Il pesce puzza… ma queste sardine di più!

Nota della Redazione: come le rivoluzioni colorate, come questi strani assembramenti pseudo-spontanei che si formano nei paesi non (ancora) occidentalizzati, dove l’Occidente lavora per spodestare i leader nazionalisti (vedi Iran, Venezuela, paesi dell’Est Europa, etc.), anche in Italia queste “sardine” hanno molti lati oscuri.
Inoltre, quando la maggioranza ha bisogno di manifestare contro la minoranza, forse tanto “maggioranza” non è. O almeno, non ha la coscienza a posto.

(a cura della Comunità Militante Raido)

Sardine e dittatura democratica. Storia di un paradosso

Ormai non dovremmo più stupirci di fronte ai cortocircuiti del sistema democratico. La democrazia e i suoi epigoni più agguerriti non perdono giorno per contraddirsi. Più ci addentriamo nel Kali Yuga e più scorgiamo nella democrazia terminale i segni del vedico “governo degli schiavi”

Già Polibio ci ammoniva sulla degenerazione oclocratica della democrazia, che, per la natura stessa delle cose, non può accettare una gerarchia orizzontale e universalmente livellata verso il basso, con il risultato  – all’opposto – di non far altro che creare gerarchie rovesciate, che non hanno nessun valore né merito nello stare in alto, se non la pervicacia, rispetto a tutti gli altri, di perseguire l’abiezione. 

Non stupisce quindi che il nuovo fenomeno della sinistra fucsia al caviale  – quella a cui non può fregare di meno dei diritti dei lavoratori e che il grasso delle macchine l’ha visto solo in qualche film impegnato kazako  – sia il movimento delle “sardine”, un movimento che si pone l’obiettivo di mettere a tacere, badate bene, l’opposizione di governo.

E se su facebook pagine di “democratici” liberalprogressisti riversano tutto il loro livore e la loro superiorità classista su chi, secondo loro, non merita i diritti democratici (Orwell avrebbe detto che “siamo tutti uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”), nelle piazze un branco (o “banco” data la loro natura ittica) di individui uguali e senza idee né personalità protesta per negare il diritto di parola alla maggioranza degli elettori italiani

Nel loro manifesto politico  – solo apparentemente apartitico –   è chiaro il messaggio: << grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare >>. Praticamente una minoranza che accetta solo virtualmente il diritto democratico alla libertà di espressione, salvo poi nei fatti impedirla grazie ad una lotta ideologica che impedisce il dialogo a fortiori. 

Nei propositi delle sardine non c’è dialogo, non c’è confronto dialettico, non sono le ragioni più corrette e di buonsenso a valere nel confronto democratico. No; la maggioranza degli elettori italiani non hanno diritto di parola perché il banco così ha deciso; su quale base? Ovviamente in base al principio razzista e folle che esclude e condanna chi la pensa diversamente, chi mette in discussione la loro missione salvifica contro l’immaginaria “minaccia naZzzista”. In psichiatria esiste una definizione per chi unisce questa fantastica mania di grandezza a deliri di persecuzione: sindrome parafrenica; per costoro l’indiscutibilità delle loro asserzioni è ovvia. 

Queste “sardine”, forti nel numero quanto deboli e disadattati singolarmente, limitano con la violenza la manifestazione di dissenso, anche solo dialettico, di un movimento di opposizione al governo attuale. Non è questo esattamente il modus operandi di qualsiasi dittatura?

Queste sardine, il cui animale scelto ben li caratterizza, non hanno idee, soluzioni o programmi politici. Al confronto democratico oppongono l’infantile reazione delle dita nelle orecchie. Questa massa informe e vile che ha personalità e coraggio solo nel rumore della folla, della massa straripante, non è altro che l’ennesima valvola di sfogo di quella gioventù anodizzata e ammansita con uno sciopero per il clima un giorno e un black Friday l’altro. E mentre la democrazia muore nel ridicolo, tra selfie e mobilitazioni di piazza inconsapevoli, i padroni del discorso fanno i loro comodi. Allora, forse dopotutto non ci troviamo di fronte a dei cortocircuiti ma al perfetto compimento dell’obiettivo democratico, così come è sempre stato teorizzato.