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Droni, Eroi e militi ignoti

3 Febbraio 2012 da svizzero

Cominciamo dalla fine. Da un convoglio libico, in fuga da Sirte e composto da oltre cento veicoli, all’interno di uno dei quali si nasconde il colonnello Gheddafi. La mossa è imprudente, il lungo serpente di automezzi viene intercettato da una pattuglia di aerei spia della Nato ed immediatamente bombardato. Ad aprire il fuoco, però, prima dell’arrivo dei jet francesi, è un mezzo diverso da tutti gli altri: un drone Predator. I droni – così definiti volgarmente a causa dello strano ronzio che emettono – sono in realtà unmanned aerial vehicle, letteralmente “veicoli aerei senza uomini”. O, più precisamente, aerei da combattimento autonomi e comandati a distanza. Rispetto ai comuni veivoli spia, i droni non solo riescono a raccogliere immagini e video nel corso delle ricognizioni, ma anche a scagliare missili verso obiettivi di terra. La svolta è epocale: una macchina è per la prima volta in grado di svolgere tutte le funzioni che un tempo venivano affidate a uomini e mezzi specializzati.

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I mormoni vanno di moda, anche alla Casa Bianca

23 Gennaio 2012 da svizzero

Con ogni probabilità lo sfidante repubblicano per la corsa alla Casa Bianca sarà Mitt Romney, mormone. Infatti, dopo Obama (afroamericano), l’America delle minoranze rischia di ritrovarsi con il primo presidente mormone della sua storia. Ma chi sono i mormoni? Trattasi di una delle tante “chiese” (le virgolette sono d’obbligo) nate in America, dall’iter piuttosto burrascoso e decisamente sospetto. Oggi i mormoni negli Usa sono 6 milioni (18 nel mondo) e costituiscono una potente lobby, economica e politica. Così influente da uscire rumorosamente allo scoperto nel 2011, quando venne lanciata la campagna pubblicitaria “I’m a mormon!”, dove molti volti noti dello spettacolo americano, tra cui la creatrice della saga “Twillight”, sorridevano giosi del loro essere mormoni. La politica americana sempre più ostaggio del fondamentalismo pseudo-religioso…

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Danze ungheresi

14 Gennaio 2012 da svizzero

DANZE UNGHERESI. La mitezza selvaggia dei Magiari, musici e rivoltosi, umanisti e pastori rinati dopo ogni sconfitta

di Alessandro Giuli

La grande Ungheria si riconosce ogni anno ai piedi del Danubio, nel gelo ventoso di un’ansa nell’estremo meridione dove si bagna il piccolo paese di Mohács. Qui, nell’agosto del 1526, Luigi II d’Ungheria e Boemia finì macellato (lui dopo una caduta dal cavallo, a sconfitta avvenuta) sotto le scimitarre del turco Solimano I assieme a quindicimila dei suoi valorosi militi. In un colpo solo si spalancarono gli inferi per i tre quinti dell’esercito magiaro, fra cui mille armati di sangue blu e provato onore. Una non sconosciuta tela ottocentesca del pittore Bertalan Székely ci restituisce ancora oggi i focheracci notturni della disfatta, i vapori stigi dove l’anima magiara bevve il suo lungo oblio. Perché in quell’agosto del Sedicesimo secolo, mentre l’Europa vedeva sgretolarsi la sua diga sinistra di fronte all’avanguardia maomettana, l’Ungheria stava morendo non una ma due volte: veniva mutilata nella sua indipendenza dai turchi; si scopriva orfana dell’ultimo suo sovrano legittimo germogliato dai gloriosi Jagelloni (anche padri della Polonia), a beneficio degli Asburgo che da allora, con Ferdinando, avrebbero dominato sugli ungheresi fino all’epilogo della Grande Guerra nel 1918. Intirizzito dal sangue dei suoi figli, il Danubio salutò così il Rinascimento magiaro consacrato un secolo prima dal re valacco-ungherese Mattia Corvino.

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Elogio del Natale

25 Dicembre 2011 da Redazione

Tra tutte le festività annuali il Natale, ricorrenza del Solstizio d’inverno, è certamente quella più “sentita”. Infatti, malgrado l’attuale società sia impegnata a screditare, ridicolizzare e banalizzare ogni ricorrenza sacra con nuove trovate commerciali questo momento ha ancora un’influenza misteriosa sulle persone.

Che le origini del Natale, come festività religiosa, siano radicate nelle culture precristiane e diremmo di origine indoeuropea, è oramai assodato… ciò che spesso sfugge però, al di là del momento astronomico particolare che vede il Sole nella parte più bassa dell’eclittica, è il simbolo molto profondo degli elementi decorativi di questo periodo, l’albero ed il presepe.

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CONSUMISMO, OPPIO DEI POPOLI NELL’ERA DEL NEOCAPITALISMO POSTMODERNO

19 Dicembre 2011 da Redazione

Se mai dovessimo attribuire una definizione che possa sintetizzare le caratteristiche principali e salienti dell’era postmoderna – ovvero quella che è succeduta alla catastrofica Seconda Guerra Mondiale – ricorrendo a un termine o a una categoria dal vasto contenuto semantico, opterei per il neocapitalismo fondato sull’imperio di un Mercato sempre più pervasivo e quasi onnipresente. Sul punto non vorrei essere equivocato: non intendo utilizzare il termine Mercato – con la maiuscola – per designare una sorta di entità astratta, quasi metafisica che trascende le nostre esistenze.

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Il dominio del demonio

8 Dicembre 2011 da Redazione

Quando l’Homo oeconomicus decide di accettare il benessere strettamente materiale e l’annientamento o l’assorbimento ai fini di un uso strumentale di Dio, della religione e di tutto ciò che attiene al sacro, per l’Uomo si genera una sorta di apertura verso il simbolico “mondo degli inferi”, dominato dalle ideologie economiche-politiche moderne.

Goethe affermava che «nessuno è più schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo». Questo principio è particolarmente valido per il sistema monetario vigente. Il cittadino si illude di essere proprietario dei soldi che ha in tasca, mentre ne è debitore.

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Il pianto di Londra sull’assalto alla propria ambasciata in Iran

7 Dicembre 2011 da Redazione

Il Ministero degli Esteri britannico ha citato il “diritto internazionale” per aver reagito chiudendo la propria ambasciata a Tehran e ordinando la chiusura dell’ambasciata iraniana a Londra, quando il governo britannico in molteplici occasioni non è riuscito a proteggere l’ambasciata iraniana.

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Il consumismo: il vero oppio dei popoli

5 Dicembre 2011 da Redazione

Ecco un interessante articolo che mette in evidenza in quale condizione è sprofondato l’essere umano, vittima della materia a tal punto da non concepire null’altro al di fuori di essa.  Volendo ricondurre tutto alla misura dell’uomo, preso come fine a se stesso, si è finiti con lo scendere gradino per gradino fino al livello di quel che vi è di più inferiore, cercando solamente la soddisfazione dei bisogni inerenti il lato materiale della natura umana - ricerca che ben sappiamo risulta essere illusoria poiché crea sempre più bisogni artificiali, vacui e che non è possibile soddisfare.

Se mai dovessimo attribuire una definizione che possa sintetizzare le caratteristiche principali e salienti dell’era postmoderna – ovvero quella che è succeduta alla catastrofica Seconda Guerra Mondiale – ricorrendo a un termine o a una categoria dal vasto contenuto semantico, opterei per il neocapitalismo fondato sull’imperio di un Mercato sempre più pervasivo e quasi onnipresente.

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Quando la speculazione fagocita sé stessa

21 Novembre 2011 da Redazione

In questi giorni stiamo assistendo al fallimento di MFGlobal, in quanto a grandezza esso rappresenta l’ottavo fallimento di tutti i tempi, pari ad 1 miliardo di dollari.

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L’idea del progresso

20 Novembre 2011 da Redazione

Le ideologie del Progresso non vanno oltre il concetto di individuo, inteso come unità astratta, informe, numerica, priva di una qualsiasi qualità che la distingua dalle altre. Moltiplicandosi produce la massa anonima tralasciando la cura dell’uomo, la sua formazione e il suo vissuto interiore. Si è persa di vista la cura della persona intesa come espressione e manifestazione di un principio superiore, la sua dignità di non essere solo corpo e un complesso psico-mentale ma esempio vivente di una visione della vita e dell’esistenza basati su valori che si collocano in una dimensione eterna.

Una volta, molti anni fa, ho tentato di svolgere un minimo di ragionamento con un medico del distretto sanitario presso il quale tutti i genitori dovevano portare i loro bambini piccoli per sottoporli ad una vaccinazione obbligatoria contro l’epatite: perché, a quell’epoca, il mostro da combattere fino all’ultimo respiro (e fino al prossimo contrordine) era l’epatite.

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