Intervento di RigenerAzione Evola a Brescia – 8.2.2020

(tratto da www.rigenerazionevola.it)
Di seguito, proponiamo un riassunto dell’intervento tenuto da RigenerAzione Evola nell’evento “Nel loro nome”, organizzato in ricordo dei martiri delle Foibe da Azione Studentesca Brescia. Il titolo della conferenza, cui ha partecipato anche Paolo Rada del Centro Studi Internazionale Dimore della Sapienza , era “L’azione tradizionale alla luce del contributo di Evola”.
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Buonasera a tutti,
è un piacere essere a Brescia e soprattutto ospiti di una realtà come quella di Azione Studentesca, in una sede bella e moderna, ma dove si respira uno stile antico, e specialmente in un’occasione come quella di oggi, dedicata al ricordo dei Martiri delle Foibe.
Prendere la parola dopo l’esauriente e qualificato intervento di Paolo Rada non è semplice. Per non rischiare di non essere all’altezza, proverò a trattare l’argomento dell’incontro da una prospettiva diversa, quella più strettamente militante, anzitutto introducendo la nostra iniziativa e lo spirito che la anima.
Per chi non ci conoscesse, R.E. è un progetto nato ormai 6 anni fa, a margine di un convegno organizzato dalla Comunità Militante Raido a Roma per il 40ennale della morte di Julius Evola. 

Una foto del concerto de La Vecchia Sezione tenutosi nel corso della serata

Dopo quella ricorrenza abbiamo cominciato a lavorare sotto traccia e a cavallo tra il 2015 e il 2016 ha avuto la luce il sito web www.rigenerazionevola.it, un sito aggiornato quotidianamente con articoli (attualmente più di 400!) di e su Evola. Sempre sul fronte del web (che, ricordarlo al giorno d’oggi non fa mai male, per noi si caratterizza sempre come mezzo e mai come fine) animiamo una pagina facebook, che è recentemente ripartita da zero a causa del ban con cui ci ha omaggiato la polizia del pensiero la scorsa settimana.
Ma il progetto non nasce per rimanere nella virtualità o comunque nell’astrattezza di elucubrazioni filosofiche fini a se stesse. 
Nemmeno per fare del “gossip evoliano”.
Tutt’altro. R.E. si pone come obiettivo quello di riportare Evola e, soprattutto il suo messaggio, quindi, la Tradizione, di cui Julius Evola è stato un testimone, al centro del percorso di formazione del militante della cd. “destra radicale”, un ambiente che si è perso troppo spesso nella ricerca di improbabili miti originali e non originari.
Non siamo evoliani, né evolomani. Siamo militanti. L’Evola persona ci interessa nella misura in cui egli ci ha indicato una Via. 
Allora ecco che l’opera di RigenerAzione Evola ambisce ad essere una vera e propria opera di militia. Militia culturale, perché no, se intendiamo cultura nel senso più sano, quello delle idee che diventano azioni. 
In quest’ottica militante, e quindi di servizio, non ci sono “bandierine” o “patentini”: operiamo in collaborazione con tutte quelle comunità (come Azione Studentesca) che vedono Evola e la Tradizione come una stella polare, rinunciare alla quale vorrebbe dire in qualche modo tradire.
E’ con questo spirito che abbiamo intrapreso delle iniziative in campo editoriale, partecipando alla pubblicazione di tre volumi: due raccolte di scritti evoliani “Ernst Junger, il combattente, l’operaio, l’anarca (Passaggio al Bosco) e “L’epica dei cieli e dei mari (Cinabro); ed un contributo nel pamphlet di denuncia “Inganno Bannon.
Tornando al tema centrale dell’incontro odierno, ripartiamo proprio dal titolo:
L’AZIONE TRADIZIONALE ALLA LUCE DEL CONTRIBUTO DI EVOLA
E’ utile scomporre questo titolo in tre parti: “Azione”, “Tradizionale”, e “contributo di Evola”.
Azione, perché è la nostra la via. Ma l’azione per essere tale deve essere orientata, altrimenti si risolve in una mera ‘agitazione’: deve quindi rifarsi alla Tradizione
Che, occorre appena accennare, non è conservatorismo, o attaccamento alle forme, che passano con gli uomini e gli anni, ma adesione sempre possibile ed attuale ad un complesso di valori, eterni e universali, perché di matrice spirituale.
Ci troviamo in una sede politica, dove la realizzazione di striscioni, volantinaggi e l’attività su strada, rivolta verso l’esterno, sono il pane quotidiano. Ma chi di voi ha deciso di impegnare le proprie giornate e nottate tra queste mura non lo fa solo perché convinto della giustezza delle battaglie politiche o sociali intraprese da questa comunità, ma soprattutto perché convinto della santità della Battaglia più importante, quella verso l’alto. La Grande Guerra Santa che siamo chiamati a combattere, ogni giorno, nel nostro cuore.
E allora, avvicinandoci alla conclusione, veniamo alla terza parte del titolo. Cioè il contributo di Evola. Non “la filosofia” o “l’ideologia”, attenzione: Evola non come idolo, ma come strumento, supporto, testimone della Tradizione, che ci indica la via per combattere questa quotidiana guerra, visibile ed invisibile. Per questo lungo e duro cammino non serviranno solo solo gli orientamenti forniti da Julius Evola, però. Servirà la limpida luce della dottrina trasmessaci da René Guénon, e l’esempio guerriero di Codreanu, Degrelle e di tutti gli uomini e donne che hanno incarnato la Tradizione nella storia.

Evola sul Monte Cimone di Tonezza, 1917 (in guerra)

Corneliu Zelea Codreanu insegnava che: “L’uomo nuovo non è mai nato da un movimento politico, ma è sempre sorto da una rivoluzione spirituale, da un grande cambiamento interiore.” Se questa rinascita non avviene, il pensiero sarà sempre vano (perchè non sfocia nell’azione) e, parimenti, sterile sarà l’azione (perchè non orientata dal pensiero).
Ed Evola delle solide basi per questa rinascita ce le dà eccome, insegnandoci che: «…prima di pensare ad azioni esteriori, spesso dettate solo da momentanei entusiasmi, senza radici profonde, si dovrebbe pensare alla formazione di sé, all’azione su sé, contro tutto ciò che è informe, sfuggente o borghese». Questa è la consegna rivoluzionaria del Barone. 
Non stiamo parlando di teorie o di filosofie libresche, ma di fare proprio uno stile, vivificare una visione del mondo. A tale proposito, diceva Rutilio Sermonti“Leggendo Evola, io non ho scoperto Evola, ma me stesso, e non esiste dono più prezioso che io abbia mai ricevuto.”
E, Evola ci mostra, non importa “cosa” si fa. Egli, infatti, con la stessa tensione, collaborò con i fascismi, laddove fu possibile, e, dopo la guerra, quando ormai non c’era più un fronte militare da coprire, cercò di indirizzare giovanissimi camerati nella battaglia delle idee, contro un nemico invisibile e, per questo, più forte e subdolo. Evola ci parla del “come”, mostrandoci i punti di riferimento per un’azione integrale e organica, orientata cioè su tre piani: esistenziale; comunitario; spirituale.
L’uomo, infatti, non è un atomo, un mero individuo. La sua natura e la sua funzione sono ben più alte: trasfigurarsi in eroe ed elevarsi dalla condizione bovina impostaci da questo mondo.
Ma uno sviluppo integrale della personalità umana non potrà mai verificarsi se non attraverso il confronto, duro, schietto, con la realtà quotidiana: con la vita. Tale confronto richiede un’attitudine guerriera in ogni azione che si compie.
Alzarsi la mattina in orario, studiare con profitto o lavorare onestamente. Sapersi anche divertire, evitando inutili rigidità. Insomma, vivere, donandosi senza chiedere nulla in cambio, avere coraggio nelle strade ed essere esempio, anche quando nessuno ci guarda e ci fa i complimenti. Ricercare sempre l’Onore e la Virtù. E’ tutto reale, concreto.
Siamo dunque convinti che aver scoperto, grazie ad Evola, un mondo diverso, la Tradizione, veramente alternativo a quello di rovine che ci circonda, aver avuto la fortuna e la dignità di essere venuti a conoscenza di esempi e testimoni di questo mondo, implica l’assunzione di una responsabilità, di un obbligo alla lotta.
E non importa se nell’arco della vita non riusciremo a realizzare pienamente lo scopo per cui abbiamo cominciato a lottare. Quello che conta è non fermarsi mai, perché chi non lotta ha già perso.
In alto i cuori!