Bebè a bordo? Non so, me lo dice lo smartphone

(a cura della Comunità Militante Raido)
Premessa doverosa: questo commento non apporta alcun giudizio salomonico su queste vicende, che costituiscono disgrazie da rispettare e tenere a mente, nel pieno rispetto delle famiglie coinvolte.
Il mese scorso, con l’approvazione della legge e l’emanazione del successivo decreto attuativo, la tanto chiacchierata legge “salva-bebè” (Legge 1 Ottobre 2018, n.117)  è realtà.  
Partiamo da alcuni numeri: solo in Italia negli ultimi 10 anni sono morti 8 bambini perché dimenticati in auto sotto il sole dai genitori, vittime in via teorica di “amnesia dissociativa”. Nel Stati Uniti tale fenomeno è assai più diffuso: circa 380 morti a parità di periodo (52 solo nel 2018). 1 decesso ogni 10 giorni.
Stando a questi dati ci si potrebbe chiedere se il nostro paese sentisse il bisogno dell’ennesima legge che deve sopperire a mancanze certamente non di carattere legale. Eppure l’Italia è il primo paese al mondo ad aver emanato una legge per questo assurdo fenomeno, perseguendo l’obiettivo lodevole di azzerarne gli episodi.
Ma cosa dice questa legge nello specifico?
L’obbligo di installazione di dispositivi per prevenire l’abbandono dei figli fino al quarto anno di età nei veicoli chiusi. E le sanzioni pecuniarie per chi non si dota di tali dispositivi non sono affatto esigue. 
Colpisce sicuramente il fulmineo iter legislativo che trova d’accordo, salvo poche eccezioni, tutta l’opinione pubblica e le fazioni politiche, con il governo che approva anche incentivi per più di € 16 milioni per l’acquisto dei dispositivi da parte delle famiglie.
In pratica per salvare i bambini dalla “disattenzione” dei genitori, sempre più alienati da un mondo alienante e sempre più presi da mille impegni e attività per arrivare a fine mese, la risposta è stata una legge che sanziona e che obbliga all’acquisto di dispositivi e sensori collegati ad app e smartphone .
Più che gioire per una conquista legale sarebbe corretto parlare di fallimento.
Eh sì, perché la domanda era anche giusta: “ci sono padri e madri, nonni, babysitter o, in generale, adulti che dimenticano il minore di cui hanno la custodia in auto; come possiamo aiutarli?“.
Ma la risposta è stata terribilmente sbagliata
Sanzioni e tecnologia… deresponsabilizzazione della vita umana, schiavitù tecnologica e terrore della sanzione economica. Simile – ma non identico – è il caso degli autovelox: le persone non guidano piano perché credono nel rispetto del codice della strada o hanno in loro una qualche forma di sensibilità civica acquisita ma perché temono la busta verde con la multa a casa. Fatevene una regione e non prendeteci ancora in giro. Non state migliorando l’uomo; lo state solo impaurendo e impoverendo, nelle tasche e nel cuore.
Una giusta risposta, per tornare al tema iniziale, sarebbe potuta essere una politica di responsabilizzazione, così come una politica di alleggerimento della vita degli uomini, sempre costretti a dimenarsi tra infinite ore lavorative, case da mandare avanti, impegni burocratici cui adempiere e poche ore di riposo e di “coltivazione di sé”. 
Forse 3/4 mesi di maternità non bastano ad una madre per ordinare la sua nuova vita?
8 ore al giorno di lavoro saranno un po’ troppe per gestire una famiglia con cura e accortezza?
Forse la pressione di alcuni datori di lavoro nel rientrare alla propria mansione è disumanizzante e il dover affidare a terzi il proprio figlio diventa quasi un obbligo? 
Tanti, troppi “forse” ci sarebbero ancora e, forse, la risposta poteva essere un’altra.
Invece no, l’uomo non ha più doveri e responsabilità; l’importante è che abbia un app che gli ricordi come si comporta un genitore. 
E così ora, un altro fastidioso ostacolo alla vita frenetica dell’uomo del terzo millennio è stato tolto; occuparsi di un figlio e della sua crescita sarà sempre meno faticoso, e in fin dei conti meno importante. L’uomo può tornare a essere spremuto nel tritacarne della vita ordinaria.
La nuova legge parla chiaro: “Tu non preoccuparti di nulla, ci pensa il sensore! Tu hai altro a cui pensare. Produci! Corri a lavorare, sennò non campi! Riposarsi e pensare ai figli? Il riposo non produce“.
Si, deleghiamo le nostre responsabilità genitoriali a uno smartphone, mentre quelle lavorative non sono delegabili e ci fagocitano nel corpo e nell’anima. La nostra memoria cerebrale è oramai superflua; lo sono i nostri ricordi, il nostro tempo e il nostro passatempo, il nostro sguardo e ora i nostri figli. Perché a quanto pare anche la legge ora lo ammette e lo conferma: un bambino lo puoi anche dimenticare, ma un telefono no, quello non lo scorderai mai.