• PENSIERI DI MARCO AURELIO • carattere romano, stile militante – 10

Pensieri – Marco Aurelio – LIBRO IX
Che c’è di male o di strano se l’ignorante agisce da ignorante?
Guarda piuttosto che tu non debba incolpare te stesso per non esserti aspettato da lui la colpa che ha commesso, perché i mezzi sufficienti per capire che con ogni probabilità l’avrebbe commessa, la ragione a te li aveva forniti, eppure te ne sei scordato e ora ti meravigli che l’abbia commessa. (..)
Chi intraprende un cammino di Formazione, che passa necessariamente per lo studio della Dottrina, comincia a guardare il mondo che lo circonda con lenti diverse, che meglio filtrano l’illusione della modernità e consentono di meglio discernere un retto agire da un agire deviato
Viceversa, come potremmo pretendere questa capacità di discernimento da chi non spende questa vita per incamminarsi nel solco tracciato dalla Tradizione? Se pensassimo che una vita spesa tra divano, aperitivo, sesso e lavoro permettesse comunque di poter “leggere” questo mondo con lucidità, allora dovremmo dire che la Formazione non è necessaria, che se ne può fare a meno. E saremmo altri pesci muti della democrazia, che tutto equipara e tutto legittima.
Invece, legati al simbolo del contadino, sappiamo che raccoglie solo chi semina e coltiva.
Non potrebbe essere altrimenti.
Così, chi per grazia ricevuta ha l’intenzione di aderire alla Tradizione e quindi dimostra la volontà di approfondire e interiorizzare la Norma, deve esser consapevole del deficere altrui e deve pertanto prevedere il suo deviato agire e impostare la propria azione di conseguenza.
Il militante sul Fronte della Tradizione, forte del percorso di conoscenza (comunque teorica e non – ancora – spirituale), deve agire con distacco amorevoleper essere da esempio a tutti coloro i quali stanno attorno a lui, che ignorano il retto agire, senza biasimarli né stupirsi per il loro vano – e tutto moderno – agitarsi.