Vervoort, eutanasia a 40 anni: cosa ci ha insegnato, nonostante tutto

(a cura della Comunità Militante Furor)
Marieke Vervoort, l’atleta plurimedagliata nella corsa in carrozzina, che dall’età di 14 anni soffriva di un’incurabile malattia muscolare degenerativa (la malattia l’aveva portata alla paralisi e a continui attacchi epilettici) ha scelto da poche settimane di mettere fine alla sua vita. 
Il tema dell’eutanasia e della malattia è un tema molto delicato, da approfondire in maniera seria, ma soprattutto distaccata. 
Distaccata dalle turbolenze sentimentali che potrebbero scaturire nel leggere la storia di determinate persone che hanno dovuto convivere con tale sofferenza; stessi sentimenti che vengono ben manovrati troppo spesso dai media con l’intento di farci accettare tutto ciò che va contro la vita (eutanasia, suicidio assistito, aborto). 
Nella fermezza della nostra visione, che è quella di affrontare tutto ciò che ci capita nella vita come una battaglia, come una prova da affrontare con onore, come una possibilità di ascesi. Di questa vicenda, infatti,  ci piacerebbe sottolineare più che l’ultima decisione (dettata magari dalla tanta sofferenza) dell’atleta Marieke, rimbalzata sui giornali con l’intento di professare ancora una volta il culto della resa, tutto il percorso di lotta che ha dovuto affrontare questa ragazza da quando aveva 14 anni. Perché in tutti questi anni, seppur le sue vittorie magari non attiravano i riflettori quanto la notizia della “resa”, ha saputo (in parte ?) dare quell’esempio al quale ci rifacciamo. Ha saputo reagire dinnanzi alla malattia e andare avanti a testa alta, arrivando a conquistare anche importanti vittorie, utilizzando lo sport come arma per affrontare questa dura battaglia, dimostrando carattere e gioia di vivere, nonostante tutto
Molte persone mi chiedono come sia possibile riuscire a ottenere risultati così buoni e continuare a sorridere nonostante il dolore e i farmaci che mangiano i muscoli. Per me lo sport e la corsa su una sedia a rotelle è una specie di medicina“.
Lamentarsi non serve a niente. Apprezzate le cose che riuscite a fare, e rendetevi conto della vostra ricchezza.”

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