Sulle orme del Capitano. Resoconto del viaggio di Raido a Bucarest

(a cura della Comunità Militante Raido)

Sin da quando il gruppo che avrebbe poi costituito propriamente Raido non era ancora la “Comunità Militante Raido”, ma un coordinamento di militanti che provenivano da esperienze politiche pregresse, trovammo nei solidi insegnamenti de “Il Capo di Cuib” di Corneliu Zelea Codreanu la prima pietra su cui edificare una comunità che voleva essere ispirata alla Tradizione e legionaria nello stile. 

L’idea di questo viaggio, nata in noi già qualche anno addietro, trova compimento grazie al contatto e all’aiuto di alcuni camerati romeni impegnati nella salvaguardia dell’opera e della memoria legionaria. Così il nostro viaggio inizia già prima di partire, perché cominciamo ad organizzare una missione che ci conduce già nei nomi e nei luoghi di cui tante volte abbiamo letto, mettendoci così sulle orme del Capitano. E quasi sembra di iniziare a respirare un’aria che ci appartiene da sempre, pur non avendola ancora materialmente mai vissuta.

Non sono molte, in realtà, le “orme” ancora visibili di quei giganti che rispondevano al nome di legionari o guardisti. Decenni di comunismo hanno cancellato quasi tutto in Romania, e chi andasse in cerca di una “Predappio” del legionarismo rumeno resterebbe deluso. Ma questo è anche propedeutico a spogliare un viaggio del genere da ogni vago sentimentalismo che l’attaccamento alle forme potrebbe indurre. Non sarà con gli occhi o col dito fisso sulla fotocamera che viaggeremo, ma con l’occhio del cuore, ben orientato a captare in quei luoghi la presenza viva e vegeta di Codreanu e dei suoi uomini nuovi.

Partiamo con la Casa Verde. La sede edificata col sudore e la fatica dei Legionari, Codreanu in primis, è un edificio anonimo che in nulla ricorda – tanto meno nel colore – che esso fu il nido (cuib) di un movimento nazionale e radicato in tutti i gangli della società rumena. C’è poco da dire, perché la città ha qui (con sommo dispiacere del Capitano) “vinto sulla campagna”, come soleva dire Lui per affermare che lo spirito anti borghese doveva invece prevalere su tutto ciò che era informe e corrotto: per l’appunto, la città.

Quindi, la meta più importante e attesa: la commemorazione per il Capitano Codreanu. La giornata è fredda e la pioggia non smette di battere, incessante. Ci dirigiamo verso il bosco di Tancabesti, nella piazzola a bordo strada, dove 81 anni fa Corneliu Codreanu venne assassinato vigliaccamente insieme a tredici legionari, mediante strangolamento. Qui i corpi vennero sepolti, ma non prima di aver loro sparato per simulare una fuga. Sempre qui, qualche giorno dopo, i gendarmi tornarono per completare l’opera: rendere irriconoscibili i corpi gettandovi acido solforico e calce e creando una lastra di cemento per impedirne il disseppellimento.

Oggi su questo luogo maledetto dall’odio di bestie dalle apparenze umane ma benedetto dal sangue versato da questi martiri, sorge una grande croce di legno su cui sono incisi i nomi dei caduti: al centro quello del Capitano. Ogni anno qui, si svolge una commemorazione che mescola il rito religioso a quello politico, dove il pope ortodosso svolge una funzione militante, e dove il militante-legionario svolge una funzione religiosa: è la mistica legionaria che unisce i morti coi vivi, che sacralizza la politica e politicizza la religione.

La commemorazione non è unitaria, perché diversi sono i gruppi che si richiamano al legionarismo e ci pare aver compreso non sempre corra buon sangue fra loro. Tuttavia, con ordine e rispetto, ogni gruppo svolge la sua commemorazione e a fine giornata ne conteremo sostanzialmente tre, al netto delle veglie notturne. Su tutto vigila la polizia, in maniera molto disinteressata in realtà, più preoccupata a garantire la viabilità stradale che altro, vista la collocazione sul ciglio della strada di questo luogo. Pure, ci assicurano i militanti locali, non mancano periodici e saltuari problemi con le autorità al fine di ostacolare il sereno svolgimento della manifestazione.

In questa occasione notiamo anche delle persone anziane, ma arzille. Non serve chiederlo, perché hanno negli occhi l’entusiasmo e lo scintillio di chi, in qualche modo, partecipò all’esperienza legionaria. Ci fermiamo a parlare con uno di questi. Non ebbe l’età per aderire in tempo al movimento legionario ma, paradossalmente, divenne legionario nei primissimi anni ‘50 quando da universitario e inconsapevole dissidente si ritrovò a condividere per qualche anno la cella con molti legionari poi incarcerati dai comunisti sovietici. Dei legionari condivise l’esperienza più drammatica e creatrice di cui pagine bellissime e dolorose è piena l’opera di Codreanu: il carcere. Qui divenne legionario e tale rimase durante tutto il periodo della dittatura. Fu grazie a persone come questa che nel 1989, crollato il regime, il fiore della Legione poté rifiorire, almeno nella memoria e nei cuori di chi aveva conservato così gelosamente quel ricordo.

E durante la commemorazione abbiamo anche la fortuna di imbatterci in una vera e propria reliquia. La bandiera originale, cucita a mano, di un cuib di Totul pentru Țară, il partito legionario sorto dalle ceneri della disciolta Guardia di Ferro. E’ la bandiera di un cuib il cui Capo venne assassinato nel 1939 dai gendarmi, nel momento di massima e più violenta repressione del movimento legionario voluta da Re Carol e la sua amante Magda Lupescu. Una reliquia, appunto, perché sopravvissuta nel segreto di chi l’ha fanaticamente custodita per oltre cinquant’anni e le ha restituito l’onore di sventolare a fianco della croce dove giace in spirito il suo Capitano, ed al cui fianco ogni 30 Novembre ora sventola fiera e libera dai vincoli della morte terrena.

Il viaggio prosegue l’indomani con una visita alla Chiesa di Gorgani. Non è una chiesa qualunque, ma una chiesa cara ai legionari di ieri e di oggi perché vi si recava costantemente Codreanu per le sue preghiere. Un luogo molto carico, dove la dimensione religiosa e quella politica si fondono nei riti della Chiesa nazionale romena. Non a casa ci capitiamo il 1 Dicembre che è la festa nazionale romena. Ad attenderci tantissimi camerati romeni che partecipano alla funzione prima di intraprendere una delle tante azioni politiche che quel giorno scandiranno l’agenda militante di tanti gruppi nazionalisti rumeni.

E’ una chiesa calda e accogliente. Strapiena all’inverosimile, dove le colonne e i pavimenti in legno sembrano trasudare l’eco lontano di preghiere di lotta e di vittoria. E l’omelia tradisce il legame di questa chiesa col movimento legionario e coi suoi martiri, visto che l’invocazione ai caduti per la patria romena è tutt’altro che velata.

Si conclude così un viaggio breve ma, intenso. Un viaggio che ci ha condotto sulle orme del Capitano fino a farci scoprire che quel viaggio non era iniziato quando atterrammo due giorni prima nell’aeroporto di Bucarest, ma molto tempo addietro. Quando, cioè, ci imbattemmo in un libretto apparentemente manualistico e breve, ma denso in realtà di un insegnamento rivoluzionario che, da solo, basterebbe a trasformare un uomo qualunque in un eroe ove applicato fino in fondo. Quel libretto era “Il Capo di Cuib”, e quell’uomo divenuto eroe e martire era Corneliu Zelea Codreanu. Quelle parole e quell’esempio, risuonano per l’eternità.