“Sera di Giugno”: in teatro per ricordare Francesco Cecchin (31.01.2020) – recensione

Il 31 gennaio presso il teatro Rosetum di Milano è andato in scena lo spettacolo “Sera di Giugno” che racconta la storia di Francesco Cecchin. Lo spettacolo, si è reso possibile grazie all’infaticabile attività dell’On. Paola Frassinetti e dall’impegno impersonale e gratuito degli attori non professionisti che vi hanno preso parte. “Sera di Giugno” è stato dunque replicato, dopo l’evento dello scorso 17 giugno, quando andò in scena a Roma proprio in occasione del quarantennale del sacrificio di Francesco, a margine del quale pubblicammo queste riflessioni.
 

“Sera di Giugno” racconta in modo asciutto ma a suo modo ricco e senza dubbio emozionante la storia di Francesco Cecchin, un militante di sedici anni del quartiere Trieste-Salario della capitale ucciso vigliaccamente da appartenenti all’estrema sinistra nel 1979.

Lo spettacolo, intervallando in modo vivace e profondo recitato e brani musicali dal vivo, ha messo in scena la goliardia della vita di sezione di quegli anni, tra una canzone di Battisti e un “fatto a mano” e l’ostilità del mondo fuori dalle mura amiche. Il pubblico ha seguito con palpitazione la scena delle minacce ricevute da Cecchin dai “compagni” durante un’affissione serale – episodio realmente accaduto.

Appare singolare – come notò anche la Corte di Assise nel 1981 – la pressoché assoluta mancanza di indagini da parte delle autorità. Infatti, a fare dossier, rilievi ed indagini ci pensarono i camerati di Francesco, soli contro il mondo. Anche questo è stato raccontato da “Sera di Giugno”. In particolare, fu realizzato a Roma nel 1980 un fumetto su Francesco Cecchin, che per l’occasione è stato riproposto in una preziosa brochure che raccoglie anche la testimonianza di coloro che hanno preso parte allo spettacolo.

Il pubblico meneghino, in più momenti commosso dalle parole e dalla musica, ha avuto modo di conoscere e approfondire la storia di un ragazzo giovanissimo morto per l’Idea, e di conseguenza avvicinarsi col cuore al sacrificio di tutti i caduti della eterna guerra santa combattuta da uomini e donne, conosciuti e anonimi, per affermare ciò che è Vero e Giusto contro chi lo nega. 

E se questi ultimi hanno barbaramente reciso la rosa dei 17 anni di Francesco in quella calda sera di giugno, coperti da un sistema connivente che li ha sottratti alla giustizia terrena, allo stesso tempo ne hanno reso immortale il sacrificio. Dopo quarant’anni infatti la bandiera di Francesco Cecchin sventola sempre più alta sopra Piazza Vescovio e indica il cammino a chi ancora sa guardare verso il cielo.