Facebook Pay: la moneta sei tu

(a cura della Comunità Militante Raido)
La comodità di pagare dove vuoi col nuovo Facebook Pay, rinunciando solo a una cosa: la tua privacy
Un tempo era il luogo (ma lo è mai stato veramente?) della libertà di parola e di espressione. Quel luogo, magico e fatato dove tutto sembrava possibile, era Internet. Sempre che questo sia mai stato vero, dobbiamo in ogni caso registrare una progressiva, ma inesorabile, restrizione di questi spazi di libertà (vera o presunta). Non parliamo stavolta della pratica censoria e pseudo-democratica dei Social Network che cancellano e limitano il diritto di parola a chiunque non la pensi in maniera politicamente corretta. Stavolta parliamo di una novità, abbastanza annunciata del resto, che segna un altro punto in avanti nella restrizione di questi spazi: Facebook Pay. Il colosso di Mark Zuckerberg, infatti, ha deciso di trasformarsi in un servizio di pagamenti digitali. Trasferire denaro, pagare bollette o fare acquisti online: quello che fino ad oggi è stato pensato solo come un aggeggio per chiacchierare o tenersi informati sul mondo, sta diventando molto di più. Troppo di più.
Infatti, Facebook si trova in una posizione di stridente monopolio che qualunque authority seria in materia di antitrust dovrebbe impedire: da un lato detiene i dati (big data) ed è proprietario dei canali di comunicazione, dall’altro si pone come fornitore di servizi (intermediario) dei pagamenti. Ha le mani, in parole povere, sui due flussi della ricchezza: quella materiale e monetaria e quella informativa, unite fra loro da una conoscenza perfetta e orwelliana della abitudini di mezzo mondo, anzi di quasi tutto il mondo che accede ai suoi servizi: perché oltre a Facebook l’ecosistema detenuto dalla holding di Zuckerberg è molto più ampio.
Si potrà obiettare che, volendo, al colosso americano si può sempre rifiutare di raccontare le proprie abitudini. Ma scommettiamo che la comodità di usufruire di quei servizi si trasformerà, a breve, in una necessità? In un sistema dove tutti utilizzano per esempio un dato sistema di pagamento, presto o tardi quelli obsoleti verranno rimossi o impediti. Vi ricorda qualcosa? Esatto, parliamo del contante divenuto nel giro di pochi anni peggio della droga o della peste e che come tale va bandito per contrastare il misterioso fenomeno dell’evasione fiscale (che, dati alla mano, è dovuto al 90% dalle azione dei grandi capitali apolidi e virtualizzati ma tant’è…).
Alla fine, fateci caso, è tutto il web che va nella direzione di una personalizzazione univoca dell’identità. Non ci si può più nascondere dietro un nickname o dietro il maldestro tentativo di non raccontare proprio tutto di noi, perché dove non arriviamo noi singoli individui ad auto-schedarci, ci pensa il Facebook di turno, al quale bastano pochi dati per istruire dei modelli predittivi su ognuno di noi, arrivando – e non stiamo scherzando – ad anticipare il futuro delle nostre azioni, con margini di errore via via più bassi.
Tornando al tema della “schedatura” via via in atto sul web diciamo che, oltre a quella poliziesca fatta ai fini del controllo giudiziario o politico, in tutto quello che ha una estensione telematica prevediamo che si arriverà a protocolli di identificazione simile alle Pec visto che le identità digitali sono sempre al centro di dinamiche relazionali e di commercio (es. Facebook Pay). Non crediamo di essere dei catastrofisti nel prevedere che un giorno anche per aprire una casella e-mail, sarà necessario identificarsi con un documento alla mano.
Così da luogo “libero” (le virgolette sono d’obbligo) il web sta diventando l’architrave di un sistema burocratico e di controllo dove ogni pervasività è monitoraggio è accettato in nome dell’utilità che rende tutti stupidi e acritici. E’ il nuovo paradigma: un tempo era “l’ha detto la TV e via a comprare oggetti inutili o a credere alla costruzione della verità da parte del Potere. Oggi è il web, molto più silente e pervasivo.