La caduta della Russia portò ad una grande sbornia globalista, dalla cui illusorietà tuttavia, già in tempi non sospetti, ci aveva messo in guardia Julius Evola, per cui americanismo e del bolscevismo non erano altro che due facce della medaglia del decadente materialismo moderno

E così, dallo stallo della Guerra Fredda, si è approdati alle “alleanze geopolitiche a geometria variabile“, citando Paul Wolfowitz – in una dinamicità di forme economico-sociali che ben rappresentano la liquidità tipicamente “post-moderna”, consolidatasi con il nuovo millennio.

Oggi, dopo trent’anni, da una parte, l’Europa, o meglio, l’Unione Europea, è sempre più un soggetto passivo, che subisce le dinamiche politiche mondiali, non esistente che sulla carta, e la Brexit ne è la prova provata; mentre, dall’altra, nuovi soggetti sono emersi.

In questo nuovo mondo multipolare, protagonista è la Cina, il cui turbocapitalismo esterno si concilia perfettamente con un sistema oligarchico autoritario e chiuso all’interno, ed ancora la Russia, che nuovamente si pone come competitor politico e culturale, ma non economico, degli Stati Uniti, forte delle molteplici culture ricomprese nel suo seno, con cui riesce costantemente a dialogare. È in questo nuovo scenario che gli USA sono costretti a fare la voce grossa, quasi vedessero minacciata la loro egemonia.

Andrea Marcigliano ha infine concluso tornando sull’inganno di Steve Bannon, tessuto secondo le regole della strategia trumpiana di imporsi come unico grande interlocutore commerciale di tante piccole parti contrattuali: obiettivo reale alla base del suo divide (l’UE) et impera (l’Europa).