Tutto crolla e l’uomo si scansa

Cascano ponti, crollano case, si aprono gli asfalti e saltano luci e telecomunicazioni.

Tutto questo sorprende. Ma non sorprende per niente. Sorprende solo qualche giorno, fino a che le piogge non finiscono e i media non trovano un altro argomento interessante: vediamo se col Black Friday si parlerà ancora dei viadotti che crollano come castelli di sabbia alla prossima onda…

Non sorprende, dicevamo, ma senza voler fare la solita polemica. Il punto è che questi disastri vengono da ‘lontano nel tempo‘, ma da ‘molto vicino nello spazio: perché l’ignavia e la negligenza tipiche dell’uomo moderno – che sono le cause di questa Italia che crolla – sono storia antica per l’italiano medio, ma questa ferita è diffusissima nella quotidianità, ne siamo circondati. 

Infatti, non è forse proprio dell’italiano medio contemporaneo la mancanza di qualsiasi prospettiva di lungo termine? Quell’italiano che vive alla giornata, tutt’al più al mese, che si accontenta e non programma. Non ha progetti, non si impegna per il futuro, se ne frega di quel che accade domani. Rate (semmai le pagasse), rapporti estemporanei, mai un momento per fermarsi e chiedersi: “ma cosa ci faccio qui?“.

Quest’uomo dilapida l’Eredità dei Padri e lascia debiti e crolli a quelli che verranno. Chi pianta noci non mangia noci dice un nostro amico siciliano e in questo aforisma c’è tutta la verità disarmante di questa vicenda: chi vuole costruire qualcosa destinato a durare nel tempo, qualcosa che sa di eternità, non deve pensare a godere dei frutti del proprio lavoro perché probabilmente non li vedrà mai, ma avrà fondato il futuro del mondo che verrà, con sforzo disindividualizzante e autentico coraggio e amore da Padre.

Invece, guardateli questi uomini di oggi: avviluppati sul godimento animalesco di quel poco che hanno ora, hanno dimenticato che siamo nati per ricevere e per trasmettere domani.

Siamo nati per essere l’anello di una catena ininterrotta dall’Alba dei Tempi, con la fiaccola in mano. Invece, l’uomo moderno è il buco di culo con cui termina il colon infiammato di un corpo malato: tutto finisce con lui. E finisce nel cesso.

Se veramente il politico – che è uomo, o almeno dovrebbe esserlo – avesse a cuore la trasmissione, l’Eredità da trasmettere, l’azione impersonale e il dono, si preoccuperebbe di stanziare oggi i fondi per il risanamento che domani sarà completato. Oggi, questo politico dovrebbe mettere da parte le misure estemporanee acchiappa-voti per investire risorse (e chissenefrega del deficit imposto dai tecno-burocrati europei) nella messa in sicurezza delle infrastrutture, dove ogni anno muoiono italiani. Ma serve la capacità di saper guardare lontano nel tempo, serve mettere a disposizione e rinunciare a sé per i figli che verranno.

E soprattutto serve l’abnegazione e il sacrificio di chi toglie a sé oggi per fondare il domani.